06222017Headline:

Osservatorio sul lavoro a Livorno. Tavolo permanente di osservazione e vigilanza sulle politiche del lavoro della sicurezza e della sostenibilità, sia in ambito portuale che cittadino

Protocolli di investimento nell’Area di Crisi Complessa di Livorno, serve un cambiamento di rotta

6giugno 2017 da BuongiornoLivorno, Rifondazione Comunista,  Sinistra Italiana, Articolo uno MDP, Sinistra Anticapitalista, Alba, Pci, Ex LavoratorI TRW e Piscine, Futuro

“Abbiamo analizzato gli effetti dei progetti per l’area di crisi complessa di Livorno ed il quadro che ne emerge offre un chiaro/scuro che francamente non giustifica gli entusiasmi che leggiamo sulla stampa”.

E’ palese oggi che l’attenzione alla tematica occupazionale tanto sbandierata, non sia stata adeguatamente gestita. Misurati gli effetti delle azioni intraprese dai governi locali, a tre anni dal riconoscimento dell’area di crisi complessa, serve cambiare strategia perché Livorno non può rimanere isolata come conseguenza dello scontro M5S PD, per cui ben venga la collaborazione con altri territori. 

Il lavoro va sostenuto come lo deve essere lo sviluppo economico, ma non possiamo continuare ad accettare piani di sviluppo in assenza pressoché totale di politiche per la formazione, di politiche energetiche, di politiche sulla viabilità, di contenimento dell’inquinamento o che si ignorino i nuovi scenari dell’economia marittima dove si è palesata una profonda crisi del gigantismo navale. Il doveroso sostegno alle imprese non deve infine assolutamente prescindere dal valore originario che motiva i finanziamenti, quello della dignità offerta dal lavoro e qualsiasi intervento pubblico deve tenerlo presente.

Lo scorso 12 maggio sono stati annunciati in pompa magna i destinatari dei finanziamenti dei protocolli d’insediamento nell’area di crisi complessa Livornese comprendente i comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano. Dovrebbero essere 8 le aziende dell’area che beneficeranno della prima trance dei 10 milioni, messa a disposizione dalla Regione Toscana nell’ambito del PRRI, per il co-finanziamento di programmi d’investimento tesi a lenire l’emorragia occupazionale dell’area di crisi complessa livornese. 

  • Ci siamo presi la briga di visionare sommariamente tutti i progetti approvati ed il quadro che ne emerge offre un chiaro/scuro che francamente non giustifica gli entusiasmi.
  • Vogliamo ricordare che il programma di riconversione e riqualificazione industriale (PRRI) prevede un investimento complessivo per il Porto di circa 870 milioni di euro di cui 540 da fondi pubblici (di cui 50 dal CIPE) e 330 da investimento privati con quattro anni di lavoro dall’approvazione del progetto. Aggiungiamo 14,13 milioni per lo scavalco ferroviario a Guasticce e 5 milioni per il famoso polo tecnologico per Livorno ancora da pensare.
  • Solo 20 milioni sono destinanti al co-finanziamento diretto ad imprese che presentino programmi di riassorbimento del mare dei disoccupati sia di Livorno che degli altri comuni (Rosignano e Collesalvetti) inseriti nell’area di crisi complessa.10 milioni dalla regione attraverso i protocolli appunto ed altri 10 milioni messi a disposizione del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) nell’ambito della legge 181/89, questi ultimi ancora non erogati a causa del ritardo nella registrazione del PRRI da parte della Corte dei Conti, avvenuta solo nei giorni scorsi.

5 sole aziende selezionate a Livorno:

  • LUMAR per l’ampliamento della propria unità produttiva di installazione, progettazione e manutenzione di       impianti;
  • 3D NEXTECH per lo sviluppo di un nuovo prodotto relativo alla stampa 3D;
  • SOFTEC per l’integrazione ICT nei processi ingegneristici;
  • TURFEUROPE per la realizzazione di un sistema di gestione agronoma e del verde 
  • BASE SPEDIZIONI per la reindustrializzazione dell’area ex Ceramiche Industriali-Richard Ginori, a fini   logistici.

Nel comune di Livorno, il totale del contributo regionale sarà di 1.776.905,35 EUR per 18 nuovi occupati.

  • Appare chiara la discrepanza tra il finanziamento regionale, a cui deve aggiungersi quello dell’azienda interessata con mezzi propri, rispetto all’occupazione prevista di soli 18 lavoratori e lavoratrici.
  • E’ oggettivo che l’attenzione alla tematica occupazionale tanto sbandierata, non sia stata adeguatamente tenuta in considerazione e che, per la quota di finanziamenti alle aziende, molto bassa, la tendenza generale sia stata quella di sostituire finanziamenti privati già pianificati con risorse pubbliche a costo zero.

