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Ampia intervista sulla congiuntura brasiliana a Joao Pedro Stédile: “L’ex presidente Lula ha diritto a candidarsi alle prossime elezioni”

Il leader del MST e del Fronte Brasile Popolare, João Pedro Stédile, ritiene che la soluzione alla crisi attuale, (la più grave dopo quelle già vissute nel 1930, 1960 e il 1980) dipenda da una vasta articolazione di forze sociali:

“Unite, aiuterebbero a elaborare un nuovo progetto per il Paese”, ha detto.

28febbraio 2018 da Comitato amig@s MST Italia, Rio de Janeiro. Traduzione di Serena Romagnoli

Il Fronte Brasile Popolare è una specie di fronte ampio, composto da 88 movimenti popolari e correnti di partito. Insieme, hanno il ruolo di analizzare costantemente la situazione e delineare gli scenari per le soluzioni. Secondo Stédile, l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva dovrebbe iscrivere la sua candidatura il 15 agosto prossimo, come già annunciato dal Partito dei lavoratori, PT, e correre anche se si trovasse in carcere. Se ciò si verificasse, il dirigente del MST sarebbe a favore della disobbedienza civile:

“L’idea che tutte le persone possano ribellarsi contro le Leggi o i Governi che non esprimono la volontà della maggioranza o che applicano procedure chiaramente ingiuste e disumane, non è una novità politica”, sostiene. “Ha la sua origine nella chiesa”. Nonostante ciò, il dirigente mostra preoccupazione per la situazione e per quanto podrà accadere. “La stragrande maggioranza delle persone non è organizzata. Quindi abbiamo bisogno di unire due elementi: spiegare alle persone chi sono i colpevoli di questa situazione e chi è il loro vero nemico e contemporaneamente, organizzarle per la ribellione”.

  • La situazione politica del Brasile  

Il momento attuale è molto confuso dal punto di vista politico. Ma i movimenti sociali, tanto il MST quanto il MTST appaiono agli occhi della società abbastanza forti e organizzati. A che cosa si deve questo?

JPS:  Il Brasile vive una grave crisi economica, che ha portato come conseguenza una crisi sociale, con la crescita della disuguaglianza, della disoccupazione e della disperazione. Da tutto ciò è scaturita una crisi politica poiché la borghesia brasiliana ha realizzato un golpe mediatico-giuridico-parlamentare per ottenere il controllo assoluto dei quattro poteri, in modo da rovesciare tutto il peso della crisi economica sulla classe lavoratrice. Il paese ha vissuto crisi altrettanto gravi nel 1930, 60 e 80. E tutte ci hanno insegnato che la via d’uscita è di lungo periodo e dipende da un’ampia articolazione di forze sociali che si raccolgano intorno a un nuovo progetto. In questi periodi di crisi, i settori meno organizzati, le masse, sono disorientati. E le organizzazioni politiche, che non abbiano fatto una lettura corretta della congiuntura, perdono anch’esse di rilevanza.  Ci sono molti personaggi pubblici e partiti che non sanno cosa dire. O dicono solo sciocchezze di cui nessuno tiene conto.

Noi abbiamo affrontato molte difficoltà come MST perchè la riforma agraria è paralizzata da quattro, cinque anni, senza reali conquiste. Anche per questo abbiamo impiegato grandi energie nel costruire il Fronte Brasile Popolare, come una specie di Fronte ampio, composto da 88 movimenti popolari e correnti di partito,  per collegarci, analizzare permanentemente la congiuntura e decidere cosa fare insieme. E’ questo che abbiamo fatto negli ultimi due anni. La via d’uscita da questa crisi storica dipenderà anche dalla creazione di un Fronte più grande, che raccolga la maggior parte delle forze popolari, soprattutto quelle ancora disorganizzate. Per ora, queste forze popolari disorganizzate non sono attive,  tuttavia hanno indentificato Lula come il loro simbolo di cambiamento. Dobbiamo anche riuscire ad attrarre verso un progetto di nazione forze sociali che sono ancora isolate. Speriamo che nei prossimi mesi e anni, le masse si mettano in movimento, spinte dall’indignazione e dalla volontà politica di costruire un nuovo progetto di paese. E’ successo in altri periodi della nostra storia e, ne sono sicuro, tornerà a succedere in breve tempo in Brasile.

