Piano Costa Toscana, Una città in comune/Rifondazione Comunista Pisa: “Che sia radicalmente alternativo

La Regione Toscana, con apposita Commissione presieduta dal renzianissimo consigliere Antonio Mazzeo,  lavora ad un “Piano per lo sviluppo della costa”.

14gennaio 2017 da Tiziana Nadalutti, Una città in comune/Rifondazione Comunista Pisa

Il consigliere regionale del PD pisano è orgoglioso del lavoro che la “sua” commissione sta portando avanti ma, i dati dimostrano che le aree costiere sono in difficoltà e perdono terreno rispetto alle aree centrali della Regione e Lui, con il “Suo” piano, pensa di poter invertire la rotta. Peccato che la discussione ad oggi si svolga su documenti vaghi, al limite magniloquenti, ma non concreti né chiari. Non analizzano i fattori di crisi ed enunciano una serie di banalità, ormai datate o provvedimenti fumosi, facendo qua e là riferimento a politiche già elaborate a livello nazionale e/o dall’Unione Europea.

“Difficilissima, se non impossibile, la ricostruzione chiara e completa delle proposte e delle relative modalità di finanziamento. A fronte poi di tale generale vaghezza, sono puntualmente citate alcune grandi opere e, tra gli interventi specifici previsti, alcuni sono già in fase di iter autorizzativo se non addirittura in fase di realizzazione! Le consultazioni svolte per elaborare la proposta, rendono evidente la tensione a consolidare rapporti di interesse e, non hanno nulla a che vedere con una reale partecipazione.”

Insomma, se una strategia c’è, è quella sempre enunciata dal PD:

“crescita” (o, meglio, logiche assistenziali e tutela di una chiara filiera di interessi) e una spruzzata di sostenibilità. Una strategia che non risolve le criticità, non dà vero sviluppo e al contempo devasta il territorio, e che viene immersa in un ”brodo” di politiche europee o nazionali senza nemmeno un tentativo reale di declinazione in base alle specificità locali.

Non solo:

“una strategia che determina un’ulteriore polarizzazzione delle risorse verso le aree centrali, mentre puntare su ulteriori accentramenti significa acuire i punti di crisi.  In sintesi, vecchie ricette, incompetenza e clientelismo.”

Il problema vero, secondo #Una città in comune/Rifondazione Comunista Pisa è come superare questa logica, causa di pesanti danni al territorio e che si tinge di un falso efficientismo, usato anche per negare i processi democratici e la partecipazione. Pertanto occorre ribaltare del tutto il paradigma, partendo dal territorio tutto come risorsa rinnovabile e da rinnovare.

“Non serve un’economia che si limita a far girare soldi per un po’ alzando momentaneamente il PIL ma, un nuovo sistema che costruisca in modo realmente partecipato le scelte strategiche, contemplando anche la necessità assoluta di evitare costi inutili o costi che nascono dal dover risanare i guasti determinati dai soliti vecchi modelli. Ragionare in modo serio e organico sulle aree decentrate come zone fondamentali per la tenuta socio-economica, ambientale e paesaggistica della costa. Esaminare con accuratezza la reale disponibilità e rinnovabilità delle risorse e commisurare a questo la progettualità, rifuggendo da logiche più pertinenti a costruzioni faraoniche. Valutare costi, adeguatezza e disponibilità dei servizi, sia alla popolazione sia alle imprese. Alla base, è evidente la necessità di affrontare i veri nodi che determinano gli evidenti fattori di criticità, anche per il mondo produttivo (peraltro, non solo della costa): dalla mancanza di una vera pianificazione economica (i governi nazionali in questo latitano da anni), ai costi ormai insostenibili dell’energia e dei servizi. Solo così è possibile perseguire una forza economica strutturale della costa.”

In sostanza il Piano alternativo di #Una città in comune/Rifondazione Comunista Pisa, si imposta su questi cardini e non sulla bozza, valutata come vacua ed evanescente, del consigliere Mazzeo.

