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Bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, l’esperienza di Barbara Cerri

barbara-cerriLa scuola è oramai iniziata da quasi due mesi e molti bambini e ragazzi potrebbero trovarsi ad affrontare le prime difficoltà. Noi di pisorno.it abbiamo intervistato Barbara Cerri, logopedista presso la Fondazione Stella Maris del Calambrone (Pisa) e autrice di “Gheghe ha il mal di scuola” (www.pisorno.it/la-storia-di-gheghe-ovvero-della-paura-di-sbagliare-e-di-essere-sbagliati), che con grande disponibilità e competenza ci ha parlato in modo semplice, chiaro e rigoroso, dei disturbi specifici dell’apprendimento. Ne è nato questo articolo, una guida utile sia per le famiglie che per gli insegnanti.

3novembre 21016 di Serena Campani

Gheghe, il piccolo protagonista del libro, soffre di un disturbo specifico dell’apprendimento. Di cosa si tratta? Queste difficoltà sono molto diffuse tra i bambini?

Gheghe ha il mal di scuolaGheghe è un bambino di nove anni , un bambino che apparentemente non ha niente di diverso dai suoi compagni; è bello, intelligente, ha una famiglia affettuosa, è molto abile nell’intagliare statuine di legno. Eppure quando deve fare attività molto semplici per i suoi coetanei, quali ricordare le tabelline, fare un calcolo a memoria, leggere un semplice brano o scrivere un tema, ecco che subentra  quello che lui definisce “il mal di scuola”; qualcosa nella sua testa si inceppa e non riesce a portare a buon fine i compiti che gli vengono assegnati. Il problema di Gheghe ha un nome e si chiama “disturbo specifico di apprendimento” o DSA; i bambini con questo tipo di difficoltà presentano un deficit significativo ed inaspettato nell’acquisizione di una o più aree dell’apprendimento scolastico. Se le difficoltà riguardano la lettura si parla di dislessia, se investono la scrittura si parla di disortografia e/o disgrafia , se riguardano il calcolo si parla di discalculia. Ho utilizzato il termine “inaspettato” in quanto tutto questo si verifica nonostante un’intelligenza normale, adeguate opportunità educative, assenza di significative problematiche di ordine emotivo, deficit neurologici o sensoriali (sordità ecc.). L’incidenza di questi disturbi è, mediamente , del 5%; questo significa che in una classe di 21 bambini almeno uno di questi presenta un problema di apprendimento. È un’incidenza molto alta e per questo motivo è importante conoscere questa difficoltà in modo da intervenire precocemente anche per evitare negativi effetti secondari che inevitabilmente si accompagnano a questo disturbo se non trattato adeguatamente (fobia scolare, disturbi del comportamento, ritiro sociale, aggressività).

Molte famiglie e molti insegnanti si trovano quindi quotidianamente ad aver a che fare con questi disturbi che, se non diagnosticati, possono creare anche grossi problemi. Quali sono i segnali che un genitore o un insegnante dovrebbero saper cogliere?

dsaLa dislessia è un disturbo difficilmente riconosciuto dalla famiglia e dalla scuola, soprattutto nelle prime fasi di apprendimento. Secondo le statistiche elaborate dall’Associazione Italiana Dislessia, per ogni bambino/ragazzo al quale sia stato riconosciuto un disturbo specifico dell’apprendimento ve ne sono altri tre, con le stesse difficoltà, che non ricevono un aiuto appropriato. La diagnosi tempestiva, invece, incrementa significativamente le possibilità di recupero, soprattutto se seguita da un intervento mirato all’interno della scuola con l’attivazione di un insegnamento rispettoso dei ritmi e delle modalità di apprendimento dei singoli e di un sistema di valutazione di trattamenti riabilitativi mirati e specifici. Alcuni indici di rischio possono essere ravvisati già prima dell’ingresso alla scuola elementare quando il bambino presenta  una carenza nelle competenze ritenute prerequisite all’apprendimento stesso;  debolezza linguistica, difficoltà di memoria ed attenzione, difficoltà nel disegnare. Altri fattori di rischio sono rappresentati da basso peso alla nascita o prematuranza e la presenza di almeno due anestesie generali nei primi quattro anni di vita. Anche la familiarità per disturbi linguistici e/o scolastici è un fattore di rischio in età prescolare. La diagnosi di DSA, tuttavia,  deve essere effettuata solo dopo un congruo periodo di inserimento in percorsi scolastici e può essere formulata solo a partire dalla fine del 2° anno per la dislessia  disortografia e disgrafia  e dal 3° anno della scuola primaria per la discalculia. Tuttavia, già in prima elementare, se ci sono importanti discrepanze tra le competenze cognitive generali e gli apprendimenti, tali difficoltà possono essere individuate come fattori di rischio (lettura stentata anche per semplici parole come “mamma”, “latte” ecc., confusioni fra lettere simili, difficoltà di copia, scarse abilità di calcolo con le dita…) che permettano l’attivazione di procedure abilitative pedagogico-educative  atte all’attenuazione  delle difficoltà presenti nel bambino.

dsa-einsteinE qual è la strada da seguire per essere sicuri che un bambino o un ragazzo abbia questo tipo di difficoltà?

