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“Alle origini del ’68: Pisa ricorda i 50 anni dalle Tesi della Sapienza”, un convegno a Pisa il 10 febbraio, la presentazione

Venerdì 10 alle ore 16.30, nella sede della Gipsoteca di piazza San Paolo all’Orto (piazza del cinema Odeon)

L’Università e la città di Pisa celebrano i 50 anni delle Tesi della Sapienza (1967-2017), un documento simbolo di un momento cruciale di elaborazione politico-culturale, oltre che di approfondimento su tematiche più strettamente universitarie, che è considerato il punto d’avvio delle elaborazioni, delle proposte e delle proteste che sfociarono da lì a pochi mesi nel movimento del 1968

7febbraio 2017 di Beatrice Bardelli

La rivolta del ’68 che esplose in Francia nel maggio di quell’anno, passato alla storia mediatica come il “Maggio francese” di cui tutti parlano, in realtà, ebbe origine in Italia, a Pisa, la città famosa in tutto il mondo per avere dato i natali a rivoluzionari della scienza come Leonardo Fibonacci, Galileo Galilei e Bruno Pontecorvo (in realtà nacque a Marina di Pisa). A Pisa i fermenti del futuro Sessantotto erano già maturi l’anno prima. Precisamente nel febbraio del 1967, quando, durante l’occupazione del Palazzo della Sapienza tra il 7 e l’11 febbraio fu scritto un nuovo capitolo della storia di questo Paese attraverso l’originale elaborazione delle cosiddette “Tesi della Sapienza”. “Nel febbraio 1967, in occasione di un incontro nazionale dei Rettori delle Università italiane presso la Scuola Normale di Pisa, rappresentanti di diverse associazioni studentesche organizzarono un’iniziativa di protesta occupando il Palazzo della Sapienza, sede dell’Università pisana. Si discusse a lungo della condizione studentesca e del ruolo sociale degli studenti – scrive Marica Tolomelli nell’introduzione a “Luce sul Sessantotto” pubblicato su Storicamente 5 (2009) , nr. articolo 10 (http://storicamente.org/sessantotto-tolomelli_link2).

Gli argomenti sollevati furono sviluppati in una dichiarazione programmatica, le Tesi della Sapienza (pubblicate su “Il Mulino”, 4-5, 1967), un documento che sulla base di una dura critica al sistema accademico italiano offriva indicazioni su come orientare e organizzare la protesta.

Contro un’organizzazione del sapere divisa in comparti stagni, gli studenti proponevano l’istituzione di Dipartimenti fondati sui principi della interdisciplinarietà e una gestione democratica e paritetica della vita accademica, che coinvolgesse cioè anche gli studenti nei diversi livelli dei processi decisionali. A partire dal presupposto secondo cui all’interno di società capitaliste gli studenti costituirebbero «forza lavoro in fase di formazione», il documento lanciava un appello agli studenti affinché si dotassero di strutture rappresentative analoghe ai sindacati dei lavoratori. Di conseguenza, se gli studenti risultavano una componente sociale assimilabile alla classe lavoratrice, si deduceva che la controparte studentesca – le autorità accademiche – erano parte integrante della classe dominante.

Sulla base di questo passaggio logico si postulava di fatto un collegamento strutturale tra le lotte all’interno dell’Università e i conflitti di lavoro al suo esterno:

«Il movimento […] tiene conto della lotta di classe contro il sistema capitalistico nella sua totalità e ricerca l’unità con tutte le forze che lo contestano in pratica. […] Il movimento potrà giungere in una fase più avanzata a precisare il tipo di società che si propone di collaborare a costruire. Questo compito sarà reso possibile: a) dall’analisi metodica dello sviluppo capitalistico in relazione alla università; b) dalla discussione di base intorno alle tesi sulla scuola; c) dal collegamento con le lotte operaie».

Le Tesi della Sapienza avranno un valore importante nell’orientare in particolare la componente operaista del Sessantotto italiano, una corrente che poneva la classe operaia al centro di ogni processo rivoluzionario e che pertanto sosteneva la necessità di creare “collegamenti organici” tra movimento studentesco e movimento operaio”. Le Tesi della Sapienza furono scritte dopo una serrata discussione, durata giorni, tra i 72 studenti provenienti da diverse Università italiane che avevano occupato il Palazzo della Sapienza di Pisa, cuore pulsante dell’Ateneo pisano.

Il tema del convegno

A quelle “Tesi”, a quel gruppo di giovani studenti che furono capaci di elaborare un documento socio-politico che suggellerà una svolta storica nel rapporto studenti-mondo del lavoro nella seconda metà del Novecento, è dedicato il convegno “Alle origini del ’68: Pisa ricorda i 50 anni dalle Tesi della Sapienza” che si svolgerà a Pisa il 10 febbraio, alle 16.30, nella sede della Gipsoteca di Arte Antica (piazza San Paolo all’Orto alias piazza dell’Odeon) proprio in concomitanza con la data di pubblicazione di quelle Tesi.