A quanti interessati, proponiamo per esteso la lettura del documento che entra nel dettaglio della proposta di #Una città in comune/Rifondazione:

Premessa

Partendo dalla constatazione di una debolezza crescente dell’economia dei territori costieri, la Commissione Costa del Consiglio Regionale, presieduta dal consigliere PD Antonio Mazzeo, ha sviluppato una bozza di “Piano per la Costa”. In tale bozza sembrano essere dimenticate del tutto le cause delle crisi sistemiche che hanno impattato su distretti industriali storici, ben presenti e delineati negli anni ‘60 e ‘70: Piombino, Solvay ecc… Non si analizzano i fattori di crisi e si enunciano una serie di banalità ormai datate (almeno dai primi anni ‘80) o provvedimenti come Accordi di Programma fumosi mascherati dalla strategicità dell’intervento nazionale.

Si parla spesso di reindustrializzazione, ma non si trovano riferimenti specifici a provvedimenti per realizzarla se non nelle “agevolazioni”, sulla base di criteri assistenziali ma non strategici dal punto di vista dell’impegno pubblico (modello DC anni ‘70). La fumosità del modo in cui è pensato l’intervendo pubblico emerge quando si leggono locuzioni come la seguente, che si trova a pagina 6 della bozza: “si parte dunque dall’idea che i problemi specifici di un territorio complesso non siano efficacemente aggredibili da una prospettiva settoriale, ma che tra le diverse dimensioni (economica, sociale, ambientale) di un problema di sviluppo esistano delle connessioni che possono aumentare l’impatto dell’intervento pubblico”. Certo, ma forse allora bisognerebbe analizzare la tipologia e l’entità delle connessioni e su questa base valutare il tipo di intervento. Qui si propone un ragionamento inverso. 

In generale tutti i documenti forniti sono vaghi. Inoltre, è difficile leggerli in modo integrato, rintracciando i riferimenti utili a ricostruire in modo completo le strategie esposte (con particolare riferimento, poi, ai fondi di finanziamento delle politiche). E’ difficile anche valutare bene quanto i loro contenuti siano in linea o eventualmente in contraddizione: questo impedisce di individuare agevolmente eventuali incongruenze o problematicità da risolvere. Tranne in alcuni casi, gli enunciati sono per lo più generici, spesso riferiti a politiche di livello nazionale e/o UE con relativi fondi strutturali e della programmazione operativa regionale (Programma di cooperazione transfrontaliera Italia/Francia “Marittimo; POR FSE, PSR). La vera strategia che emerge è, in un ”brodo” di politiche europee o nazionali non chiaramente declinato in relazione ai temi locali, quella sempre enunciata dal PD: una strategia che potrebbe anche portare ad una momentanea crescita del PIL, ma non ad un rafforzamento strutturale dell’economia.  

Non solo: dai documenti emerge la tensione a consolidare rapporti di interesse che nulla hanno a che vedere con quanto serve al territorio (questo si può notare, ad esempio, quando si trovano richiamate alcune grandi opere che – quelle sì – sono puntualmente citate).

Insomma, le logiche di intervento continuano ad essere quelle che hanno già determinato la devastazione dei paesaggi e delle risorse ambientali. E’ interessante a questo proposito citare un passo, che illustra uno dei possibili rimedi al divario di sviluppo che si è generato tra le aree centrali della regione e la costa:

nel suo complesso l’area costiera e le sue articolazioni interne si configurano come un insieme assai composito di opportunità, vincoli e traiettorie di trasformazione. Da questo punto di vista la mobilità interna ed esterna costituisce lo snodo fondamentale della strategia di rilancio. L’intervento sulle infrastrutture si configura come una leva funzionale all’incremento della proiezione nazionale e internazionale del contesto locale. Per questo motivo, le linee strategiche di questo documento delineano interventi finalizzati innanzitutto ad elevare la capacità connettiva del territorio costiero e delle sue aree interne rispetto ai flussi di capitali e di persone che attraversano la Toscana”.

