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Ex alloggio di suore occupato da Otto famiglie, Unione Inquilini: “mettersi davvero una mano sul cuore… e praticare il rispetto dei diritti umani elementari”

Emergenza abitativa a Livorno, 40 sfratti in media ogni mese, conseguentemente molti immobili occupati. Una situazione figlia di una crisi economica senza precedenti che a colpito questa città ma, anche il prodotto di politiche sociali incapaci a dare riposte concrete

24aprile 2017 Redazione

Risale a giovedì 20 aprile, l’ultima occupazione di una palazzina di proprietà della Chiesa in via Corcos, da parte di otto famiglie. Si tratta di un edificio inutilizzato su due piani, fornito di energia elettrica ed acqua. Il vescovo nella omelia di Pasqua, richiamandosi al dramma dei senza tetto, volle ricordare il fatto che nella città di  Livorno sono ben 7.000 le case sfitte e pertanto utilizzabili a dare una risposta temporanea alla emergenza, dichiarando:

“Non mancano né case né lavoro. Manca il cuore”

Nel primo incontro tra il sindacato Asia-Usb, la Caritas Livornese e due suore rappresentanti della proprietà, al di là della cordialità e condivisione di massima su molte questioni riguardanti l’emergenza abitativa (soprattutto con la Presidente della Caritas Rafaella Spezio), le posizioni restano tuttavia lontane. Vero è che la palazzina non è direttamente di proprietà della Curia Livornese, ma certamente il ruolo del Vescovo, potrebbe comunque risultare sostanziale al fine di trovare una soluzione condivisa.

Dalla Diocesi è stata espressa vicinanza alle famiglie ma, nel rispetto della legalità. E la domanda, che con preoccupazione, si pongono gli occupanti  è relativa a cosa significhi l’affermazione del: “prima la legalità”

Solidarietà  alle famiglie è stata espressa anche dall’Unione Inquilini:

“Piena solidarietà alle famiglie che di Via Corcos. Peccato, ci avevamo creduto e vogliamo ancora credere alle parole del Vescovo di Livorno, che in pieno accordo col Papa invitava il popolo dei cristiani e le autorità dello Stato ad aprire il proprio cuore e dare sostegno e casa agli ultimi”

Ora dopo l’incontro con la delegazione romana delle suore Paoline, con la gentile mediazione di Caritas, e la risposta tremenda delle religiose, che hanno chiesto lo sgombero entro due o tre giorni e si sono appellate alla legge Renzi che prescrive di non concedere elettricità e acqua ai bambini delle famiglie buttate in strada dalla crisi, fatichiamo a capire il messaggio del Vescovo Giusti.

Ci par di aver inteso alla luce dei fatti che alcune delle pecorelle della chiesa, intendano si aiutare i fratelli più poveri e sfortunati nello spirito di carità cristiano, purché ci sia un rimborso. 

Ci perdonino Caritas e suore se abbiamo equivocato, ma questo è ciò che abbiamo inteso. Comprendiamo che ci sono minori problemi a offrire ospitalità ai richiedenti asilo, poiché lo Stato paga per loro vitto e alloggio agli ospitanti (ogni 100 rifugiati alle associazioni benefiche, ma anche albergatori e operatori economici, lo Stato rimborsa all’anno un milione e centottantamila euro), e che aiutare gratuitamente persone residenti italiane o straniere sfrattate per morosità incolpevole, lavoratori travolti dalla crisi economica, è un altro paio di maniche.

Lo abbiamo appreso dall’esperienza e già ne avevamo avuto l’avviso quando il Comune attraverso l’assessore Cantù aveva chiesto l’uso dell’ex scuola di S. Anna dei Frati trinitari e dovette rinunciare a fronte di una richiesta molto onerosa che ovviamente con i tagli di trasferimenti, non era possibile accettare. Oggi la struttura di Via S. Anna è utilizzata per i richiedenti asilo in cambio di un sostanzioso rimborso Statale.

Sia chiaro, poiché siamo feroci critici del capitalismo che con la sua insensatezza e crudeltà ha ridotto alla miseria miliardi di persone, per consentire l’arricchimento fuori da ogni misura di pochissimi individui padroni del pianeta, coerentemente riteniamo che civiltà e umanità impongano l’accoglienza dei migranti, in fuga da territori devastati dai predatori del colonialismo, vecchio e nuovo, e da tempo chiediamo un diverso modo di utilizzo di questi fondi che coinvolga le famiglie residenti in difficoltà, per impedire nuovi razzismi.

Esprimiamo piena solidarietà alle famiglie che utilizzano la palazzina in Via Corcos, chiediamo che non siano interrotte le utenze, che chi mette a disposizione strutture per uso sociale spinto dal buon cuore dimostri lo spirito caritatevole, consegnando la palazzina al Comune per utilizzarla per tutti coloro in gravissimo disagio economico, e che il Sindaco e la Prefetta s’impegnino per un’accoglienza garantita a tutti, ai richiedenti asilo e agli sfrattati residenti senza più reddito e casa.

Ogni tanto oltre che in tasca bisognerebbe mettersi davvero una mano sul cuore, fare quello che il Papa predica ai credenti, o più banalmente seguire i dettami costituzionali e praticare il rispetto dei diritti umani elementari, anche senza alcun tornaconto economico.

Il richiamo a dare risposta agli sfollati è ovviamente anche per il Comune, pur impegnato in un difficile equilibrio tra bisogni crescenti e risorse decrescenti, occorre fare molto di più e meglio, e ci auguriamo di poter presto ricominciare un confronto necessario, quasi del tutto interrotto nello scorso anno, senza dimenticare la Prefetta, che dovrebbe garantire insieme al Sindaco la tutela di minori malati gravi, anziani, sfrattati dalle proprie abitazioni, in mancanza di alloggi di soccorso disponibili, in presenza di leggi regionali e nazionali, che hanno come obiettivo la difesa degli sfratti incolpevoli.

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