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La periferia alla ribalta, con “Scenari di quartiere”, dal 9 al 17 settembre tre appuntamenti imperdibili

fabrizio brandiFabrizio Brandi, direttore della rassegna, ha presentato a La Guglia, nel cortile dei caseggiati compresi tra i numeri civici 18-23 di piazza Barriera Garibaldi a Livorno, la nuovissima rassegna “Scenari di quartiere – Teatri al calasole 2016”

4settembre 2016 admin

Tre gli appuntamenti in programma nel mese di settembre, con inizio sempre alle ore 19.15, che si svolgeranno direttamente in alcuni cortili tra le case popolari della periferia e che vedranno impegnati attori e registi livornesi: narrazioni a cui sarà possibile assistere gratuitamente e che avranno come soggetto proprio storie di Livorno e dei livornesi, storie di “straordinaria ordinarietà”, in una contesto e tessuto sociale ricco, curioso, irriverente e profondamente artistico.

Image and video hosting by TinyPic“Scenari di quartiere – Teatri al calasole” è una rassegna di narrazioni popolari che raccontano luoghi, vicende e personaggi, dei quartieri della città di Livorno.

I tre spettacoli in programma, “Otto Con” (9settembre), “Picchi” (16sett.) e “Blocco 3” (17sett.) hanno come sfondo una Livorno popolare in diverse epoche storiche.

“Picchi” e “Otto con” sono accomunati da una vicenda sportiva: la storia del grande Armando Picchi che da “ruzzare” a pallone  in piazza Mazzini, si ritrova nella grande Inter di Helenio Herrera; l’altra storia è quella degli Scarronzoni, portuali che vogavano per aggiudicarsi per primi lo scarico di una nave, che dalle spallette dei fossi della Venezia e del Pontino, si ritrovano  a gareggiare alle Olimpiadi di Los Angels nel 1932, e a Berlino nel 1936. Due vicende epiche.

“Blocco 3” invece è la storia di Mario Nesi, un ragazzino che cresce, con mille difficoltà, in un cortile del mitico quartiere la Guglia negli anni ‘80. Una vicenda, a suo modo, anche questa, epica.

Questa rassegna, organizzata dalla Fondazione Teatro Goldoni in compartecipazione con Comune di Livorno ed in collaborazione con l’Autorità Portuale, ha l’intento di portare il teatro nei luoghi che hanno respirato queste storie, con lo stesso spirito delle veglie spontanee che hanno sempre caratterizzato la nostra città.

Gli abitanti del quartiere, saranno quindi invitati a scendere da casa con le proprie sedie per partecipare agli spettacoli, che saranno ovviamente aperti alla partecipazione di tutti (ingresso gratuito). Il titolo della rassegna “al Calasole” indica il momento in cui andranno in scena gli spettacoli: nell’ora del tramonto. Al termine, sarà possibile gustare a prezzo popolare un tipico stuzzichino livornese con vino preparato da “Barretto in movimento”.

porto apertoVenerdì 9 settembre, ore 19.15, Andana degli anelli – Molo mediceo. In occasione dell’edizione annuale di “Porto Aperto”, Autorità Portuale Livorno presenta: “OTTO CON”

Monologo teatrale di Gabriele Benucci con Fabrizio Brandi. Elementi di scena Emidio Bosco, Disegno luci e fonica Alberto Battocchi. Regia Gabriele Benucci

benucci e brandiOtto con è il nome con cui, nel gergo del canottaggio, si indica l’imbarcazione da gara con otto vogatori più timoniere a bordo: otto remi poggiati su scalmi aggettanti,  diciotto metri di lunghezza per sessanta centimetri di larghezza. La più grande, la più difficile, la più ambìta da tutti i vogatori, perché saliti lì sopra bisogna diventare una squadra: una sola anima, un solo cuore, un solo battito di remo nell’acqua.

E’ questo che riuscirono a essere gli Scarronzoni, l’Otto Con più famoso della storia sportiva italiana di tutti i tempi: dodici volte campioni nazionali, due volte campioni europei e soprattutto altre due volte vicecampioni olimpici a Los Angeles nel ’32 e a Berlino nel ’36.

Tutti livornesi, tutti scaricatori di porto, manovali, operai, Risi’atori: quegli equipaggi che facevano a gara, a forza di remi, per toccare per primi i mercantili in arrivo e sbarcarne il carico; gli stessi che poi erano pronti a infilarsi tra le onde quando c’era da salvare qualche nave.

Erano così anche gli Scarronzoni: generosi, sfrontati, possenti. Tanto da vogare solo di forza, senza troppa attenzione alla tecnica e finire per “scarrocciare”, almeno agli inizi della loro avventura sportiva: da cui il nome irriverente ma simpatico che alludeva al loro procedere non sempre rettilineo e che rimase loro addosso per sempre.

