07282017Headline:

Lo spostamento del baricentro occupazionale a Livorno

Livorno, territorio in grave crisi occupazionale

8maggio 2017 da Laura Banchetti, Rifondazione Comunista Livorno

Percorrendo la storia del comparto produttivo del nostro territorio cerchiamo di capire le cause che hanno generato  un tasso di disoccupazione,  molto alto nel quale spicca soprattutto quello di disoccupazione giovanile che oscilla intorno al 29% ed anche la percentuale dei licenziamenti della forza lavoro ultra cinquantenne cresciuta del 30% negli ultimi mesi.

A partire dagli anni ottanta, la vocazione industriale della città dovette misurarsi con una crisi generata dal disimpegno della partecipazione pubblica, (molto presente in città dal momento della revoca di porto-franco che ha scaturito complessi produttivi come il Cantiere Luigi Orlando, l’Eni o la centrale Enel) i cui effetti perdurano tutt’oggi. Il risultato fu un graduale spostamento del baricentro economico dai grandi complessi (cantiere navale, industria pesante) alle piccole e medie imprese e al terziario (Delphi, Trw).

In questo scenario, risultano assai contrastanti i dati relativi al turismo.

Se nel 2002 il movimento turistico negli esercizi alberghieri ed extralberghieri della città contava 110.814 arrivi e 378.946 presenze, in seguito si è registrata una notevole crescita del transito delle navi da crociera. Nel 2011 Livorno era il quarto porto d’Italia per numero di croceristi e l’ottavo nella classifica dei porti del Mediterraneo,ma solo una modesta percentuale di questo flusso turistico decideva di visitare la città.

Del resto, ad oggi restano irrisolte diverse questioni

Ad esempio l’ampliamento del porto con banchine dotate di fondali adeguati, il riassetto del waterfront portuale e il miglioramento delle strutture legate la traffico passeggeri, il recupero e valorizzazione del patrimonio storico della città (come, ad esempio, la difficile gestione delle Fortezze, dello Stabilimento  Termale Acque della Salute, i fossi medicei, la chiesa degli Olandesi e degli altri luoghi delle Nazioni), la dotazione di moderne infrastrutture viarie (completamento della Variante Aurelia tra Livorno e Quercianella) e le ferroviarie (potenziamento dei binari di collegamento con l’Interporto toscano Amerigo Vespucci), la riconversione e bonifica degli spazi lasciati dalle grandi industrie.

Questo scenario occupazionale del territorio si ripercuote direttamente sui cittadini

Ed ecco che molte persone di media età si  sono ritrovate senza occupazione ed inevitabilmente hanno deciso di inventarsi un’occupazione nella sfera commerciale e turistica. Partendo dal presupposto che la priorità assoluta per Livorno sia un intenso processo di reindustrializzazione e dato che questa prospettiva appare ancora troppo lontana, chiediamo all’amministrazione di impegnarsi per lo meno  ad attuare in tempi brevi  ciò che era stato scritto nel proprio programma di governo, in riguardo al potenziamento e alla salvaguardia del patrimonio storico e culturale della città.

Considerando anche le recenti notizie circa le notevoli entrate nelle casse comunali dovute a sanzioni e nuove tasse sul comparto stradale e viario (tralasciando il virtuosismo da parte dei livornesi circa il pagamento di tasse come la Tari tra le più alte nel panorama italiano), crediamo che le risorse a disposizione per attuare almeno questi piani siano sufficienti.

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