11192017Headline:

Gli infortuni sul lavoro,  dati Inail, nei soli  primi tre mesi dell’anno sono stati circa 162mila, di cui 190 con esito mortale (+8%)

Un dramma sociale che riguarda anche la Regione Toscana e la provincia di Pisa

10luglio 2017 da Giusti Federico

Mentre la politica discute di questioni spesso irrilevanti, si muore sul lavoro e per il lavoro come denota la denuncia di  quasi 16 mila cittadini\e per malattie professionali molte delle quali sono per altro non denunciabili perché non ancora riconosciute come tali. Contrariamente a quanto scritto, gli infortuni sul lavoro sono cresciuti del 6% in soli 12 mesi. Possiamo, come fa l’Inail, spiegare l’aumento con i due giorni lavorativi in più rispetto al 2016 ma, resta il fatto che tra malattie professionali, infortuni e morti sul lavoro l’Italia continui ad avere questo triste primato. 

  • La intensificazione dei ritmi lavorativi è alla base degli infortuni, non  caso sono proprio industria e servizi a registrare il numero più alto degli infortuni con particolare attenzione al mondo degli appalti dove le condizioni di sicurezza sono spesso sottovalutate. Sempre nei primi tre mesi del 2017 ci sono stati 14 morti in più dello stesso trimestre 2016, un aumento che in percentuale è dell’8%.
  • La scarsa manutenzione del territorio e delle strade, case ed edifici pubblici costruiti senza rispettare le normative di sicurezza, la sottovalutazione dell’impatto ambientale da parte di numerosi enti locali aggiungono alle già elevate percentuali di infortuni e decessi numeri ancora più drammatici. La sicurezza sul lavoro, la salute di chi lavora è strettamente connessa con gli interventi a tutela della salute pubblica e della manutenzione dei territori che con la Legge Del Rio hanno subito una feroce diminuzione mancando alle Province risorse, mezzi ed uomini. 

Il leggero calo delle malattie professionali si spiega solo con il fatto che la tabella delle malattie riconosciute non considera innumerevoli casi e come accaduto nel passato solo con anni di ritardo ci si accorge della pericolosità di certe sostanze. Eppure, come nel caso dell’amianto, quando in Italia certe lavorazioni continuano imperterrite , in altri paesi vengono sospese sulla base di studi e ricerche mediche scientifiche. Anche il dinsinvestimento nella ricerca gioca un ruolo negativo.

I dati Inail confermano che siamo tutti a rischio, la salvaguardia della salute e sicurezza sono del resto l’ultima preoccupazione dei governanti

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