Ora, a parte la vacuità dell’inciso (insieme composito di opportunità, vincoli e traiettorie di trasformazione), qui si coglie la ratio degli interventi specifici previsti per le varie zone: la solita, vecchia e intramontabile realizzazione di infrastrutture  (es. tangenziale nord-est di Pisa).

Problemi nella strategia proposta dalla Giunta

Le ricette proposte hanno sostanzialmente la stessa impostazione che avevano già 20-25 anni fa: “crescita” (o, meglio, logiche assistenziali e tutela di una chiara filiera di interessi) e una spruzzata di sostenibilità, magari da finanziare attraverso i fondi nazionali e UE, sfruttando semplicemente quello che “capita sottomano”. Non solo: una serie di temi sono quasi solo accennati, declinandoli attraverso mere parole d’ordine. Altro che strategia! Il paradigma economico di fondo che viene proposto è quello entrato in crisi: nuovi finanziamenti che lo alimentano (peraltro abbastanza incerti) non serviranno modificare lo stato delle cose. Alcuni passaggi poi sono così generici da poter essere definiti, in tutta tranquillità, come “fuffa”. Un esempio (pag. 22):

l’idea è di promuovere la nuova fase dello sviluppo produttivo della Costa che coniughi reindustrializzazione e digitalizzazione, come specifica applicazione del paradigma di Industria 4.0 (o della Fabbrica Intelligente), un Rinascimento Digitale inteso come forma ma anche come contenuto delle politiche di sviluppo territoriale”.

Per citare ancora una volta un altro refrain molto, ma molto, datato si legge a pag. 23: “la cooperazione tra università, scuole, servizi per il lavoro e per la formazione, imprese e attori del sistema regionale di trasferimento tecnologico nello sviluppo di programmi di formazione, potrà fornire un contributo determinante ai processi di innovazione e riorganizzazione dei sistemi produttivi locali”. Non emerge qui alcuna strategia, ma quanto è bello parlare di cooperazione tra mondo della ricerca e della formazione  e mondo produttivo!

Non solo: in questo quadro, non c’è un serio e organico ragionamento sulle aree decentrate (seppur citate, ma in forma tale da far pensare che abbiano un ruolo puramente ancillare): sono invece fondamentali per la tenuta di tutto il territorio, sia da un punto di vista socio-economico, sia da un punto di vista ambientale e paesaggistico. Puntare su ulteriori accentramenti significa acuire i punti di crisi.

Infine, la bozza di piano procede sostanzialmente per “grandi titoli”, salvo poi citare puntualmente alcune grandi opere che non solo non risolveranno i problemi per risolvere i quali si dichiara siano state pensate, ma diverranno (come tutte le grandi opere) veri e propri poli di attrazione del malaffare (magari anche a vantaggio di alcune clientele e/o rapporti con poteri forti) se non della criminalità organizzata. Questo si è dimostrato vero per altre grandi opere locali (una su tutte, nonché la più recente e pisana: il Pisa Mover). In questo quadro, questo è uno degli obiettivi:

favorire l’integrazione delle politiche settoriali promosse dalle varie Direzioni generali della Regione e promuovere la collaborazione tra la Regione e gli enti locali”.