In alcuni discorsi, sia  a Porto Alegre che a São Paulo, la presidente del PT, Gleisi Hoffmann, e il senatore Lindberg Faria hanno invocato la disobbedienza civile e lo scontro, come azioni adatte al momento. Qual è la sua opinione a questo riguardo e in che modo si dovrebbe realizzare tutto questo?

JPS: Il termine disobbedienza civile  viene dalla dottrina della chiesa e esprime l’idea che tutto il popolo può  ribellarsi contro leggi o governi che non esprimano la volontà della maggioranza o che applichino procedimenti chiaramente ingiusti e disumani. Pertanto non c’è nessuna novità politica. Tuttavia, la maggiore difficoltà perchè questo avvenga in Brasile è che l’immensa maggioranza del popolo è ancora disorganizzata. Quindi, dobbiamo unire gli sforzi, spiegare al popolo chi sono i colpevoli, i suoi veri nemici di classe, le ingiustizie del potere giudiziario e allo stesso tempo organizzarlo per la rivolta. E la rivolta sociale non scaturisce dalla nostra volontà politica, dai nostri discorsi, dipende da fattori psico-sociali che regolano il comportamento delle masse. Ma prima o poi si solleveranno.

Dopo la condanna in seconda istanza, la candidatura dell’ex-presidente Lula è concretamente minacciata. Ci sono pochi margini di risorse giuridiche a disposizione per renderla possibile. Qual è la sua analisi di questo scenario e in che modo, secondo lei, si potrebbe garantire questa candidatura?

JPS: La candidatura Lula è assicurata dalla legge in vigore nel paese. Lui ha tutto il diritto di registrare la sua candidatura il 15 agosto, come ha già annunciato il PT. Lula potrà essere candidato anche se arrestato. Il che spero non accada. E già abbiamo esperienza di candidati che si sono presentati alle elezioni stando in prigione e le hanno vinte. Tuttavia, la politica, il potere dipende dalla correlazione di forze. La borghesia e i suoi burattini usano il potere giudiziario come un potere  arbitrario,  monarchico, su cui la società non ha nessun controllo,  e hanno strappato la Costituzione per poter raggiungere i loro obiettivi. La classe lavoratrice ha un solo spazio per esercitare il suo potere politico, è la mobilitazione di strada. E io penso che da qui alle elezioni le mobilitazioni popolari cresceranno. E esigeranno la candidatura di Lula.

La legalità della candidatura di Lula, alla fine dei conti, dipenderà dal numero dei voti che otterrà. Se lui avesse solo il 10% delle intenzioni di voto, sarebbe già stato dimenticato e abbandonato dai partiti. Succede che il popolo, in modo indiretto, attraverso i sondaggi, sta dicendo che lui sarebbe l’unica salvezza per ricostruire un progetto di paese. Manca ancora però che questo popolo scenda in strada. Dal punto di vista giuridico, basterebbe che i signori giudici – quegli ipocriti che si arricchiscono con  alti salari e aiuto-abitazione e espedienti di ogni tipo per prendersi gioco del tetto massimo di salario degli impiegati pubblici e anche con l’evasione fiscale come è già stato denunciato (i giudici hanno evaso per 300 milioni di reais)… seguissero soltanto la Costituzione.

Credo che ci siano ancora molti strumenti e anche la possibilità di un decreto legislativo approvato dal congresso, che metta ordine in casa… Impedire a Lula di concorrere sarebbe buttare il paese in una crisi ancora più grave per altri quattro anni. Anche le pietre lo sanno.

Un po’ prima dell’impeachment della presidente Dilma Rousseff, in un’intervista,  lei ha detto che, in caso di esito per voi sfavorevole dell’operazione, il MST si sarebbe potuto trasformare in un esercito che avrebbe bloccato le strade federali, paralizzando il paese. Questo non è successo. Che cosa vi ha fatto cambiare idea? Il giorno del voto sull’impeachment alla Camera, c’era a Brasilia un contingente di più di cinquemila senza terra accampati, per attendere il risultato. Ci si aspettava che, a fine votazione,  con il risultato sfavorevole rispetto alla linea del movimento e delle ale di sinistra e progressiste, voi sareste usciti con una marcia attraverso la città per dimostrare insoddisfazione e indignazione per la deposizione della Presidente. Che cosa ha impedito questo?