Otto Con è uno spettacolo teatrale che narra la vera storia degli Scarronzoni attraverso la storia ideata di Cesare Milani: il “con” dell’Otto Con, il timoniere di sempre dell’armo livornese.

Alter ego dell’allenatore sulla barca, per vent’anni guidò gli Scarronzoni nelle loro numerose vittorie. Anche in quelle mancate di un soffio, ma che vittorie furono comunque per questa squadra di “ragazzoni del popolino, sempre abbronzati perché a lavoro tutto il giorno sotto il sole, che la cosa più elegante che avevano da mettersi era una camicia sdrucita e un paio di pantaloni con le pezze al culo”, per dirla con le parole di Cesare in scena.

Una squadra che, però, lottando anche contro la federazione italiana – favorevole a più aristocratici e ricchi circoli di canottaggio -, arrivò a giocarsela alla pari e persino a sconfiggere blasonati equipaggi di vogatori, provenienti da Oxford e Cambridge.

Ma gli americani no. Con loro non ci fu verso. Due centesimi di secondo a Los Angeles e sei a Berlino divisero per sempre gli Scarronzoni dalla barca statunitense e dalle medaglie d’oro olimpiche; seppure col dubbio irrisolto di un intervento sul negativo del fotofinish di Los Angeles.

In scena un attore solo per un solo personaggio: Cesare Milani. E’ attraverso i suoi occhi e le sue parole che vediamo e ascoltiamo una storia che va al di là della semplice impresa sportiva.

In Otto Con, infatti, c’è anche e soprattutto il racconto di una dedizione infinita alla propria passione, c’è – proprio per questo – quello di una storia d’amore fallita, della lotta per raggiungere un obiettivo contro ogni ostacolo, di uno scontro tra classi sociali. Il tutto proiettato sullo sfondo di miseria e sconforto che accompagnò la Grande Crisi del ’29 fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Per questo, in Otto Con le passioni personali, di coppia o di squadra, alla fine si stemperano dentro a quelle comuni ad un intero popolo in cerca della propria affermazione.

Venerdì 16 settembre, ore 19.15, P.za Giuseppe Saragat (fronte Circoscrizione 1 – Quartiere Corea). Mo-wan teatro presenta: “PICCHI”

Di Alessandro Brucioni – Michele Crestacci con Michele Crestacci. Regia di Alessandro Brucioni

crestacci michele 1Il calciatore e l’uomo, il capitano e il sognatore, la forza e la poesia. 171 centimetri, 71 chili, il 41 di scarpe. Una famiglia di marinai, un nonno anarchico e l’altro repubblicano costretto all’esilio. Armando Picchi portò nell’Inter di Herrera e Moratti tutto lo spirito ribelle e combattivo ereditato dalla sua terra e dalla sua famiglia. Quello spirito fece il cemento fortissimo di una squadra italiana che vinse tutto al mondo, vanto della Milano Capitale emergente della società industriale.

Dopo Modigliani e Caproni, Picchi chiude la trilogia di personaggi celebri livornesi che Michele Crestacci e Alessandro Brucioni hanno scelto per raccontare lo spirito di Livorno. Attraverso una narrazione comica e intensa viene ricostruito il percorso umano e professionale del calciatore Armando Picchi. Un simbolo di serietà, fedeltà e sacrificio. Un allenatore in campo, un punto di riferimento per la squadra nello spogliatoio, un uomo forte pronto al sacrificio: un capitano.

Lo spettacolo Picchi è un ritratto che passa dalle prime partite sul mare di Livorno alla indimenticabile finale di Coppa Campioni a Vienna del ‘64, dal boom economico alla rivoluzione sessuale del ’68, dal tenero incontro con l’amore alla drammatica vicenda personale che lo condusse alla morte. Sullo sfondo l’Italia che cambia. La TV, usi e costumi, e il calcio che da semplice e romantico sport collettivo si trasforma in un feroce business e in un simbolo sempre più significativo dell’evoluzione sociale e culturale della società odierna. Sullo sfondo Livorno con le sue brezze calde, con le sue ferite, le sue debolezze e le sue appassionate voci.

“La prima volta che ho indossato la maglia del Livorno mi sono sentito nudo perché la mia pelle era amaranto”.