Come è mai possibile che si ripeta questo refrain a distanza di decenni di governo regionale? E quali sono poi le scelte reali che si propongono per andare in questa dichiarata direzione? Ci sembra rilevante il ragionamento proposto sulla “Governance regionale” (pag 8): su questa parte occorre fare molta attenzione, infatti si evidenzia un forte accentramento anche dei livelli decisionali e gestionali, connesso alla legge Delrio che a questo punto, dopo la bocciatura referendaria della riformazione costituzionale, consideriamo sicuramente illegittima. D’altro canto, quando viene descritto in che modo è stata realizzata la fase di ascolto preliminare alla bozza del Piano (pag. 12), si capisce che concezione di democrazia abbia la maggioranza: chi sono gli stakeholder ascoltati? che rappresentatività hanno sui territori? Non è chiaro. Si parla anche di singoli (Prof. Paolo Dario – Istituto di Biorobotica SSSUP, 18 febbraio 2016; Dott. Giovanni Bonadio – Presidente di Logistica Toscana e Toscana Aeroporti S.p.A., 17 marzo 2016; Prof. Marco Luise – Presidente Associazione “Toscana Spazio”, 16 giugno 2016; Dott. Davide Benedetti – Presidente di Decomar, 22 settembre 2016). Non è per nulla evidente se, ad esempio, siano state ascoltate associazioni di cittadini, che secondo la bozza sarebbero rappresentati da un sondaggio Ipsos del PD regionale (!) sulle opinioni dei residenti della costa toscana, uscito nell’ottobre del 2015 ed effettuato sulla base di un campione stratificato e casuale composto da 798 persone residenti nelle province della costa di 18 anni ed oltre.

Cosa serve? Prime idee

Insomma, di nuovo il problema è quello di superare una logica vecchia e clientelare, che ha già causato pesanti danni al territorio e che si tinge sempre più nettamente di un falso efficientismo, particolarmente utile peraltro per negare i processi democratici e la partecipazione. Se un piano va fatto, occorre ribaltare del tutto il paradigma, partendo dal territorio (tutto) come risorsa da rinnovare e riconsiderando il sistema economico nel suo complesso e nelle sue diverse articolazioni in modo organico e strutturale. Quindi il tema è quello di un’economia che non si limita a far girare soldi (magari quasi solo quelli che arrivano da livelli nazionali /o UE) ma si basa su scelte strategiche che evitano anche costi inutili o costi che nascono dal dover risanare i guasti determinati dai soliti vecchi modelli. Questa visione, nel documento di bozza di piano, manca del tutto.

Ad esempio: il tema non è il turismo, ma la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale. Quando si parla di economia circolare, occorre non limitarsi a trovare le forme per ridurre i rifiuti ma ridisegnare tutti i processi e costruire sinergie col sistema della ricerca a questo scopo. Cosi, quando si parla di mobilità, non si possono dire vaghe parole sulla necessità di garantirla per soffermarsi poi sostanzialmente sulla tangenziale N-E di Pisa (che è casomai solo un intervento sulla viabilità); occorre invece focalizzare la strategia sulla costruzione di un sistema di TPL davvero integrato. Non si possono sostanzialmente dimenticare settori strategici come, ad esempio, l’agricoltura: sia per la produzione di cibo in sé – che rende i territori più autonomi dai mercati della grande distribuzione – sia per gli effetti che essa può avere a favore del paesaggio, della sicurezza idrogeologica, del lavoro (produzione e indotto).

Per quanto riguarda Pisa, occorre inoltre tenere in mente che anche in questo caso c’è il problema di un territorio fortemente antropizzato e caratterizzato da elevati livelli di saturazione delle aree pianeggianti: anche qui sono necessari messa in sicurezza, prevenzione e mitigazione del rischio idraulico (frane, alluvioni, tenuta dei versanti). Non si comprende come mai nella bozza di Piano Pisa non venga considerata da questo punto di vista se non pensando male: probabilmente, di fatto, le risorse sono già destinate ad altri territori.

Sul sistema dei parchi: essi non possono essere considerati solo “una componente preziosa per il presidio della dimensione della sostenibilità, in quanto promotrice di un modello capace di coniugare la tutela dell’ambiente con una corretta fruizione turistica”. Sgombriamo il campo dall’idea che i parchi ci siano in funzione della fruizione turistica. Tra l’altro, questa impostazione non è nemmeno quella, assolutamente non rivoluzionaria, della Rete Natura 2000 della Commissione Europea. I parchi devono essere parte strutturale dei territori, devono assumere una funzione strategica e polivalente sia per la loro tenuta sia per un’economia che parte dalla necessità del mantenimento e rinnovo delle risorse. Nel caso del Parco MSRM, assumono ad esempio valore strategico le aree umide e le acque di transizione, la funzionalità nell’ambito di una vera rete ecologica provinciale, lo sviluppo di un’agricoltura multifunzionale e ambientalmente compatibile.

