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Decreto vaccini, BuongiornoLivorno: una forzatura inopportuna

21giugno 2017 da Direttivo BuongiornoLivorno

Non sta sicuramente ad una forza politica discutere i risultati scientifici, ma è sua prerogativa, anzi dovere, mantenere alta la guardia sui provvedimenti che riguardano le politiche sanitarie, in particolare quando si cerca di far passare l’idea che sia “la Scienza” stessa (nientemeno) a dettare le disposizioni di legge.
In questo modo si intorbidisce ancor di più una discussione già inquinata da ciarlatanerie, egocentrismi, mancanza di trasparenza e complottismi, e si stabilisce un aut aut ricattatorio secondo cui o si è a favore (nettamente e acriticamente!) dell’estensione e rafforzamento dell’obbligo vaccinale, o si è bollati come “anti-scienza”: etichetta fumosa e infamante quanto un’altra, “antidemocratico”, a cui è accomunata dall’intenzione di vincere a tavolino, per squalifica, la contesa retorica invece di partecipare al confronto dialettico sul piano delle idee e del ragionamento.

In realtà non sono poche le voci, impegnate da anni nello studio dei risultati e degli errori nelle politiche di informazione, responsabilizzazione e comunicazione in ambito sanitario, che hanno manifestato riguardo al decreto Lorenzin forti perplessità che BL sente di condividere: tra queste citiamo quella di Paolo Sarti, pediatra e consigliere regionali di Sì – Toscana a Sinistra.
Colpisce in particolare la scelta di usare una forma (quella del decreto legge, appunto) che dovrebbe essere limitata ai “casi straordinari di necessità e urgenza”, secondo l’articolo 77 della Costituzione, e che viene adottata dal governo senza che ce ne siano i presupposti per una totale inversione di marcia rispetto agli orientamenti normativi degli ultimi vent’anni. Ricordiamo infatti che l’allentamento dell’obbligo vaccinale viene da lontano, in buona parte opera dei governi di centrosinistra di fine anni ‘90, e rispondeva alle tendenze promosse a più livelli verso la responsabilizzazione e la “partecipazione consapevole della comunità” (come affermava il Piano Nazionale Vaccini 1999-2000).

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità invita ad affrontare la questione dei vaccini sul piano della fiducia, della trasparenza e della comunicazione:

tre valori che il governo sembra non considerare importanti preferendo una risposta muscolare, decisionista, tagliata con l’accetta, che tratta ogni vaccino allo stesso modo persino dimenticando le peculiarità di ciascuna malattia; una scelta considerata più efficiente per uno scopo a breve termine senza chiedersi quanto sarà efficace per un obiettivo a lungo termine come la credibilità delle istituzioni sanitarie. E anche sull’efficienza i dubbi legittimi sono numerosi, visto il potenziale sovraccarico delle ASL, dei distretti sanitari e delle scuole nella gestione delle nuove disposizioni con tempi estremamente contingentati, e nella situazione di carenza cronica di fondi e personale.

Ma ciò sicuramente non stupisce:

siamo davanti all’ennesimo esempio di come la politica sempre più spesso scelga di abdicare al proprio mandato di gestire la complessità cercando soluzioni che guardino oltre l’orizzonte imposto dai media e dai posizionamenti elettorali.

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