JPS: Succede che non sempre le nostre intenzioni politiche si realizzino solo perchè ci mettiamo la volontà. Tutto dipende dalla correlazione di forze. Nel caso dell’impeachment, la mia lettura personale è che il popolo non si è mobilitato e non ha voluto difendere la Presidente. Prima di tutto, perchè ha pensato che era solo un problema tra i politici, distante da loro, là a Brasilia. Secondo, perchè la politica economica del governo Dilma era sbagliata e penalizzava i lavoratori e quindi i lavoratori non hanno ritenuto che avesse senso difenderla. Terzo, perchè c’è stata un’occupazione mediatica della Globo e della piccola borghesia giallo-verde nelle strade che ha preoccupato il popolo. Per questo non si sono mobilitati e noi siamo restati solo un’avanguardia, i settori più coscienti. Ora, per fortuna, il popolo sta cominciando a rendersi conto che il golpe non è stato contro Dilma come persona;  c’è stato un golpe perchè la borghesia potesse rovesciare tutto il peso della crisi economica sulle spalle della classe lavoratrice, che sta pagando il conto con la disoccupazione, i bassi salari, la precarizzazione del lavoro, la mancanza di risorse per l’educazione, gli asili, i professori, la sanità, l’aumento della benzina e del gas. Da qui la sua reazione, come ho detto, a favore di Lula.

  • Le prospettive per il Brasile   

Il MST si è spostato praticamente in massa a Porto Alegre per la manifestazione di appoggio all’ex-presidente Lula. Quali saranno le prossime azioni del movimento che lo ha sempre appoggiato?

JPS: Prima di tutto abbiamo sostenuto il diritto di Lula a essere candidato. Ci mobiliteremo per denunciare il suo eventuale arresto, che vogliono il potere giudiziario e settori della borghesia brasiliana,  anche se è contro la Costituzione. La Costituzione è chiara, nessun cittadino può essere arrestato, se non in flagranza di reato, se non è stato giudicato fino all’ultima istanza perchè potesse provare la sua innocenza.

Il STF si è assunto il diritto di legiferare e ha detto che può essere arrestato alla seconda istanza. Ma il STF non è la Costituzione, non ha nessun potere legislativo. La Costituzione dice che ogni potere deriva dal popolo. Quale giudice è stato eletto dal popolo? E a chi ricorrere se questi giudici non obbediscono alla Costituzione? Spero che i ministri del STF riesaminino urgentemente questa questione. La situazione è così ridicola e anti-costituzionale che alcuni di loro hanno detto tra le righe, nella stampa borghese, che scambierebbero la libertà di Lula con il fatto che lui decida di non concorrere alle elezioni.  “Francamente…” – direbbe il nostro amato Brizola!

Ora, in relazione alle mobilitazioni, il MST agisce sempre insieme al Fronte Brasile Popolare. E nella plenaria del FBP abbiamo deciso varie azioni, come la giornata nazionale contro la riforma della previdenza, spero sarà un successo. Poi la mobilitazione nazionale relativa all’8 marzo, la mobilitazione in difesa della candidatura di Lula come questione democratica… E ancora in marzo, avremo il Forum mondiale alternativo dell’acqua, che vedrà molte mobilitazioni in tutto il paese, in difesa dell’acqua per il popolo brasiliano e contro la denazionalizzazione e appropriazione delle nostre risorse da parte della Vale, della Nestle, della Coca-Cola e delle imprese minerarie. Abbiamo costruito anche un calendario di pedagogia delle masse, che chiamiamo Congresso del Popolo. Nei mesi da aprile a luglio, realizzeremo assemblee di tutto il popolo nel maggior numero possibile di comuni. Per ascoltare il popolo, i  suoi problemi, discutere su chi siano i colpevoli e quali le vie di uscita. Da qui trarremo idee, proposte di un programma di cambiamento. Poi in giugno faremo un congresso del popolo in ogni stato e infine, a fine luglio, faremo un congresso nazionale del popolo, in pieno Maracanã, con centomila delegati provenienti da tutto il paese, per costruire un programma unitario di proposte di cambiamento. 

Si è parlato della sua partecipazione a negoziati con vari segmenti della società, per trovare una via di uscita che renda possibile la candidatura di Luiz Inácio Lula da Silva. Come sono andati questi incontri e come è stato ricevuto nei settori più conservatori, per esempio quello delle Forze Armate?

