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BuongiornoLivorno, in merito al Forum Nazionale Porti e Logistica

Il Forum nazionale Porti e Logistica che si è svolto il 5 aprile a Livorno, in preparazione del G7, ha portato in campo considerazioni e approfondimenti tecnici che di fatto spiazzano ogni intervento politico

7aprile 2017 da Maurizio Coppola, BuongiornoLivorno


A partire dal Sindaco, che ha speso solo parole di benvenuto, proseguendo per Rossi, ancora legato al “vogliamoci bene” delle sinergie, fino al ministro Delrio, che si è espresso con toni anni ’90, quando si parlava sì di concorrenza, ma la fase delle fusioni e acquisizioni strategiche prendeva ancora forma, e la finanziarizzazione dell’economia si stava specializzando di giorno in giorno, senza avere ancora l’aggressività di oggi.

Il dramma della socialdemocrazia di stampo PD è legata alla lentezza di comprensione dei processi, legata alla sudditanza rispetto ad un mondo anche troppo più forte.

La teoria delle regolazioni, fatta in laboratorio mantenendo fisse le variabili, è un vero e proprio miraggio che fa perdere tempo e opportunità.

Olaf Merk, esperto di shipping, ci ha cruentemente riportato infatti alla realtà affermando che in Italia basterebbe un porto o due, se efficienti, e ogni altro rischierebbe un overcapacity e quindi mancati ritorni sull’investimento.
Enrico Grassi della Corte dei Conti Europea ha rincarato la dose dando un riferimento relativo alle inefficienze, agli sprechi, ai ritardi amministrativi e alla mancata coordinazione tra la realizzazione di un porto in Europa e la rete che esso dovrebbe servire. Quindi oggi c’è una fortissima concorrenza, che obbliga a confrontarsi con un assetto geopolitico davvero in mutazione, a causa di instabilità sia finanziarie che belliche, facce della stessa medaglia. Una concorrenza che vede la Cina assumere un atteggiamento espansionista, mediante l’impianto di infrastrutture all’estero, e siamo a questo punto curiosi di leggere il prossimo Libro Bianco di Juncker la cui pubblicazione è stata annunciata da Herald Ruijter, direttore del settore investimenti all’interno della Commissione UE, per il mese di giugno 2017. Questo perché dentro le partnership tra capitale pubblico e privato non ci sono soltanto obiettivi economico finanziari da raggiungere ma c’è una componente geopolitica non indifferente. Per questo sarà importante vedere il Piano Juncker come si adatterà al nuovo contesto, quello appunto non di laboratorio.

Livorno rischia grosso e se si affacciassero i cinesi, quelli veri, col 14% annuo di ritorno sugli investimenti, ci sarà da capire chi, della politica nazionale o regionale, è in grado di contrattare tutele per il lavoro e opportunità da re-distribuire su vari piani.

Ricordiamo infatti che a Livorno l’intermodalità, e quindi l’interconnessione logistica, è stata frenata dalle farragini burocratiche, dalla lentezza politica relativa ai dragaggi e dalla gestione delle Porte Vinciane. Si è fatto di tutto per affossare la naturale funzione di servizio verso le aree del centro Italia e dell’Emilia Romagna.
Un appuntamento, quello di ieri, utile quindi a capire che la realtà è nuda e cruda e la concorrenza non è né solidale né apprezza pratiche di sistema fondate sulla retorica.
Possono dire cosa vogliono ma, sarà il capitale privato a dare un destino logistico a qualche porto italiano e ad oggi non si è capito neanche nelle grandi linee quale sarà il porto beneficiario.

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