Sabato 17 settembre, ore 19.15, P.za della Barriera Garibaldi (zona La Guglia numeri civici 18-23). Compagnia Brandi Niccolini Aldorasi presenta: “BLOCCO 3”

di Fabrizio Brandi e Francesco Niccolini con Fabrizio Brandi. Regia Fabrizio Brandi, Francesco Niccolini, Roberto Aldorasi

Fabrizio Brandi.La Guglia. Il circolino. Il giro d’Italia a tappini. Il bar Giuliano. La Pisorno. La Quercia. I bachi in frigorifero. I gatti contro il muro. Le Ghiande. La cassetta dei galleggianti. I maiali. Siddharta. La Vespa rossa. L’incerata. I Bagni Luana e i Fiorella. Posillipo. L’Estatè. Il libeccio. La pizza da Fauro. L’Americani. L’Ungheria. Il Paradiso. Le coreane. Camp Derby. Gli scogli piatti. Le triglie. Pajetta, Ingrao e Berlinguer. Oreste. Yuri senza la y. Mirkone con la k. Willi. Pedro. Ainstain. I fratelli Giordano. Gringo. Le caviglie di Cristina. Ciste e Acciuga. Paolino. La Gina. Mi pà.

La scheda

C’era una volta a Livorno, Mario Nesi, di anni undici, nato al Blocco 3, nel popolare e mitico rione della Guglia fra gli anni ’70 e ‘80. Il Blocco 3 è l’edificio che lo vede crescere, all’ombra del suo cortile e di una affollata e picaresca umanità, fra compagni di giochi esuberanti, e vicini di casa molto vicini. Mario, sotto l’ala protettiva del padre un tipico comunista d’acciaio di quei tempi, sviluppa i primi germi di ribellione umoristica e autocoscienza. La voglia di crescere ed emanciparsi, non tarderà a portare le prime trasgressioni e le prime esperienze amorose. L’ironia di Mario forgia il suo personaggio in un ritmo allegro ma non troppo.

Fabrizio Brandi-

Blocco 3 è il terzo palazzaccio di una serie di edifici di sicurezza, voluti dal regime fascista a scopo contenitivo per i sovversivi e architettonicamente commemorativo del tiranno (dall’alto si legge una scritta minacciosa come ricorda sempre a tutti il partigiano Oreste). È il centro di un mondo scomposto e ricomposto in un prisma che rifrange la memoria da diverse angolazioni. La narrazione tratteggia con disinvoltura  uno spaccato caleidoscopico della profonda umanità che vi si affolla e affianca Mario nel suo mestiere di crescere e di vivere.

Fabrizio Brandi (Livorno, 1965), attore.

Si forma alla Scuola di Ricerca Teatrale “Laboratorio Nove”  e alla Scuola di Commedia dell’ Arte e dell’ attore comico, diretta da Antonio Fava. Inizia le prime esperienze come attore comico insieme a Paolo Migone. Lavora con Barbara Nativi, Emanuele Barresi,Antonio Fava, Stefano Filippi. E’ attore di televisione e cinema ed ha lavorato con: Paolo Virzì, Roan Johnson, Francesco Bruni, Diego Abatantuono, Eugenio Cappuccio. Negli anni svolge in parallelo un percorso artistico personale realizzando numerosi spettacoli e narrazioni.  Attualmente impegnato con Francesco Niccolini e Roberto Aldorasi.

Francesco Niccolini (Arezzo 1965), drammaturgo e autore.

Da 19 anni scrive con Marco Paolini e insieme a lui ha realizzato alcuni degli spettacoli più visti della carriera di Paolini. Ha scritto testi per Sandro Lombardi, Arnoldo Foà, Luigi D’Elia, Anna Bonaiuto, Massimo Schuster, Fabrizio Saccomanno, Angela Finocchiaro, Alessandro Benvenuti, Giuseppe Cederna, Banda Osiris e Alessio Boni. Alcuni dei suoi spettacoli sono stati rappresentati in molti paesi d’Europa, in Africa, Stati Uniti e Asia da alcune delle più importanti compagnie italiane, francesi e belghe. Pubblica per Einaudi e Becco Giallo.

Roberto Aldorasi (Avellino 1981), regista.

Ha lavorato all’Odin Teatret in Danimarca agli spettacoli Ur-Hamlet(2006) e Medeas Bryllup(2008), regia di Eugenio Barba. E’ stato assistente di Barberio Corsetti ne La Guerra di Kurukshetra (I Classici dell’Olimpico 2013) e, insieme a Corsetti, ha diretto Pier Paolo!(2014). Per Corsetti ha curato varie coreografie di allestimenti lirici . Ha lavorato a Educazione Siberiana di Nicolai Lilin per il Teatro Stabile di Torino (2013). Insieme a Francesco Niccolini, per Thalassia, ha diretto gli spettacoli Kater (2014) e Andrè e Dorine (2014), con Luigi D’Elia. Nel 2013 ha diretto In Flagrante Delicto, una produzione Fattore K con Marcello Prayer. Nel 2015 ha diretto Corrispondenze, vincitore de I Teatri del Sacro 2015, e I Duellanti con Alessio Boni e Marcello Prayer, presentato in anteprima al 58° Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Ecco il trailer dello spettacolo: video blocco 3

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