La conferma del sospetto di DSA può essere fatta solo a seguito di un percorso diagnostico ben preciso e stabilito dalla Legge 170 del 2010.  Con questa legge si dà riconoscimento giuridico dei DSA. Essa è finalizzata a tutelare il diritto allo studio di alunni e studenti evitando la dispersione scolastica. Sul piano diagnostico  mira a definire le caratteristiche del DSA e ad individuare una serie di strategie didattiche da prevedere nel contesto di un percorso scolastico personalizzato. Nella nostra regione, inoltre, disponiamo di linee guida per la diagnosi e la gestione dei disturbi specifici dell’apprendimento finalizzate ad uniformare le procedure diagnostiche (oltre che abilitative e di presa in carico nell’ambito della Regione). La certificazione diagnostica dei DSA, oltre che dalle strutture pubbliche del Servizio Sanitario Regionale può essere rilasciata da strutture sanitarie private autorizzate all’interno delle quali operi un’equipe multi-professionale costituita come unità minima da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo ed un logopedista. Il protocollo diagnostico prevede: una prima visita specialistica a cui farà seguito una valutazione clinica multidisciplinare (medico, psicologo, logopedista che possono, in alcuni casi e laddove se ne ritenga necessario, essere affiancati da altre figure professionali). In questi contesti il bambino/ragazzo effettuerà una valutazione clinica che prevede l’utilizzo di test specifici e standardizzati individuati nell’ambito della testologia attualmente riportata dalle linee guida sopra citate.

Una volta ottenuta una diagnosi, cosa devono fare le famiglie di questi bambini? Come possono aiutarli nel loro percorso scolastico?

vignetta-dsaLe famiglie, innanzitutto, devono capire che le difficoltà del figlio non sono conseguenti a scarsa volontà o a pigrizia ma che sono da imputare ad uno specifico problema . Spesso, infatti, questi bambini si trovano a fare i conti con due ostacoli: il primo è la loro difficoltà di leggere , scrivere e fare calcoli ed il secondo, molto più difficile da superare e da tollerare, è dato dal conflitto che viene a crearsi fra queste difficoltà ed il resto del mondo inteso come famiglia, scuola, amici  i quali fanno fatica a mettersi nei loro panni. È proprio questo secondo problema che crea “il mal di scuola”; non esistono bambini svogliati, non ho mai conosciuto bambini che non fossero curiosi o desiderosi di imparare cose nuove. Ho visto, però, molti bambini sfiduciati, che non credevano più nei loro talenti, che avevano smesso di fare domande, di usare la testa. E’ da questa sensazione di ineluttabilità (io sono e resterò un somaro) che nascono tutti i problemi secondari al disturbo e che anche Gheghe si troverà ad affrontare . Quando una famiglia riceve una diagnosi di DSA deve, prima di tutto, recarsi a scuola per richiedere la stesura del PDP (Piano Didattico Personalizzato) il quale è necessario che preveda gli strumenti compensativi adeguati (per es. l’uso della calcolatrice in caso di discalculia, l’uso di tastiera del pc in caso di disgrafia/disortografia) le misure dispensative adeguate (per es. dispensa dalla lettura ad alta voce in classe) e un’effettiva personalizzazione della didattica. E’ importante, altresì, che la famiglia verifichi e promuova un contatto fra gli insegnanti e gli operatori che hanno fatto la diagnosi di DSA in modo che i primi, quando ritenuto opportuno, possano essere supportati nella personalizzazione della didattica.

Tu lavori alla Stella Maris. Vi occupate anche di queste problematiche? Che tipi di servizi offrite?

calambroneLa Fondazione Stella Maris opera da anni  nell’ambito dei DSA sia  per quanto riguarda l’assistenza (diagnosi e presa in carico riabilitativa) che la ricerca (attraverso aree e laboratori di ricerca dedicati) e la formazione ( corsi ECM, convenzioni con Università ecc.). Il percorso assistenziale è condotto con un approccio multidisciplinare e integrato che prevede prestazioni sia diagnostiche che terapeutiche. Le varie equipe che lavorano in tali ambiti, infatti, sono costituite da personale con professionalità diverse : medici, psicologi, educatori specializzati, logopedisti, terapisti motori, assistenti sociali ed insegnanti. I diversi operatori, fornendo ciascuno le proprie osservazioni sul bambino o sul ragazzo, concorrono alla composizione di un quadro diagnostico complessivo la cui sintesi contiene il profilo funzionale e conduce al progetto di un eventuale intervento riabilitativo che può essere svolto sia all’interno della Fondazione (all’interno della sezione dedicata alla riabilitazione ospedaliera e/o extra-ospedaliera) che sul territorio di provenienza del bambino stesso. Sono presenti inoltre procedure riabilitative innovative, basate su programmi intensivi e auto-adattivi di tele-riabilitazione. Tutto questo con una particolare attenzione  alla collaborazione e alla comunicazione con/tra le varie agenzie sociali: scuola, famiglia, eventuali operatori territoriali. Il bambino, infatti, viene sempre visto come una persona tutta intera e una corretta comunicazione fra le molteplici realtà con le quali egli è a stretto contatto evita una eccessiva parcellizzazione e favorisce una continuità (pur nella diversità dei ruoli) di approccio al problema da parte di chi si prende cura di lui.

Per ulteriori informazioni, si consiglia di consultare i seguenti siti:

http://www.irccs-stellamaris.it/  Fondazione Stella Maris, Calambrone, Pisa

http://www.pillolediparole.it/ Associazione Pillole di Parole, Firenze.

http://www.aiditalia.org/ Associazione Italiana Dislessia, con sedi in tutta Italia

http://www.anastasis.it/ Cooperativa Anastasis, Bologna

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