Insomma, occorre esaminare con accuratezza la reale disponibilità e rinnovabilità delle risorse e commisurare a questo la progettualità, rifuggendo da logiche più pertinenti a costruzioni faraoniche. Valutare costi, adeguatezza e disponibilità dei servizi, sia alla popolazione sia alle imprese. Alla base, è evidente la necessità di affrontare i veri nodi che determinano gli evidenti fattori di criticità, anche per il mondo produttivo (peraltro, non solo costiero): dalla mancanza di una vera pianificazione economica (i governi nazionali in questo latitano da anni), ai costi ormai insostenibili dell’energia e dei servizi. Solo così è possibile perseguire una forza economica strutturale della costa.

Conclusione

L’intero documento si basa su considerazioni ovvie e su interventi che costituiscono una reiterazione monotona e stantia di documenti e linee di indirizzo promosse dalla Regione Toscana da almeno 20 anni. C’è da chiedersi quindi e prima di tutto quale sia la ragione di una tale e superflua reiterazione, a meno che non si riconosca il fallimento totale delle politiche della Regione Toscana per la costa negli ultimi decenni.

Secondo noi la ragione di questa impostazione è meramente truffaldina e indirizzata a determinare un alibi per interventi infrastrutturali già ampiamente previsti, anche se del tutto inutili o addirittura incompatibili con alcune delle linee di “sostenibilità ambientale” su cui si diffonde il documento. La questione della Tangenziale N-E di Pisa è un esempio paradigmatico di questa impostazione:

  1. l’intervento è stato ampiamente previsto oltre tutto con un obiettivo specifico assolutamente incongruente ovvero il collegamento viario tra l’ospedale di Cisanello e l’autostrada A12 (il collegamento è già esistente e perfettamente funzionante);
  2. l’iter realizzativo di tale variante è già in essere come si evince dalla procedura della Provincia di Pisa che scadeva lo scorso 17 ottobre (http://www.provincia.pisa.it/it/provincia/54551/Progettazione-definitiva-dei-lotti-compresi-tra-i-nodi-1-3-3-5-10-12-compresa-la-viabilit-di-collegamento-della-Viabilit-di-raccordo-nord-tra-il-nuovo-polo-ospedaliero-la-S-S-n-12-del-Brennero-la-S-S-n-1-Aurelia-e-la-S-P-n-2-Vicarese-tratta-Madonna-dell-Acqua-Cisanello.html);
  3. dulcis in fundo, tra le società ammesse a verifiche, ma da quanto ci risulta ancora non formalmente escluse, figura quella (GETAS PETROGEO S.R.L.) dell’attuale vicesindaco del Comune di Pisa.

Per quanto esposto più sopra il documento è da rigettare totalmente, denunciando la lacunosità dell’istruttoria, il mancato reale coinvolgimento delle comunità e soprattutto la “premeditazione” circa gli interventi specifici previsti, alcuni dei quali già in fase di iter autorizzativo se non addirittura in fase di realizzazione!

Controproposte serie e circostanziate richiederebbero lo sviluppo di una base di lavoro ben diversamente sviluppata e una approfondita analisi critica delle determinanti degli effetti socio-economici che hanno determinato l’arretramento sociale ed economico della costa. Senza queste analisi qualsiasi intervento sarà di tipo assistenzialistico per non dire clientelare (cfr. ancora vicenda tangenziale N-E di Pisa).

Recommended For You

About the Author: Pisorno

Comments are closed.