Un caso eclatante nel comune di Rosignano Marittimo dove il consorzio di aziende aggiudicatrici del protocollo a fronte di un contributo regionale di 1 milione e centomila euro per la propria attività nel porto turistico prevedendo l’assunzione di soli 3 nuovi occupati. Non tralasciamo poi lo scandaloso rimpallo di come fare il “Polo tecnologico” per cui aspettiamo da questa amministrazione ancora un progetto efficace, con chiari numeri sulle ricadute per la città che non siano solo propaganda.

Analizziamo poi in chiave di valore aggiunto occupazionale per il territorio i 540 milioni di euro di finanziamento con project financing per la Darsena Europa, progetto primario per il rilancio economico ed occupazionale della città Premesso che il progetto completo prevede di arrivare a 1,3 miliardi di euro, quanti nuove assunzioni ci si dovrebbe attendere? Gli studi parlano di aumento dell’indotto e dell’occupazione diretta ed indiretta ma trattandosi in realtà di opere infrastrutturali bisogna aspettare di conoscere nel dettaglio come opereranno i privati in questa nuova area tutta da costruire. Se poi così non sarà, come in altri esempi in Italia, avremmo distrutto e cementificato per togliere un futuro al territorio e non per garantirne uno migliore.

Per noi il lavoro va sostenuto come lo deve essere lo sviluppo economico, ma non possiamo continuare ad accettare piani di sviluppo in assenza pressoché totale di politiche energetiche, di politiche sulla viabilità per la città (che subirà l’impatto di una struttura logistica di queste dimensioni), di contenimento dell’inquinamento prodotto dalle navi (già oggi così critico), di politiche di riduzione del consumo delle risorse e di miglioramento della depurazione. Altra certezza:

“non possiamo permettere in una progettazione di questa portata che si ignorino i nuovi scenari dell’economia marittima che indicano una profonda crisi del gigantismo navale dal momento che quella delle grandi navi era una bolla speculativa la quale, riducendo il valore dei noli d’imbarco, ha portato al fallimento della coreana Hanjin, una delle compagnie più grandi al mondo. Serve sicuramente uno sbocco a mare con nuovi spazi ma su questo tema così essenziale per la città, unico progetto reale pur con tutti i difetti, si dovrebbe aprire una valutazione strategica più ampia che affronti anche la riforma del lavoro portuale senza paura di modificare decisioni già prese perché di questo progetto, se il project financing verrà ritenuto sostenibile (ed ancora non è stata neanche avviata la fase di manifestazione d’interesse), andremo a vederne gli effetti forse fra una decina di anni”.

Ed intanto?

  • Di quale mole di investimenti avrebbe bisogno allora Livorno per riassorbire tutti i suoi disoccupati (quasi 40.000 se si crede alle cifre che circolano)?
  • Quali ricadute occupazionali ci sarebbero state per Livorno se, invece di puntare tutto su un’opera faraonica in porto o il finanziamento di Start Up, si fosse diversamente deciso di procedere con la riconversione e la messa in disponibilità (compresa la bonifica) di infrastrutture esistenti, individuando all’interno di un adeguato Piano Regolatore che la città aspetta da decenni?
  • Come spingere la ripresa industriale per portarla ad essere di nuovo competitiva la città nel mercato locale e globale?

Misurati gli effetti delle azioni intraprese dai governi locali, a tre anni dal riconoscimento dell’area di crisi, i risultati suggeriscono la necessità di un cambiamento di strategia.

Troppe volte abbiamo assistito a cosiddetti imprenditori pronti a fare fagotto alla prima occasione una volta intascati i soldi. Il doveroso sostegno alle imprese non deve assolutamente prescindere dal valore originario che da esse deriva, quello della dignità offerta dal lavoro e qualsiasi intervento pubblico deve controllare l’investimento anche in termini di ricaduta occupazionale e di qualità del lavoro.

Fermiamoci a riflettere quindi.

