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Due giorni dedicati al tema del diritto al lavoro, il 3 e 4 marzo. “Works” ovvero lavori per tutte e tutti. A Pisa, al Polo Carmignani

Donne e uomini. Italiane e italiani. E migranti che vivono in Italia. Uniti dallo stesso tipo di rivendicazione: il rispetto alla propria esistenza di donne e uomini attraverso la garanzia di una vita dignitosa basata sul diritto fondamentale al lavoro. A Pisa, al Polo Carmignani (piazza dei Cavalieri), si apre la due-giorni dedicata al tema del diritto al lavoro. “Works” ovvero lavori per tutte e tutti.

2marzo 2017 di Beatrice Bardelli

A Pisa, al Polo Carmignani (piazza dei Cavalieri), si apre la due-giorni dedicata al tema del diritto al lavoro. “Works” ovvero lavori per tutte e tutti.

Il lavoro e la Costituzione.

  • Articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto […]”.
  • Articolo 10: “[…] Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. […]”.
  • Articolo 23: “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”. Articolo 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. […]”.

Il lavoro. Le Madri ed i Padri costituenti individuarono nel “lavoro” il principe dei principi costituzionali senza il quale sarebbero venuti a cadere a cascata tutti gli altri principi e diritti raccolti nella Carta Costituzionale del 1948.

Il lavoro oggi

Anche se la Costituzione è sopravvissuta agli attacchi demolitori, prima di Berlusconi (2006), poi di Renzi (2016), grazie alla straordinaria assunzione di responsabilità del popolo italiano che ha votato “no” alle due deforme costituzionali, siamo tornati indietro di 70 anni rispetto alla piena attuazione del diritto al “lavoro”. In pratica siamo in epoca “pre-costituzionale”. Oggi il lavoro non è considerato un “diritto” ma un “optional” gestito unicamente dal datore di lavoro che detiene il potere di “destabilizzare” la vita delle persone, giovani o adulti, uomini o donne che siano, attraverso offerte di lavoro precario, a tempo determinato, che rendono instabile ed altrettanto precario qualsiasi progetto di vita delle persone coinvolte. Il lavoro, da diritto costituzionale è stato trasformato, con la responsabilità di governi antidemocratici e di Parlamenti addirittura incostituzionali (almeno dal 2006 come chiarisce la sentenza della Consulta, n. 1 del 2014, contro il Porcellum), in “merce” in un contesto di “libero mercato” che niente ha a che vedere con il contesto definito dalla Costituzione, ovvero di uno Stato democratico che “promuove”, e quindi garantisce il “benessere” delle sue cittadine e dei suoi cittadini. Per questo è necessario rimboccarsi le maniche, unire le forze e gli sforzi di tutte e tutti, per pretendere la piena attuazione della nostra Carta Costituzionale del ’48. E per eliminare, di conseguenza, dal suo testo attuale, quella ghigliottina del “pareggio di bilancio” introdotto in Italia nell’art.81 della nostra Carta Costituzionale per volontà politica dell’Unione Europea e per eccessiva sudditanza del governo Monti (non era obbligatorio, infatti, inserirlo in Costituzione, bastava una legge ordinaria ed in Irlanda il Patto fiscale – che non è un Trattato – fu sottoposto addirittura a referendum popolare).

“WORKS” a Pisa, a difesa dei diritti al lavoro

Alle tante sfaccettature e problematiche inerenti il “lavoro” così come vissuto da giovani precari, dalle donne e dai migranti, il progetto Rebeldia di Pisa ha voluto dedicare un lungo momento di analisi, riflessione, dibattito e progettualità “per mettere a fuoco i problemi, condividere esperienze e vertenze, ma anche un momento di elaborazione attraverso cui dotarsi di nuovi strumenti di attivazione collettiva” durante questo fine settimana nella sede del Polo Carmignani di piazza dei Cavalieri.

“La scomparsa più o meno improvvisa del lavoro non è un evento che riguarda solo la mancanza di impiego, la difficoltà di trovare una collocazione, un ruolo nel mondo delle attività lavorative. La scomparsa del lavoro incide in prima battuta sulla percezione che l’individuo ha di sé. Se al lavoro si assimilano diritti, uno stato sociale, un complesso di garanzie, allora vorrà dire che nella percezione della propria individualità vi sarà anche tutto questo. Al contrario, se lavorare equivale a essere sfruttati, non vedere riconosciuti i propri diritti, non godere di uno stato sociale degno di tale nome, allora tutto questo corrisponderà semplicemente a non esistere. Affermare il proprio diritto al lavoro, significa affermare il proprio diritto all’esistenza. Siamo stati abituati dalla cronaca di questi lunghi anni di crisi a una sequela di esplicite aggressioni alle lavoratrici e ai lavoratori d’Italia, d’Europa, del mondo intero. La nostra quotidianità lavorativa è figlia di un vero e proprio saccheggio, e la troppa vicinanza al corso degli eventi a volte offusca il quadro d’insieme”, si legge nel comunicato stampa di presentazione dell’iniziativa.