JPS: Come membro del Fronte Brasile Popolare sono stato coinvolto in diverse articolazioni con diversi settori della società brasiliana. Tanto rispetto al diritto di Lula a essere candidato, ad avere elezioni democratiche, come riguardo alla necessità di elaborare un progetto per il Brasile e  di costruire un fronte ampio per promuovere i cambiamenti di cui il Brasile ha bisogno. Non  è facile, ma stiamo avanzando. Abbiamo due grandi difficoltà: come ho detto prima, il popolo, l’ampia maggioranza della nostra popolazione, non  ha rappresentaze formali con cui possiamo costruire ponti. Ripeto il popolo ha trasferito solo su Lula la rappresentazione simbolica della politica.

La seconda difficoltà sono gli imprenditori. Purtroppo il capitalismo globalizzato, controllato dalle transnazionali e dal capitale finanziario, ha distrutto quel che ancora avevamo di imprenditoria nazionale. Ora è difficile incontrare interlocutori tra loro. É difficile trovare tra loro persone pensanti che siano impegnate su progetti di sviluppo della nazione. La grande maggioranza delle imprese, anche quando sono brasiliane, sono gestite da amministratori che non hanno nessuna visione di paese, pensano solo ai profitti e alla percentuale che accrescerà i loro già ricchi salari.  Il nostro amato Bresser Pereira, girando il  Brasile e predicando la necessità di un progetto di Nazione non ha trovato nessuna risposta tra gli imprenditori. Sempre più denazionalizzati, vivono di rendita, preferiscono vivere di royalty e di interessi piuttosto che pensare al futuro. Triste, molto triste!

Che notizie ha della posizione del settore dei militari di fronte al quadro attuale?

JPS: Non sono uno specialista di Forze Armate. Ma ho cercato di capire, studiare e ho i miei interlocutori in quell’ambiente, anche se discreti. Penso che le forze armate brasiliane in servizio riproducano la complessità della società brasiliana. Ossia, non hanno un’unità programmatica, non discutono di un progetto per il paese. Sono governati da una disciplina di guerra in cui tutti obbediscono ai superiori e i superiori non possono esprimere posizioni politiche. Al livello più alto, abbiamo il Ministro dell’Esercito che, con il sacrificio della sua salute, si è mantenuto coerente, cercando di rispettare la Costituzione  e, comprendendo la gravità della crisi nazionale, ha detto che la società brasiliana sembra una nave che sta affondando, senza una guida (lo ha scritto su Valore Economico!). Ma nessuno ha reagito.

Penso che sono coscienti del fatto che i golpisti sono corrotti e che la borghesia che vive di rendita non vuole saperne di un progetto di nazione e del ruolo storico delle forze armate. Questa classe dominante tratta il paese come una colonia; venditori della patria,  sognano solo di arricchirsi con la vendita delle nostre ricchezze naturali, dando via il petrolio, i minerali, l’acqua, la biodiversità, le nostre terre. E alle forze armate destinano solo la missione di basso livello di essere capitães-do-mato,  poliziotti, di occuparsi dei poveri e dei banditi nelle periferie.

Abbiamo bisogno di forze armate orgogliose, che pensino alla sicurezza nazionale, a partire da un progetto di paese, in difesa del popolo brasiliano e non al profitto delle imprese transnazionali. Penso che la maggioranza delle forze armate attive sia contraria alle idee di Bolsonaro. Sanno che il miglior governo per il progetto di paese e per le forze armate è stato il governo Lula. Anche se possono essere molto influenzati dalla Globo e dai media in genere, hanno coscienza e pensano e vedono la realtà del Paese.

Lei crede ci saranno le elezioni in ottobre? Nel caso non ci fossero come reagirebbe il MST?  

JPS: Chiaro, le elezioni ci saranno in ottobre. Il sogno della borghesia è fare le elezioni senza Lula. Ma impedire la realizzazione delle elezioni o adottare formule ambigue come parlamentarismo ecc. getterebbe il paese nella totale illegalità. Nel caos!

La candidatura di Lula ha ricevuto appoggi importanti fuori del paese. Qual è il peso che secondo lei hanno questi appoggi dal punto di vista del nostro scenario interno?