  • Per prima cosa sui criteri di gestione dei finanziamenti. Finanziare le PMI è effettivamente importante ma, agire con linee di indirizzo come quelle sviluppate da Invitalia favorisce concretamente al rilancio di un territorio e della sua economia?
  • Per il sostegno alle PMI le linee guida europee dicono di favorire l’accesso al credito ed alle fonti di finanziamento non bancario, ridurre gli oneri, favorire gli investimenti e la partecipazione ad appalti pubblici, ma soprattutto, aggiungiamo noi, serve una  adeguata organizzazione per la formazione ed informazione per le PMI e per le GI che le renda pronte al mercato globale che non si più aggredire soltanto agendo sul costo del lavoro se scarsa preparazione, eccessiva fiscalità ed elevato costo energetico insieme a burocrazia e corruzione sono oggi il vero blocco allo sviluppo.
  • Davvero era quindi necessario che il bando di sviluppo fosse limitato a categorie cosi ‘specifiche di aziende (innovazione, settore ambiente, start up)? Per noi i finanziamenti vanno utilizzati per bonificare i terreni ed ad abbattere i costi di insediamento delle industrie e non tutti accantonati per un progetto futuribile come la Darsena Europa.

Leggiamo dal sito di Invitalia che si parla di realizzare di nuovo un’area di porto franco. Perché non ne troviamo traccia né in atti amministrativi né nel dibattito politico?

I finanziamenti vanno utilizzati per sviluppare le migliori idee imprenditoriali come fatto recentemente in diverse regioni finanziando pacchetti di soluzioni che dimostrino maggiore ricaduta occupazionale e maggiore beneficio per il territorio, senza mettere tutti questi lacci gestiti da un’azienda di promozione privata. Forse avrebbe aiutato di più anche investire in alta formazione. Dal momento in cui si è visto che al bando non avrebbero aderito molte aziende né che ci sarebbero stati grandi stimoli allo sviluppo, questa scelta ci sembra doverosa. E, scelta non secondaria, iniziamo ad utilizzare agenzie di consulenza locali il rilancio del territorio. In questo il nuovo polo tecnologico che deve nascere potrebbe davvero avere un ruolo chiave. Queste riflessioni pretendiamo che vengano fatte all’interno della “cabina di regia”, luogo che oggi tutti a gran voce chiedono venga riaperto, compreso il nostro sindaco.

Non dimentichiamo però che era proprio compito del Sindaco, che si scandalizza per il mancato coordinamento e del presidente della Regione e scrive lettere aperte al Ministero per i suoi ritardi sugli ammortizzatori, farne un luogo di decisioni efficaci. Ci ricordiamo che Rossi non ha mai risposto all’invito di partecipare ad un Consiglio Comunale a Livorno sull’ADP e sul PRRI.

  • La cabina di regia poteva essere un luogo fisico dove, in sinergia con tutti gli interessati e le amministrazioni del territorio, si fosse agito con tempestività misurando gli effetti delle azioni e adeguandoli alle emergenze. Invece, per paura di ingerenze, la politica ha trasformato la cabina di regia in una farsa dove non si prendevano mai decisioni significative. 
  • La cabina di regia deve diventare un luogo di effettivo confronto e dibattito, che si riunisce davvero in modo frequente e con un efficace coordinamento istituzionale. Oggi tante aziende non passano più neanche in Comune per chiedere informazioni, invece avrebbero potuto trovare in questa struttura organizzativa un luogo dove presentare idee.
  • La cabina di regia dovrebbe essere il luogo dove si misura l’efficacia e la corretta applicazione anche degli strumenti di sostegno al reddito, altro importante volano della ripresa economica che ci auguriamo trovi finalmente la sua collocazione in una norma nazionale ma che qui in questi territori è massimamente urgente.

Troppo semplicistici i suggerimenti che qui stiamo dando? Ci viene da rispondere che è quello che viene fatto in molti paesi dove si affrontano crisi industriali (vedasi la Spagna). Le amministrazioni, che si parli dell’Autorità Portuale o del Comune o della Regione o del Ministero di turno, da noi appaiono seguire sempre logiche diverse da quelle che ci si attenderebbe se si agisse tutti per uno stesso obiettivo, ovunque sbandierato: il sostegno ad una città di 160.000 persone e del suo territorio con enormi potenzialità.  

Si, si poteva e si potrebbe fare molto di più per Livorno.

“E’ nostra opinione, ed è quella di molti, che l’incompetenza abbia prevalso ma, lo vogliamo dire con forza, è oggi palese che ci sia in atto anche una azione mediatica per convincere i Livornesi della propria impotenza ed inadeguatezza, condizione funzionale a che altri interessi rispetto a quelli della città vengano sviluppati. Livorno non può rimanere isolata come conseguenza dello scontro M5S PD, per cui ben venga la collaborazione con altri territori. Ma in cambio noi cittadini abbiamo diritto a chiedere di più, sicuramente molto di più”.

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