06242017Headline:

Maxi operazione antidroga nel porto di Livorno. Traffico di coca per la ‘ndrangheta, 10 arresti

Sequestrati 134 chili di coca, per un valore commerciale di 5 milioni di euro

20marzo da Costa Ovest, Livorno

Una vasta operazione contro il traffico internazionale di cocaina è stata condotta oggi in Toscana dal nucleo investigativo dei Carabinieri di Livorno e dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Pisa. Dieci le persone colpite dai provvedimenti delle forze dell’ordine. Cinque ordinanze di custodia in carcere ed altrettante ai domiciliari sono state eseguite durante il “blitz”.

Dopo un appostamento, avvenuto nei pressi della darsena, a bordo di un’auto con tre persone a bordo (si facevano chiamare il gruppo dei Pesci) sono stati sequestrati 134 chilogrammi contenuti in 120 panetti di cocaina del valore di cinque milioni di euro. Le indagini hanno preso il via, dall’omicidio di Giuseppe Raucci, il 48enne trovato morto il 10 dicembre 2015 a Ginestra Fiorentina. L’ organizzazione smantellata oggi è collegata alla ‘ndrangheta in Toscana e l’operazione ha interessato le provincie di Vibo Valentia, Prato, Pistoia, Firenze e Livorno. Al termine la Procura della Repubblica di Firenze ha autorizzato la custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale.
La droga giungeva nello scalo marittimo livornese e un gruppo di dipendenti si facevano garanti dello sbarco e del prelevamento della cocaina dai container. La “merce” giungeva dalla Colombia e le cosche della ndrangheta provvedevano a distribuirla in tutto il territorio nazionale. La maggior parte degli arrestati erano infatti legati alle attività delle navi mercantili e anche due guardie giurate sono state colpite dai provvedimenti interdittivi. Secondo le indagini, i dipendenti infedeli erano a libro paga del loro referente locale collegato a soggetti calabresi, Riccardo del Vivo, 68 anni, arrestato in carcere, che riceveva 20mila euro al mese per gestire a in città l’uscita dal porto dei carichi di cocaina. Il traffico si ramificava anche ai cimiteri comunali dei Lupi, dove, tra le lapidi delle tombe, si scambiavano “Pizzini” per avvertire dell’arrivo della merce, che arrivava nei container e veniva tolta dai container, con la complicità dei vigilantes e dei lavoratori del porto, e distribuita in tutta Italia.

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