09202017Headline:

Decreto Minniti e sicurezza sul territorio, arrivano i sindaci Podestà

Decreto Minniti… fa impallidire Maroni. Una riflessione su degrado e sicurezza urbana

1aprile 2017 da Delegati e Lavoratori Indipendenti, Pisa

Ormai è evidente che la partita elettorale si gioca non sulle questioni dirimenti come il rilancio della occupazione, della ricerca e del welfare ma in una sfida a dare visibilità e sponda alle istanze securitarie.

Il Decreto Minniti non si distingue da quello Maroni anzi per certi aspetti lo scavalca a destra.  Da anni abbiamo constatato che il ruolo dei sindaci rischia di essere quello di terminali locali di convitati di pietra affaristici, di rappresentanza dei poteri forti in ambito economico. 

I consigli comunali con la elezione diretta dei sindaci hanno perso  quel ruolo di confronto e dibattito sulle sorti della città e del territorio, le decisioni vengono prese altrove e subite dai consiglieri.

Ancora più disarmante il ruolo delle ex circoscrizioni, consigli territoriali designati e senza effettivo potere e radicamento con il territorio.

Fin qui niente di nuovo  se non la critica al sistema maggioritario, tuttavia  con il decreto Minniti si fa un deciso passo avanti nella costruzione di alleanze securitarie che affidano ai sindaci dei super poteri.

Centrale nella politica dei sindaci non è la lotta alla delocalizzazione e all’impoverimento ma il contrasto dei fenomeni di criminalità o ancor piu’ la lotta al mancato rispetto  di quelle regole ritenute basilari perla civile convivenza che poi si traducono nella criminalizzazione degli occupanti di casa, dei Writers e della devianza sociale.
Prefettura e Questura restano  comunque i titolari  delle competenze in materia di ordine pubblico e sicurezza ma ai Sindaci vengono affidati alcuni poteri nuovi, a partire dalla “sicurezza integrata”  intesa come “l’insieme degli interventi assicurati dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province autonome di Trento e Bolzano e dagli enti locali, nonché da altri soggetti istituzionali, al fine di concorrere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, alla promozione e all’attuazione di un sistema unitario e integrato di sicurezza per il benessere delle comunità territoriali “.
La sicurezza integrata avrà bisogno di un accordo con la Conferenza unificata stato regioni  ma le competenze restano a capo del Prefetto e del Questore anche se il ruolo dei Sindaci sarà maggiore all’insegna di un protagonismo che dovrebbe manifestarsi su ben altre questioni come detto precedentemente

L’articolo 4 del decreto n. 14/2017 definisce “sicurezza urbana” il bene pubblico che afferisce:

  • alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati;
  • l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale;
  • la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio;
  • la promozione del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile.

Soffermiamoci  allora su quanto appena scritto con qualche considerazione.

  • Nelle città esistono ormai interi quartieri abbandonati al degrado dopo la delocalizzazione dei siti produttivi o la chiusura di fabbriche. Al di là della archeologia industriale che dovrebbe indurre ad aprire dei musei e luoghi di cultura sarebbe bene porsi una piccola domanda: chi ha beneficiato di sovvenzioni pubbliche e di sgravi fiscali per poi delocalizzare dovrebbe restituire fino all’ultimo centesimo. In questa direzione va proprio una legge di Iniziativa Popolare presentata nella Regione Toscana, che dovrebbe essere un esempio da seguire per tutti quei Sindaci accondiscendenti verso i poteri forti e arrendevoli con gli ultimi.
  • La riqualificazione del territorio insieme alla sua salvaguardia e messa in sicurezza, potrebbero rappresentare anche un rilancio delle economie locali in una ottica ben diversa da quella speculativa o dall’abbandono scientemente costruito con la legge Del Rio, che ha smantellato le Province. Un deciso passo indietro con la cancellazione della Del rio potrebbe rappresentare un altro ambito privilegiato per i Sindaci.
  • Quanto poi alla lotta contro la marginalità e l’esclusione sociale, tra i poteri dei Sindaci c’è anche quello della requisizione degli alloggi sfitti, potremmo cominciare da quelli non abitati nell’ultimo ventennio costringendo i grandi proprietari a non speculare più’ sulla rendita fondiaria.

Nell’agosto 2008 il decreto Maroni aveva fornito la sua idea di sicurezza urbana come “un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale”.  
Se confrontiamo i due decreti ci pare evidente che Minniti abbia decisamente scavalcato a destra l’attuale Governatore della Regione Lombardia!

La destra di Governo si era infatti ben guardata dall’estendere il potere dei Sindaci, al di là dell’uso fatto di tante ordinanze poi smontate dai ricorsi al Tar,  alla possibilità di emanare ordinanze urgenti per disciplinare gli orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione.
Il Partito Democratico diventa quindi l’alfiere del protezionismo, la lotta alla movida acquista un carattere prioritario per Sindaci, che non vogliono domandarsi la ragione di questo fenomeno legato alla apertura, con permessi comunali, di bar, ristoranti e punti vendita nei centri storici dai quali sono stati espulsi i ceti sociali meno abbienti e tanti piccoli esercizi commerciali e di artigiani.

Chi oggi abita nei centri storici?

O studenti con affitti sovente al nero e alle stelle o, quanti si possono permettere acquisti a prezzi esorbitanti e in virtù della loro appartenenza alle classi agiate rivendicano decoro e vivibilità, si lascino dormire in pace lor signori insomma. Ma il decoro urbano è ben altra cosa, significa abbattere le speculazioni immobiliari e ripristinare una autentica vivibilità nei quartieri, soprattutto quelli periferici. Quella vivibilità che non si realizza con la proibizione delle vendite di alcoolici, ma con una idea e una pratica urbanistica disposta a tutelare tutte le classi sociali, dal centro storico alle estreme periferie.

Per realizzare questi intenti non servono poteri speciali ai Sindaci, ma la volontà politica di perseguire obiettivi di tutela dei beni comuni, di salvaguardia del territorio e di rilancio dell’economia. L’esatto contrario appunto degli obiettivi sui quali si basa il decreto Minniti.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +3 (from 3 votes)