Scopo dell’iniziativa è quello di ricomporre il quadro generale dei diritti negati. A tutte ed a tutti. Italiani o migranti. Attraverso le parole chiave che definiscono una galassia di senso perduto: diritti, sfruttamento, asilo, occupazione, sciopero, classe, ricatto, migranti, cittadinanza, genere, reddito, conflitto, welfare.

Tre gli orizzonti di indagine

Verranno vagliati nello specifico, nel corso di WORKS, attraverso tre dibattiti altrettanti temi dedicati;

  1. al lavoro precario, ormai istituzionalizzato dal Jobs Act, sottopagato e malpagato, in nero, volontario e gratuito, trasformato dalla digitalizzazione e dall’automazione in una “nuova categoria” del nostro quotidiano;
  2. al lavoro mobile e migrante, vero laboratorio dello sfruttamento di domani, caratterizzato dallo sfruttamento, dalla privazione delle libertà fondamentali, dalle dislocazioni coatte della forza-lavoro;
  3. al lavoro delle donne, produttivo, salariato, riproduttivo, di cura, a domicilio, ancora vessato dal dumping salariale, dalla mancanza di riconoscimento e dalle discriminazioni di genere. Questioni nodali che rimandano direttamente allo sciopero globale delle donne proclamato per l’intera giornata dell’otto marzo 2017.

Il programma di venerdì 3 Marzo

Alle 18.30 dibattito su Lavoro Migrante (mobilità, sfruttamento e possibilità di organizzazione). Coordinatore Sergio Bontempelli, dell’Associazione Africa Insieme. Relatori: Jacopo Storni, giornalista del Corriere Fiorentino, Antonello Mangano di terrelibere.org, Abdou Faye, rappresentante dei commercianti ambulanti di Pisa. Verrà proiettato una video inchiesta sul caporalato nei vigneti della Toscana. Seguirà alle 20.30 un’apericena equa e solidale ed alle 21.30 un secondo dibattito su “Aspettando l’8 Marzo” di NON UNA DI MENO (Il lavoro femminile nell’economia della crisi: lavoro produttivo e riproduttivo, di “cura” e “a domicilio”). Coordinatore, Federico Oliveri, ricercatore aggregato al Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace dell’Università di Pisa. Interventi di Tania Toffanin, ricercatrice dell’Università di Padova nell’ambito del Progetto di ricerca “Industrial change, working conditions and social vulnerabilities in time of crisis” e di Sara Picchi che collabora a InGenere Web-magazine e si occupa di politiche di Long Term Care in un’ottica di genere.

Il programma di sabato 4 marzo

Alle 14.30 WORKShop su:

  1. Jobs Act: dalle forme della precarietà alle lotte possibili. Partecipano alla discussione: Clash City Workers, Marta Fana, dottoressa di ricerca in economia presso l’Istituto di studi politici di Parigi, Daniele David, gruppo Democrazia e Lavoro della Cgil.
  2. Precarietà e lavoro nero nel distretto di Santa Croce. Partecipano alla discussione: Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo/ Campagna Abiti Puliti, Pietro Guarnieri, dottorando della facoltà di Economia dell’Università di Pisa e Papa Demba, sindacalista.

Alle 18.30 dibattito sul tema “non chiamateci precari. Nuove parole e pratiche per una politica comune”. Coordinatore, Roberto Ciccarelli, giornalista de Il Manifesto. Interventi di: Marco Bascetta, giornalista, Giuseppe Allegri, docente in Scienze politiche e giuridiche a La    Sapienza di Roma, Stefano Lucarelli, ricercatore in Economia Politica all’Università di Bergamo.

 Il programma completo della due giorni di WORKS è disponibile sul sito di Rebeldia (www.rebeldìa.net) o su Facebook: https://www.facebook.com/events/1173982976055728/. Durante i lavori del convegno sarà allestita una mostra del fotografo Giulio di Meo dal titolo “Fragole Amare”, con immagini realizzate nel luglio del 2009 nei campi della campagna di Parete (CE) in cui lavorano per la maggior parte migranti, ed una mostra di libri sulla storia del movimento operaio curata dalla Biblioteca F. Serantini di Pisa. Per informazioni rivolgersi a: Fausto Pascali, cell: 3394729143 (email: califaust@gmail.com).
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