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Il 10 febbraio, alla libreria Erasmo presentazione del libro “Democrazia davvero”

Venerdì 10 febbraio alle 17,30 Maila Nosiglia, Marcello Toninelli e Fulvio Tasca presentano alla libreria Erasmo il saggio “Democrazia davvero”

7febbraio 2017 redazione

Il tema del libro, da anni oggetto di studio, riflessioni e sperimentazioni pratiche da parte di politici, filosofi, sociologi e politologi, sta cominciando a imporsi con sempre maggiore forza ed evidenza nel dibattito politico.

  • Da un lato Eugenio Scalfari, dalle colonne di Repubblica, ammette apertamente che quella che ci hanno abituato a considerare una democrazia, è di fatto una classica oligarchia.
  • Dall’altro la rivista Left pubblica un servizio sulla democrazia partecipata basata su sorteggio, referendum e giurie dei cittadini, mentre su quotidiani e siti online si accavallano le interviste a Yves Sintomer (“Il potere al popolo”) e David Van Reybrouck (“Contro le elezioni”), esponenti di punta del movimento a favore del passaggio a una reale democrazia.

Nel saggio “Democrazia davvero” Marcello Toninelli e Maila Nosiglia ripercorrono la storia della democrazia e degli altri sistemi di governo dall’Antica Grecia a oggi, analizzano i cambiamenti avvenuti nella società e dentro di noi nel corso del Novecento, danno conto delle sperimentazioni di strumenti partecipativi negli ultimi decenni e presentano tutte le proposte attualmente in campo per passare a un sistema davvero democratico basato su una diversa architettura istituzionale. 

In un mondo in cui quella che Jean Latouche chiama la “Macchina occidentalizzante” si trova al bivio tra la catastrofe ecologica e la propria autodistruzione, il progetto di un sistema di governo finalmente gestito in prima persona da cittadini e cittadine che siano insieme governàti e governanti è l’unica via d’uscita dall’attuale impasse, e la sola concreta rivoluzione possibile.

Sinossi del libro:

All’indomani delle rivoluzioni americana e francese la borghesia delle nascenti repubbliche, per tenere lontana qualsiasi forma di democrazia (ritenuta pericolosa quanto inefficace) e impedire così che il potere appena strappato dalle mani di re e aristocratici finisse nelle mani del popolo, scelsero come sistema di governo quello rappresentativo basato sulle elezioni. Un sistema che produce oligarchie, ma al quale fu quasi subito appiccicato il termine di “democrazia”, cioè proprio quello del genere di governo che si era voluto evitare. Da questo equivoco nasce buona parte dei guasti della politica coi quali ci confrontiamo ai nostri giorni: partiti-chiese impegnati in una interminabile guerra per bande per la conquista del potere, politici professionisti interessati solo alla propria carriera, corruzione diffusa, impotenza dei parlamenti e scelte di governo calate dall’alto dal mondo dell’imprenditoria e della finanza si tengono inestricabilmente in un sistema marcio e malato che ha smesso da tempo di dare i pochi, buoni frutti che solo casualmente è stato capace di produrre. È dunque ora di passare ad altre modalità per prendere le decisioni sui problemi che ci riguardano.

Non c’è bisogno di inventare niente

La storia ci soccorre con le parole di Aristotele relative al sistema in uso nell’Antica Grecia, cioè il sorteggio: “eleggere è un modo di procedere oligarchico, mentre è democratico tirare a sorte.” Ma è possibile applicare alla complessa società moderna questo strumento utilizzato in passato nel ristretto della Città Stato di Atene, in alcuni Comuni italiani, o nelle città spagnole della Corona D’Aragona? Sulla base delle esperienze di James Fishkin, di Terril Bouricious e degli studi di Yves Sintomer e David Van Reybrouck, gli autori di questo esaustivo saggio sostengono di sì. E spiegano come.

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