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Il diario piombinese dell’incontro con Egidia Beretta Arrigoni, la madre di Vik

La madre di Vittorio Arrigoni arriva nel tardo pomeriggio di mercoledì 8 febbraio alla stazione di Campiglia, insieme all’amica Alberta. Sono stanche e infreddolite, dopo il lungo viaggio dalla Brianza alla Maremma, quando Eraldo Ridi e io le accogliamo sul marciapiedi numero 1, sotto la pioggia. Sono emozionato come un collegiale: da lungo tempo provavamo ad avere con noi la madre di Vik!… Lasciamo Egidia e Alberta all’hotel Ariston affinché possano tirare il fiato, prima di cenare insieme a casa di Eraldo, un posto speciale arrampicato in alto sopra piazza Bovio, accanto al Castello. Nonostante il buio e la pioggia, il panorama a 360 gradi lascia senza fiato le nostre ospiti. La pasta ai frutti di mare, preparata da Eraldo, è ottima, il buon bianco fresco favorisce la conversazione…

21febbraio 2017 di Paolo Gianardi

Vengono a galla ricordi di Vittorio, che sua madre custodisce gelosamente e con rigore: a chiunque intenda pubblicare materiali su di lui, chiede e impone di rispettarne fedelmente il pensiero e l’azione per quello che sono stati, così come sono documentati. A tratti, per un momento appena, Egidia abbassa lo sguardo mentre la sua voce si incrina, magari ricordando come Vik fosse un ragazzo appassionato di musica e di libri, più che uno studente diligente… Viene fuori indirettamente l’immagine di genitori che molto hanno gioito e sofferto, riconoscendo sempre a Vik il diritto di seguire la sua strada, faticosa e felice, soprattutto a Gaza, dove la sua vita breve e feconda si concluderà nel sangue. Da Gaza Vik aveva documentato per Il Manifesto tutta la disumanità dell’aggressione delle forze armate israeliane – l’umanità dolente della popolazione palestinese, sotto l’assedio spietato dell’operazione Piombo fuso, a cavallo del capodanno 2009. Durante quelle terribili settimane, Vik e i suoi compagni attivisti dell’International Solidarity Movement svolgono soprattutto il ruolo di scudi umani sulle ambulanze che trasportano le vittime inermi ferite dalle bombe israeliane. Vittorio svolge una critica serrata della politica seguita dai governi israeliani (che guidano la più temibile potenza nucleare del Vicino Oriente), senza per questo dimenticare la Shoah; e senza sottacere limiti ed errori dei gruppi dirigenti palestinesi.

Ma è arrivata l’ora di andare al Centro Giovani per l’incontro con i cittadini di Piombino. I quali arrivano alla spicciolata, in barba alla pioggia. Arrivano attivisti del Centro di solidarietà internazionalista Alta Maremma ed esponenti di Rifondazione; militanti di Arci, Samarcanda e Restiamo umani, che hanno dato vita all’incontro, insieme al Centro Giovani e con il patrocinio del Comune, rappresentato dall’assessora Paola Pellegrini. Arrivano insegnanti e studenti, arrivano quelli della commercio equo e solidale. Il cattolicesimo “conciliare” piombinese è presente in buon numero, si riconoscono i volti di uomini e donne delle parrocchie, come quello della monaca Laura Gusella, biblista apprezzata non solo a Piombino. Ci sono protagonisti della vita associativa e politica della città, come Anna Tempestini, che svolgerà un intervento accorato, al pari di quelli di Franco Repeti, Nada Bertini, Sara Martellacci, Elisa Maggi e altri, di cui non ho inteso bene il nome. Dopo il video con le immagini, la voce, il pensiero di Vik, si fa un grande silenzio nell’auditorium, mentre Egidia comincia a parlare.

Per me è un’emozione profondissima, da lungo tempo immaginata, senza riuscire a prevedere quel che mi si rimescola dentro adesso. Molto prima, e più, che agli aspetti politici della sua vicenda – i quali pure mi appassionano da sempre –, penso che il figlio di Egidia ed Ettore era nato due anni dopo mio figlio… Nella voce di lei c’è tutta la mesta fierezza di chi porta in sé un immenso dolore, per una causa immensamente degna.

Quella commozione si fa ancora più forte giovedì mattina, mentre guardo i ragazzi e le ragazze di una terza media di via Torino e di tre prime dell’Ips, Iti e liceo-scienze umane di via della Pace. Li ho già incontrati in classe nelle scorse settimane, per raccontare loro di Gandhi e Luther King, ispiratori della nonviolenza attiva e rivoluzionaria di Vittorio Arrigoni. Ora sono qui tutti insieme, arrivati sotto la pioggia battente, un po’ spaesati, armati dell’immancabile smartphone, capelli pettinati nelle fogge più improbabili, brache calanti e sguardi che tengono d’occhio le profe… Seduti in disparte, un po’ imbarazzati, ci siamo noi, incuriositi matusa: Paolo Francini, Stefania Martelloni, io e Leonello Ridi, il quale ha portato pure lui la propria testimonianza nelle aule scolastiche; almeno per Leonello e per me, suonano familiari e toccanti i sobri richiami di Egidia alla propria ispirazione cristiana.

 Usciamo dall’incontro con gli studenti, mentre risuonano le note e i versi di “Un mondo migliore”, per la voce di Vasco Rossi. Non piove più, anche se il grecale teso non fa complimenti. Ci scappa una visita a Sant’Antimo, ci accompagna nel chiostro Michele Ginanneschi. Poi, in municipio: Egidia si siede attenta a seguire i lavori del consiglio comunale in corso (è stata la sindaca del suo paese per dieci anni); una cortese e attenta funzionaria, a cui la presentiamo, le fa dono di qualche pubblicazione concernente la nostra città. A pranzo al Volturno, ci stringiamo intorno ad Egidia e Alberta, per ascoltare e raccontare delle nostre vite, della nostra generazione, mentre l’orologio scivola sempre più rapido verso l’appuntamento con la frecciabianca per Milano. Abbracci di saluto alla stazione di Campiglia, spazzata dal vento gelido, mentre ci scambiamo ancora una volta l’augurio e l’impegno di Vik: “restiamo umani…”

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