12142017Headline:

Aggiornamento regionale Piano Tutela delle Acque. Occasione per rivedere gestione dei suoli, sottosuoli, aria e attività antropiche

Entro il 17 marzo è possibile fare opposizioni scritte sul Piano di tutela delle acque (Delibera Giunta n.11 del 10 febbraio 2017)

11marzo da Medicina Democratica, coordinamento regionale toscano

Preliminarmente MD sottolinea che lo stato scadente delle acque superficiali e sotterranee in Toscana sia un grande fattore di nocività per la popolazione, di spesa sanitaria aggiuntiva, di giornate di lavoro perdute, ecc. Per cui ritiene che l’aggiornamento del Piano di tutela delle acque 2017-2022 debba essere l’occasione fondamentale per rivedere profondamente la gestione non solo dell’acqua, ma anche dei suoli, del sottosuolo, dell’aria ambiente, delle attività antropiche, dall’industria inquinante ed idro-esigente, alla geotermia, all’agricoltura chimicizzata, alla gestione dei rifiuti e dei fanghi di depurazione, ecc. 

Medicina Democratica ritiene che la nuova “zonizzazione” della Toscana, divisa in tre distretti idrografici:

  •  – dell’Appennino settentrionale,
  • – dell’Appennino Centrale
  • – e del bacino del Po

non sia adatta ad un piano di reale tutela delle acque, ma finalizzata ad un futuro di affidamento del servizio idrico integrato ad un unico gestore privato, una volta che – a spese pubbliche, in particolare degli utenti – si sia realizzato il piano dei cosiddetti “tuboni”, per la somma di 766.500.000 euro, piano concepito per “industrializzare” l’acqua e farla circolare assurdamente per tutta la Toscana (si veda la VAS Autorità Idrica Toscana 2014).

Occorre invece tornare alla gestione per bacini idrografici (Val di Cecina, Val d’Arno, Val di Fiora, ecc) onde poter responsabilizzare continuamente amministrazioni locali e cittadinanza alla difesa attenta della risorsa acqua, in termini di non inquinamento, bonifiche rapide ove occorrano, risparmio di risorsa, priorità ai consumi civili.

La qualità dell’acqua in Toscana è gravemente  compromessa.

Arpat afferma che il 90% dei punti di prelievo di acqua potabile da acque superficiali è nelle 2 classi peggiori di qualità, ed in peggioramento. La Regione nel suo documento allegato alla Delibera 11 del 10.1.17 ridimensiona a 547 i corpi idrici a rischio su 850, due terzi. Va un po’ meglio per le acque sotterranee, ma la stessa Regione ammette che “anche per i corpi idrici sotterranei l’obiettivo del raggiungimento del buono stato di qualità ambientale sia ancora lontano”: circa un terzo delle acque sotterranee è di qualità “scadente”.

Le maggiori criticità delle falde sotterranee si riscontrano nella piana fiorentina e nella fascia costiera “tra Rosignano e Bibbona”. Come sappiamo, in questo tratto e in tutta la Val di Cecina, ci sono enormi consumi d’acqua dolce di Solvay che configgono con i consumi prioritari della popolazione. Da decenni i movimenti di difesa dell’acqua e della salute chiedono la costruzione, da parte di Solvay di un dissalatore, da cui la multinazionale ricavi acqua e sale per la sua produzione.

Per quanto riguarda i “corpi idrici marino costieri”, cioè il mare, la stessa Regione ammette che la classificazione dello stato chimico risulta “Non Buona”, sia riferendosi alle acque che ai sedimenti per tutti i corpi idrici marino costieri. Le perdite di rete degli acquedotti ammontano al 43% medio (acqua buona che si perde per strada in vecchie tubazioni, spesso di amianto). Riguardo alle “risorse finanziarie per la gestione e la tutela delle risorse idriche”, il Piano regionale prevede una spesa di 636 milioni di euro, quasi tutte addossate alle bollette (493 milioni). Non un euro è previsto per la dismissione delle tubazioni di amianto, il 6 % ufficiale in Toscana, con punte del 52% a Pisa e del 35% a Livorno.

Il Piano passerà al Consiglio regionale per la discussione, e si spera, la non approvazione.

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