Incendi e siccità, la Lipu chiede di annullare la stagione venatoria 2017/2018 in Toscana

“I numeri delle tante calamità innaturali, parliamo di incendi quasi tutti di origine dolosa, che ad oggi hanno funestato il nostro Paese sono drammatici: nel 2017 sono finora andati a fuoco 117.579 ettari di boschi”

26agosto 2017 da Dott.ssa M. Patrizia Latini  Delegato Provinciale LIPU Grosseto

 

Nella foto, resti di una volpe
Nella foto, lacci per cinghiali

Considerando una presenza media di 400 animali appartenenti ad ogni specie per ettaro, significa che più di 40 milioni di animali selvatici hanno perso la vita direttamente a causa degli incendi ed a questo numero è necessario aggiungere le cifre, non quantificabili, delle morti di fauna selvatica per l’assenza di precipitazioni e quelle dovute all’interruzione della catena trofica, calamità che colpiranno a morte anche i tantissimi uccelli migratori in arrivo, per i quali il nostro Paese è una rotta obbligatoria. La Toscana è una delle Regioni maggiormente interessate dagli incendi e dalla siccità, tanto che è stato richiesto lo stato di calamità ed ancora oggi, per assenza totale di precipitazioni, l’emergenza idrica che ha messo in ginocchio il nostro Paese non accenna a diminuire al punto che nei giorni scorsi il Ministro delle Politiche Agricole si è detto pronto ad attivare il Fondo di Solidarietà Nazionale.

Ma anche per la fauna selvatica occorre ora un piano nazionale speciale e provvedimenti  immediati di tutela in tutte le Regioni, in Toscana in  particolare, alla vigilia non solo della apertura della stagione di caccia 2017/2018, che non ha visto apposta alcuna modifica a tutela della fauna così provata rispetto agli anni precedenti, ma che addirittura prevede una preapertura con uccelli ancora nei nidi, dato che molte specie hanno tentato una ritardata ultima nidificazione poiché sono andate distrutte per incendi le precedenti. Non è civilmente tollerabile che i cacciatori preparino laghetti artificiali nella campagna desertificata dalla siccità per attirare animali selvatici assetati ed affamati per divertirsi ad ucciderli, comodamente appostati in capanni o tra i canneti e cespugli secchi o “appollaiati” su altane, con “zimbelli e volantini”, aspettando i colombacci, stremati dalla migrazione e adesso anche in disperata ricerca di luoghi ove abbeverarsi!

La Regione Toscana sta consentendo l’inizio di un’altra vera e propria “calamità innaturale”, assolutamente prevedibile però, fatta di fucili e piombo, esercitata quest’anno su animali già fortemente stremati, i pochi sopravvissuti. Si sta autorizzando una “strage sulla strage”, per esclusivo divertimento di pochi, a danno di tutta la popolazione alla quale la fauna selvatica appartiene per legge e il 68,5 % della quale, ricordiamo, è contraria alla caccia (rapporto Italia 2016 Eurispes). La percentuale di cacciatori, (elaborazione Coldiretti, su dati Istat e Federcaccia 2007) è dell’1,2% dell’attuale popolazione italiana, risiedono  soprattutto in Toscana, e tale percentuale è in drastica diminuzione negli ultimi anni. Da considerare anche che, attualmente, la maggior parte dei cacciatori ha un’età compresa tra i 65 e i 78 anni, l’età media è in aumento e tale fattore potrebbe costituire oggettivo aumento anche del rischio di incidenti.

Quest’anno siamo nel pieno di un vero e proprio disastro ambientale, che mette a rischio gli equilibri ecologici della fauna e dell’ambiente e che avrà gravi ripercussioni anche sulla nostra vita quotidiana.

Per questo motivo la LIPU Grosseto chiede fermamente l’annullamento della stagione venatoria 2017/2018 in tutta la Toscana perché se vi è calamità naturale per gli agricoltori, che forse non hanno fatto buon uso delle risorse idriche utilizzandole per produrre mais da bruciare in biomasse, a maggior ragione è calamità naturale per tutta la fauna selvatica, da tutelare e non sterminare nelle poche zone dove ora si è rifugiata dopo gli incendi per trovare acqua, cibo e riparo. Perché non creare, almeno per quest’anno, centri di tiro al piattello per chi vuole continuare ad esercitarsi, senza distruggere, forse per sempre, il patrimonio faunistico italiano rimasto e non solo?

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