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Inchiesta sui dipendenti pubblici: “Vogliamo che si parli di noi, ma non solo per fatti di cronaca”

“V’era una volta il dipendente comunale, fannullone o produttivo che fosse, era pur sempre un pubblico ufficiale, vogliamo che si parli di noi non per fatti di cronaca, i servizi pubblici sono in stato di abbandono e stiamo perdendo il rapporto con la cittadinanza”

05ottobre 2017 da Federico Giusti e Antonio Piro, Sindacato Generale di Base Pisa

Inizia così, l’accorata lettera inviata da decine di dipendenti pubblici al Sindacato Generale di Base. Questa, la ragione che ha spinto impiegati comunali e della sanità ad uscire allo scoperto e che, postiamo integralmente:

“Negli ultimi anni il pubblico dipendente ha perso gran parte di quelle connotazioni che prima lo facevano apparire come un lavoratore speciale, atipico, che in apparenza poteva sembrare “privilegiato” ma in sostanza doveva sottostare a doveri e regole rigide. Oggi sul dipendente pubblico incombono codici disciplinari più restrittivi del privato (per esempio le sanzioni della Magistratura contabile), il salario è ai minimi storici (di sussistenza), gli stipendi bloccati da 9 anni, il potere contrattuale ridotto ai minimi termini, la immagine del dipendente pubblico rovinata per sempre da quel populismo demagogico capace di trasformarlo in un parassita agli occhi di un’opinione pubblica ingannata da luoghi comuni e post-verità di ogni genere. Capiamo bene le proteste della cittadinanza, siamo dalla loro parte ogni volta che si chiedono migliori e maggiori servizi, liste di attesa abbattute, vorremmo solo che si individuassero i responsabili effettivi di questa situazione che non sono certo i\le dipendenti del pubblico.

Il dipendente è invisibile:

può lavorare per mesi senza destare alcun interesse/attenzione nel suo dirigente. Viene notato solo se commette un errore, ad esempio se viene sorpreso lontano dal posto di lavoro in orario di servizio o se ci sono complicazioni in corsia. A quel punto verrà mandato al martirio, sottoposto al pubblico ludibrio per danno di immagine da una amministrazione che, nella quotidianità, non dimostra alcuna preoccupazione verso l’operato dei propri dipendenti.

Il dipendente non viene formato soprattutto nei Comuni.

Nell’arco di un ventennio di servizio avrà partecipato al massimo ad un paio di corsi di formazione, solo a quelli imposti come strettamente indispensabili dalle disposizioni normative, per esempio quelli in tema di sicurezza. Se poi è il dipendente a chiedere formazione, la risposta può variare da “non c’è disponibilità economica” a “non c’è nessun’altro che sa fare il tuo lavoro e l’ufficio non può permettersi di lasciarti andare al corso”. La formazione è considerata mero adempimento, scocciatura, e nient’altro.

Il dipendente negli uffici trascorre mesi al freddo,

in locali dove d’inverno piove e fa freddo e d’estate si cuoce, con impianti di riscaldamento/raffreddamento non funzionanti e senza che nessuno si occupi del problema, al contrario è certo che qualcuno interverrà se il suo cartellino mensile delle timbrature presenta un’anomalia insignificante, e anche in questo caso ci vorranno mesi rendendo difficile giustificare la sua piccola o grande mancanza. Oppure chiede invano una divisa, o per riceverla passano settimane o mesi. Se poi rivendica un’area parcheggio in prossimità del lavoro si sente rispondere che l’azienda non è obbligata a farlo, nel frattempo i mezzi pubblici sono sempre di meno ed è difficile raggiungere l’Ospedale alle sei o sette del mattino, se non svegliandosi due ore prima.

Il dipendente pubblico può essere un diversamente abile

ma lavorare in un palazzo di nuova costruzione con tante barriere architettoniche da invogliare il suo dirigente a scegliere per lui un “luogo più’ consono alla tua condizione”, come se le barriere architettoniche fossero causate dalla disabilità. E siamo nel 2017.

Il dipendente pubblico adesso ha paura.

Se ti adoperi per il rispetto delle normative puoi anche determinare la chiusura di un servizio perché nulla si fa per risolvere i problemi. Perfino nel compiere un atto dovuto bisogna prestare grande attenzione. Ma attenzione a non commettere un grave errore, quello di portare alla luce dei riflettori le inadempienze e le mancanze del tuo Ente. In alcuni comuni e a aziende ospedaliere ci sono denunce e procedimenti disciplinari contro delegati e lavoratori solo per avere preso una pubblica posizione o scritto un commento su FB.

Si dimentica che dagli anni ‘90 il personale a riposo non è stato sostituito (o è stato sostituito parzialmente) mentre le competenze sono aumentate.

Eppure i carichi di lavoro e la gestione dei servizi non tiene in alcun conto questa situazione di grave disagio. l’informatizzazione ha semplificato il lavoro ma allo stesso tempo ha richiesto un’ulteriore professionalità e competenza e un livello di attenzione costante e decisamente maggiore diventando anche un fattore di stress correlato al lavoro. se ci sono problemi devi per lo più risolverli da solo\a. Non si può neppure dimenticare che, a causa delle mancate assunzioni, l’età media del personale è aumentata ed oggi la forza lavoro nella Pa in Italia risulta la più vecchia d’Europa. Ma neppure di questo si tiene conto.

Avvicinarsi alla pensione,

dopo 40 anni di servizio con l’amara constatazione di operare in condizioni sempre più disagiate, con carichi di lavoro lievitati e la completa disattenzione degli amministratori verso i servizi che si offrono alla cittadinanza tanto è vero che hanno perfino distrutto la dotazione organica come riferimento assoluto per le assunzioni future.

Ogni giorno vediamo crescere nei lavoratori e nella popolazione sfiducia, rabbia, delusione verso quel sistema dei servizi pubblici che aveva tutte le carte in regola per funzionare e rispondere alle esigenze dei cittadini ma, invece si è piegato agli atti di indirizzo degli amministratori. Nessuno ricorderà lo spirito di servizio, l’autoformazione e l’ intelligenza prestata a fini pubblici, si ricorderanno di te, eventualmente, solo per contestarti un errore, addebitarti un danno, accusarti a posteriori di un disservizio, e tutto questo magari per coprire errori o mancanze derivanti da scelte amministrative e politiche. Oppure ti chiameranno alla presenza del Sindaco per consegnarti una medaglina e l’attestato una volta che sarai in pensione, sarai la comparsa in un evento pubblico nel quale il solo protagonista sarà il Sindaco.

Ma nonostante tutto continuiamo a credere in ciò che facciamo e pensiamo che valga ancora la pena di lavorare in un Ente pubblico, nonostante che Governo, sindacati nazionali e amministratori operino scientemente per farci cambiare idea.

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