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I troppi ostacoli alle assunzioni nella Pubblica Amministrazione

La soluzione sarebbe a portata di mano per i servizi pubblici e il loro effettivo rilancio: escludere le assunzioni dai vincoli di spesa e dalle mille regole imposte nel corso degli anni.

10aprile 2017 da Federico Giusti

In ogni caso, la programmazione del fabbisogno degli organici è un elemento dirimente, in assenza della quale, le assunzioni non possono avvenire.

Ma questa programmazione come avviene? Sicuramente non in base agli effettivi  bisogni dei servizi, negli Enti Locali il programma di mandato del Sindaco privilegia alcune assunzioni invece di altro, il parametro scelto non è quello di sostituire il personale dove ce ne sia maggiore bisogno. Analogo discorso va fatto per la sanità, per capire dove e chi assumere basterebbe guardare a quanti posti di lavoro si sono persi negli ultimi anni.

Ma, alla regola matematica sono subentrati ben altri parametri, ragione per cui non potrà esserci rilancio effettivo del servizio pubblico senza rivedere quel sistema di regole iniquo e vessatorio costruito negli anni di austerità. Questo sistema è la causa di ospedali senza infermieri e medici, di interminabili liste di attesa, di scuole e territorio senza manutenzione e anche di ispettori assenti e impossibilitati a controllare la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la osservanza di normative spesso elementari. E’ inutile piangere sulle morti del lavoro o nel crollo di una strada o di una casa in area sismica se prima non ci poniamo una semplice domanda: con adeguati interventi pubblici, con interventi strutturali, rivedendo gli organici ma anche il modo di operare, queste morti sarebbero state evitabili? La risposta è sicuramente positiva, la manutenzione, la prevenzione, il controllo se non restano parole astratte dovrebbero produrre percorsi reali in presenza dei quali i benefici sarebbero tangibili.

Anni di blocco del turn over hanno segnato ferite profonde, gli organici nella Pa sono calati di 500 mila unità, molti servizi sono stati ridotti ai minimi termini.

Una volta rimosso il blocco del turn over, sono tornate le assunzioni ma con il contagocce, le amministrazioni “virtuose” debbono sempre tenere conto del numero dei cessati per le assunzioni. Ma poi, quanti sono poi gli Enti virtuosi? Difficile quantificarli e poi questa virtuosità non ha permesso di rimuovere molti degli innumerevoli vincoli in materia di assunzione visto che permangono limiti dettati dal rapporto tra spesa del personale e spesa corrente, o per gli enti dissestati il rapporto tra dipendenti e popolazione. In ogni caso a pesare sono le entrate correnti che nel corso degli anni il Governo ha drasticamente ridotto tagliando risorse. Da queste poche considerazione si evince che scientemente sono state costruite delle regole per affossare gli Enti Locali e, pertanto i servizi pubblici si sono ridotti  limitando la capacità di spesa, infine i vari Governi si sono accaniti sulla spesa di personale vincolandola alla programmazione triennale e a quella annuale. 
In questi anni abbiamo perso migliaia di posti di lavoro ma di recuperarne anche una minima parte manco si parla, anzi si potrà spendere solo in rapporto ai cessati. Poi il capitolo stabilizzazioni che vede un numero decisamente basso di precari da assumere e l’assenza delle “linee guida di Funzione pubblica sulla programmazione del fabbisogno e sulla rideterminazione della dotazione organica da parte del Dipartimento della Funzione pubblica” che avrebbero dovuto essere note da mesi. Insomma un gran pasticciaccio alimentato da incertezze normative e da deliberate scelte politiche, dal vincolo del fabbisogno triennale (e in caso di mancata presentazione dello stesso?)

Ma a pesare maggiormente è l’obbligo di rispettare il pareggio di bilancio nell’anno precedente, il tetto in materia di spesa del personale, l’obbligo di attestare eventuali dipendenti in sovrannumero, avere adottato azioni positive per le pari opportunità, certificati i crediti telematicamente, essere in regola con il piano della performance che a sua volta deve possedere tutti i requisiti previsti dalle normative. Un autentico percorso ad ostacoli creato a sommo studio per limitare al massimo le assunzioni, del resto chi ha sbagliato anche a calcolare gli spazi finanziari per le opere pubbliche si trova nella impossibilità di effettuare nuove assunzioni. Alla luce di tutto ciò, sarà possibile superare gli ostacoli oggi quasi insormontabili e rilanciare i servizi? La risposta è negativa, la strada percorribile resta quella di: rimuovere i tetti di spesa per le nuove assunzioni, la cancellazione dei vincoli in materia di assunzione, una grande opera di modernizzazione della Pa, organici adeguati nei ruoli dirimenti per il servizio pubblico.

Iniziamo allora a parlare di sicurezza nei termini giusti perché 2 morti sul lavoro al giorno (percentuale ufficiale), porzioni di territorio devastato, aree terremotate ancora da ricostruire a distanza di anni da sisma, sono esempi semplici che dimostrano come in assenza di welfare e di pubblico la nostra vita sia all’insegna della insicurezza.

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