L’incontro, aperto a tutti i cittadini, che vedrà intervenire e mettersi a confronto studiosi e testimoni di quel periodo, sarà aperto dall’introduzione degli storici Michele Battini (Università di Pisa) e Giampaolo Borghello (Università di Udine). Seguirà una tavola rotonda allargata a voci e testimonianze, volutamente diverse, che ripercorreranno l’esperienza di quei giorni: Vittorio Campione e Gian Mario Cazzaniga, indicati tra i principali ispiratori delle Tesi, Gliuliana Biagioli, che era tra gli studenti che avevano occupato la Sapienza, e Raffaello Morelli, all’epoca esponente della cultura liberale. Moderatore del dibattito sarà Bruno Manfellotto, editorialista del gruppo “L’Espresso”.

Nel corso dell’incontro sarà, inoltre, proiettato il video dal titolo “I giorni della Sapienza. Appunti per un documentario” che riunisce filmati storici a cura di Lorenzo Garzella e Nicola Trabucco. La giornata vedrà anche la partecipazione del Cinema Arsenale che presenterà, la sera alle 20.30 , il film “Qualcosa nell’aria” di Olivier Assayas che aprirà il ciclo “Intorno al ’68”.

Per l’occasione, l’Ateneo ha deciso di ripubblicare le Tesi in un quaderno edito dalla Pisa University Press come è stato annunciato durante la conferenza stampa tenutasi in Rettorato ed a cui hanno partecipato il prorettore vicario Nicoletta De Francesco, il sindaco Marco Filippeschi, la delegata per la diffusione della cultura dell’Ateneo, Sandra Lischi, l’assessore comunale alla Cultura, Andrea Ferrante, il direttore della Biblioteca Franco Serantini, Franco Bertolucci, e lo storico Alessandro Breccia.

Inoltre, l’incontro del 10 febbraio sarà seguito da un ciclo di iniziative, tese ad approfondire il contesto del ’68, che saranno curate in modo coordinato da Università, Comune, Biblioteca Franco Serantini, Cinema Arsenale e da altri, eventuali, partner. “In programma – è stato detto – ci sono riflessioni su aspetti e protagonisti del ’68 a Pisa e in Italia e vari appuntamenti cinematografici, teatrali ed espositivi, per arrivare tra fine 2017 e inizio 2018 a un convegno di studi che mirerà a inserire il ’68 nella complessiva storia contemporanea italiana e mondiale, approfondendo in modo specifico il ruolo di Pisa”.

Intanto, il convegno di venerdì 10, che sarà curato da un gruppo di studiosi dei dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e di Scienze politiche, è nato per iniziativa dei professori Luca Baldissara, Michele Battini e Alessandro Breccia. Tutte le iniziative ideate e gestite dai diversi enti, con le loro specificità, saranno affiancate e contrassegnate da un logo che, con una grafica ispirata al periodo, evocherà i vari anni, dal 66 al 69, per indicare l’arco di tempo abbracciato dalle attività. “L’Ateneo di Pisa – ha detto il prorettore vicario, Nicoletta De Francesco – ritiene importante promuovere, con la necessaria distanza storica e critica, momenti di conoscenza, non celebrativi, né nostalgici, su un periodo che ha visto la nostra città e la nostra Università come protagonisti centrali e in molti casi anticipatori e pionieristici. L’augurio è quello di poter attivare una riflessione feconda, che, anche attraverso una varietà di sguardi, discipline e arti, vada oltre la specifica occasione della ricorrenza e metta a confronto generazioni diverse e diversi modi di rilettura e comprensione della nostra storia”.

“Cinquant’anni dopo – ha continuato il sindaco Marco Filippeschi – c’è da riflettere su una vicenda importante della nostra storia contemporanea maturata a Pisa. Ma dalla memoria dobbiamo anche trarre qualche spunto guardando al futuro, in una stagione di straordinari cambiamenti, d’incertezze e di regressioni. In particolare sulla partecipazione politica e sociale dei giovani, che è un grande tema, molto stimolante”. E l’assessore Andrea Ferrante ha concluso: “È importante ricordare un passaggio così significativo della storia recente partendo da un evento che ha contribuito ad avviarlo proprio a Pisa. Il quadriennio che va dal ’66 al ’69 ha rappresentato non solo per la nostra città un momento di decisiva trasformazione. È giusto dedicare, anche con metodo critico, una approfondita riflessione a quegli anni visti dall’epoca di oggi”. 

Per il programma dell’iniziativa, consultare il link: alle-origini-del-68-pisa-ricorda-i-50-anni-dalle-tesi-della-sapienza
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