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Caos mobilità, Simone Maltinti (Pd): “lo snodo politico del viale Italia. Una pista ciclabile ‘monumento ai posteri’ più che come strumento funzionale alla mobilità”

“Se l’intento del progetto, partorito dalla giunta Nogarin, era quello di rispondere a una giusta esigenza di miglioramento delle condizioni di sicurezza del viale a mare, non ci pare che questo sia il modo giusto” 

4giugno 2017 da Simone Maltinti Segretario Circolo PD Ardenza La Rosa, Renato Gangemi Coordinatore Circolo Ecodem, Amedeo Todaro e  Maurizio Bettini  Commissione mobilità Ecodem, Livorno

“Siamo di nuovo alle prese con un intervento estemporaneo. Uno dei tanti. Discusso in modo raffazzonato con i cittadini, trascurando il Consiglio comunale, come se il problema riguardasse solo pochi residenti e i commercianti del lungomare, e non tutta la città. Le istanze di partecipazione rivendicate spesso da questa amministrazione e dal M5S si  sono ridotte ad un  evento organizzato all’aperto, senza materiale informativo, senza impianto audio e video, senza posti a sedere come in ogni consesso civile. Il confronto é avvenuto in un clima di confusione totale e senza una adeguata conduzione degli interventi, quasi a voler nascondere l’incapacità di motivare adeguatamente le scelte politiche e amministrative”.

“Tuttavia prima di avanzare le nostre perplessità vorremmo rivolgere una prima domanda all’assessore Aurigi.  L’amministrazione ha sempre detto che questo era un progetto “preliminare”, ma leggendo gli elaborati abbiamo notato che portano la scritta ‘esecutivo’. E, poiché si intende ottenere dei finanziamenti dalla Regione Toscana   il progetto deve essere dichiarato cantierabile entro il prossimo 1° luglio. Questo significa che tutta la presunta partecipazione grillina non è stata altro che una ‘muina’ su un progetto esecutivo, da dichiarare urgentemente cantierabile, di cui è improbabile modificare alcunché. Siamo ansiosi di essere smentiti.

“In via secondaria, ci siamo accorti, leggendo il progetto,  di alcuni errori formali come per esempio il continuo errore nel chiamare via forte dei Cavalleggeri via del Forte San Pietro. Lievi imprecisioni e superficialità che non lasciano sereni,  perché nel testo, con il termine ‘carreggiata’, sembra che siano incluse anche le larghezze dei marciapiedi, delle piste ciclabili, delle isole salvagente e delle banchine. Ma siamo sicuri che sia l’interpretazione corretta di quanto previsto dal Codice della strada? E’ un dubbio che ci poniamo, sperando che sia fatta una ulteriore verifica tecnica, perché i restringimenti stradali cambierebbero molto ed in peggio. Per colpa di una banale, possibile e umana svista”.

“Detto ciò, appare difficile comprendere come la presunta ratio politica, che sta dietro a questa scelta, sia coerente con gli esiti concreti di un tale progetto. Stante le cose questo è quello che ci aspetta: due colonne di auto in corsia sud e nord a 30 km orari, continui blocchi alle intersezioni stradali e in prossimità dei parcheggi a ‘lisca di pesce’. Un continuo ‘stop and go’ delle auto, furgoni e bus che  produrrà più inquinamento  date le maggiori emissioni che si hanno (a parità di chilometri percorsi) quanto più le auto sono sottoposte a continue frenate e ripartenze”.

“E, un ulteriore dubbio ci viene quando leggiamo che gli stalli di sosta a pagamento sono previsti solo nel tratto di viale Italia compreso tra via Meyer e piazza Brin. Perché non su tutto il viale a questo punto? Non si rischia di distorcere le regole per una corretta concorrenza tra gli operatori del viale Italia? E’ un dubbio che merita una risposta. E una risposta la meritano pure i commercianti. Per quanto riguarda la pista ciclabile – a cui noi tutti teniamo, avendo da sempre sostenuto e incentivato una mobilità sostenibile – non si capisce perché non si sia pensato di proporre questa infrastruttura fornendo soluzioni alternative che non incidano così pesantemente sulla sezione stradale.

“Una scelta tecnica come questa rende  l’idea di una pista più come ‘monumento ai posteri’ (al pari di una fontana, di una statua) che come strumento funzionale alla mobilità. Più che fruire, appare che la pista-monumento, si debba vedere. Ecco il nostro monumento sembra dire Nogarin. A cosa? Ci vien voglia di chiedere”.

“In conclusione, se l’intento nascosto è fare un monumento richiamato sopra non possiamo che esprimere il nostro stupore e la nostra contrarietà, nel merito e nel metodo. Non si può pensare infatti che dietro l’alibi della sicurezza stradale si debba aumentare l’inquinamento oltre  a peggiorare le condizioni del nostro bel lungomare.

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