Penso che la solidarietà internazionale e anche le reazioni della stessa stampa borghese internazionale aiutino a rivelare le trame e l’assurdità del potere giudiziario brasiliano. Questo è molto importante. Ma alla fine, quello che cambia il percorso della storia è il rapporto tra le forze interne e per questo è necessario che il popolo entri in campo.

Lei pensa possibile l’unione di tutta la sinistra intorno alla candidatura di Lula?

JPS: Sinistra è un termine generico. Sono tutte le persone che vogliono cambiamenti per costruire una società giusta e egualitaria in cui tutti abbiano gli stessi diritti  e opportunità. La sinistra in genere  viene ridotta ai partiti cosiddetti di sinistra. I partiti seguono i loro riti elettorali, i loro interessi di accumulare forze per i membri di quella sigla di partito nelle istituzioni. E questo è legittimo, tuttavia non sempre rappresentano l’accumulo di forze necessario a cambiare la società. Penso che la sinistra dei partiti abbia tutto il diritto di agire e ciascuno partito avrà il suo candidato presidente. La sinistra, come popolo che vuole il cambiamento si è già unificata intorno a Lula che probabilmente vincerà le elezioni al primo turno.

L’ ex-ministro Ciro Gomes non ha voluto firmare il manifesto di appoggio a Lula, anche se si è pronunciato a sua difesa. E’ possibile portarlo a un’alleanza a favore della candidatura Lula? Come sarà visto il suo nome dalla militanza del Pt e della sinistra in genere dopo questo episodio?

JPS: Ciro deve essere candidato dal PDT. Fa bene alla democrazia e al dibattito di un progetto per il paese. Lui è un uomo intelligente, sa discutere le idee ed è importante per la democrazia che si candidi a presidente. Non sarà questo che impedirà l’unità di chi vuole cambiamenti nella società. Penso che sarà un buon ministro delle comunicazioni di Lula, per affrontare con coraggio la rete Globo, seguendo la tradizione del rimpianto Leonel Brizola.

Lei pensa che Ciro Gomes possa essere appoggiato dalla destra come una opzione “più al centro”?

JPS: Non credo proprio. Le idee di Ciro sono di cambiamento. La destra vuole avere un candidato che sembri di centro essendo di destra. Ma per fortuna non ce la farà, perché tutti i nomi che hanno presentato Alkmin, Hulk, Meirelles, Bolsonaro non sono riusciti a ingannare il popolo. La destra continuerà a cercare un nome che possa unirla, ma sarà difficile. Come ha detto un commentatore dichiaratamente di destra Reinaldo Azevedo, sono solo la gramigna della borghesia. Il loro problema è che il governo golpista che hanno creato non è riuscito a ingannare il popolo. In tutta la storia repubblicana, questo è stato il governo meno amato dalla popolazione. Ha solo il 5% dell’appoggio popolare. Confidavano nella Globo, ma la Globo non riesce più da sola a controllare i cuori e le menti. Anche perchè la Rete Globo non è più soltanto una riproduttrice ideologica del punto di vista della borghesia, è diventata una delle maggiori imprese economiche e agisce per produrre reddito per se stessa.

Due esempi rispetto a quanto ho appena affermato. Durante la maggiore festa popolare del Brasile, il carnevale, che sempre è stato influenzato dalla Globo, quest’anno ci sono stati centinaia di blocchi con temi critici nei confronti della borghesia. E la meravigliosa sfilata della coraggiosa Tuiuti che ha messo a nudo la stessa rete Globo, come manipolatrice rispetto alle manifestazioni in cui si battevano i tegami.  La Globo è quella che spinge di più per l’approvazione della riforma della previdenza perchè è socia di una banca in un fondo privato di previdenza, che si gioverà della riforma per attrarre i lavoratori con il salario più alto verso la previdenza privata. Ossia agisce esclusivamente a proprio vantaggio.

  • La Riforma Agraria necessaria oggi

Nel 1984, i lavoratori rurali protagonisti delle lotte per la democrazia della terra e della società, al primo Incontro Nazionale a Cascavel, in Paraná, decisero di fondare il MST per lottare per la terra, per la riforma agraria e per il cambiamento sociale nel paese.  Da allora voi state realizzando questi propositi, facendo occupazioni di terre e perdendo molti quadri importanti. Come evitare tante perdite?

