07222017Headline:

Dalla Bolivia riparte la lotta contro tutti i muri

Il 20 e 21 giugno scorso il governo e i movimenti sociali boliviani hanno organizzato a Cochabamba la “Conferencia Mundial de Pueblos en Bolivia – Por un mundo sin muros hacia la ciudadania universal”

8luglio 2017 da Paolo Ferrero, vice Presidente Sinistra Europea

A questa conferenza a cui hanno partecipato oltre 5000 persone da tutto il mondo ed in particolare dall’America Latina, ho avuto l’onore di essere invitato dal governo boliviano per tenere una delle relazioni sul tema: “Indentidades, culturas y ciudadania universal”. La conferenza è stata particolarmente importante per almeno tre ordini ragioni.

 

  • Innanzitutto la Conferenza rappresenta la presa di parola dei popoli del terzo mondo contro le politiche migratorie messe in atto nei paesi del “primo mondo”. La conferenza non aveva come oggetto polemico solo il muro di Trump ma tutti i muri, a partire da quelli europei. Nei filmati come nelle relazioni, uno spazio centrale era occupato dalla denuncia della barbarie rappresentata dalle decine di migliaia di morti annegati nel Mediterraneo a causa delle politiche migratorie europee. La Conferenza è quindi un preciso atto di accusa contro l’Occidente, che dopo aver ampiamente utilizzato i paesi del sud del mondo – ed in particolare sud americani come valvola di sfogo dell’emigrazione europea un secolo fa, adesso chiude le porte in faccia ai popoli più poveri.
  • In secondo luogo la Conferenza ha rappresentato un passo in avanti nella definizione di un pensiero universalistico, di un nuovo umanesimo, proposto da sinistra contro il liberismo e il capitalismo. Il Presidente Evo Morales ha concluso la sua relazione introduttiva con lo slogan: “Planeta o muerte. Venceremos!”. L’attualizzazione del “Patria o muerte” in termini universalistici rappresenta un salto di qualità decisivo per avanzare una proposta politica all’altezza della sfida con il capitale globalizzato in crisi. Si noti che il Planeta o muerte – che tiene insieme le questioni sociali con quelle ambientali – non è per nulla una forma di universalismo contrapposta alle rivendicazioni di identità comunitarie o nazionali. La presidenza di Morales e l’azione del MAS (Movimento Al Socialismo, lo “strumento politico” che oggi governa la Bolivia) non solo valorizzano fino in fondo le tradizioni, l’identità e gli insegnamenti delle culture tradizionali indigene, ma rivendicano con chiarezza i diritti dello stato plurinazionale boliviano sia nei confronti delle multinazionali e dell’imperialismo che nei confronti dei paesi vicini. Da Cochabamba è quindi partito un forte messaggio di universalismo anticapitalista che non cancella ma valorizza le identità e le appartenenze etniche, culturali, statuali.
  • In terzo luogo la Conferenza ha rappresentato un segnale del protagonismo del governo Boliviano nel tenere alta la bandiera della lotta antimperialista in America Latina. La stagione del “cambio”, quella lunga fase di governi antiliberisti cominciata in America Latina negli ultimi decenni, è o oggi è sotto un attacco brutale – a partire dal Venezuela – e conosce elementi di crisi.

Il governo di Evo Morales, nella sua capacità di riunire tutti i governi e i movimenti antiliberisti del continente, segnala un forte protagonismo nel proseguire la lotta. Proseguire la lotta senza chiudersi a riccio: il messaggio di Papa Francesco alla Conferenza e le parole di apprezzamento per l’opera del Papa da parte di Morales, ci parlano di una interlocuzione capaci di superare steccati e guardare in avanti. L’incontro si è concluso con una Dichiarazione che partendo dall’assunto che nessun essere umano è illegale, pone concretamente il tema della battaglia politica globale contro il razzismo e i muri. Nostro impegno sviluppare il lavoro politico in questo ambito e far conoscere gli esiti della Conferenza boliviana non solo in Italia ma in tutta Europa.

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