JPS: I conflitti sociali sono risultato di una società estremamente disuguale. Il Brasile è la società più ingiusta e diseguale del mondo, dove solo sei miliardari concentrano nelle loro mani più ricchezza di 104 milioni di brasiliani. Il MST si organizza per lottare contro la disuguaglianza che si esprime nella società e nella proprietà della terra. Nessuno di sana coscienza, che possiede centomila ettari, può dire che sono frutto del suo lavoro e in Brasile abbiamo, secondo il registro dell’Incra (2014), circa 365 latifondisti che sono proprietari di aree superiori a centomila ettari, cominciando dal ministro dell’agricoltura… o dal Presidente del senato! Loro controllano 138 milioni di ettari. Questo terra sarebbe sufficiente,  e ne avanzerebbe anche, per i 4 milioni di famiglie senza terra. Ossia, per una riforma agraria in Brasile, basterebbe espropriare solo 365 famiglie che possiedono più di centomila ettari ciascuna e avremmo terra e lavoro per tutti i quattro milioni di famiglie senza terra.

La violenza è sempre stata praticata dal latifondo per mantenere i suoi privilegi. Il latifondo usa i suoi capangas (capitães-do-mato, poi jagunços, pistoleiros), e quando questi non funzionano usa la Polizia Militare. A volte anche come copertura, come ha fatto il signor Michel Temer, che ha usato un colonnello della Polizia Militare di São Paulo come prestanome per una fazenda di più di mille ettari, quando questi funzionari non hanno un reddito sufficiente a poter dimostrare l’acquisto  di un bene di questo valore. Il  MST ha imparato dalle lotte storiche del nostro popolo che il modo migliore per evitare la violenza contro i lavoratori è agire sempre in forma collettiva, con molta gente, con le masse. Nella nostra lotta per la riforma agraria, purtroppo, chi gioca da piccolo leader o da avanguardia solitaria, finisce sempre al cimitero.

Oltre le occupazione e la lotta nelle campagne, il MST ha realizzato un importante lavoro per la produzione di cibo sano e già si vedono nelle fiere e nei mercati i vostri prodotti biologici. Quali sono i numeri di questa produzione? E’ significativa?

JPS: Il MST nei suoi più di trenta anni di lotta e di costruzione collettiva è andato imparando con il popolo brasiliano, ha cambiato le sue tattiche di lotta e definito meglio il suo programmo ideologico. All’ultimo congresso nazionale del MST (il sesto),  abbiamo costruito un programma che abbiamo chiamato “riforma agraria popolare”. Perchè? Perchè ora, nell’attuale stadio del capitalismo, non interessa più alla borghesia industriale e ai suoi governi di mettere in atto una riforma agraria classica, realizzata nella maggior parte dei paesi industrializzati nell’emisfero nord. Qui in Brasile siamo arrivati vicino alla riforma agraria con la proposta di Celso Furtado e il  progetto di legge presentato nel marzo del 1964. Ma  siamo stati sconfitti. Ora, bisogna cambiare paradigmi, non basta dividere la terra del latifondista. E’ necessario avere come principio l’obiettivo maggiore, l’uso della terra per la produzione di alimenti sani  per tutto il popolo. L’agrobusiness, il capitale non vogliono produrre alimenti, vogliono produrre solo commodity per l’esportazione e il profitto, usano intensamente i veleni e espellono manodopera dal campo.

Il nostro progetto mira a produrre alimenti sani, con un modello agroecologico, senza l’uso di veleni,  utilizzando molta manodopera e portando verso le campagne l’agroindustria, che è l’unico modo per conservare gli alimenti e accrescere il reddito dei contadini. Vogliamo quindi un nuovo modello di agricoltura che rispetti l’ambiente e non danneggi il clima e l’acqua, come sta succedendo ora. Vogliamo l’universalizzazione dell’educazione. Tutti i contadini e i loro figli hanno diritto alla scuola a tutti i livelli. E la scuola deve andare nelle campagne, senza bisogno che il popolo venga nelle città per studiare. Vogliamo realizzare un progetto che valorizzi la nostra cultura, la nostra musica, la nostra cucina come volevano   Câmara Cascudo, Darcy Ribeiro e tanti altri. Quindi, non si tratta  più di  una riforma agraria solo contadina, ora dovrà esserci una riforma agraria popolare che interessi e giovi a tutto il popolo.

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