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Presentazione del libro “La ragazza che ero, la riconosco” di Silvia Neonato. 2 maggio, Biblioteca Bottini dell’Olio Livorno

Schegge di autobiografie femministe a cura di Silvia Neonato (Iacobelli editore, 2018)

30aprile 2018 da Associazione Evelina De Magistris, Livorno

Mercoledì 2 maggio, ore 17,30 alla Biblioteca Comunale Bottini dell’Olio (Piazza del Luogo Pio), Livorno, l’Associazione Evelina De Magistris, con il sostegno della Società Italiana delle Letterate, presenta: “La ragazza che ero, la riconosco”. Saranno presenti Silvia Neonato, autrice e curatrice,  Marta Baiardi, Maria Pia Conte, due delle otto autrici. Cosa ha significato essere state femministe? Perché lo siamo diventate?

“Spiegarlo, raccontarlo oggi, è stato il primo scopo del nostro libro, La ragazza che ero, la riconosco. Schegge di autobiografie femministe. Noi che nel ’68 eravamo ragazze, ci siamo riviste quarant’anni dopo e abbiamo deciso di scrivere testi autobiografici, che sono emersi attraverso lunghe e appassionate sedute di autocoscienza sul modello di quando eravamo giovani e ribelli. Abbiamo provato a raccontarci lasciando che affiorassero piano piano alla scrittura schegge delle nostre vite. Il nostro scopo era anche far capire come il femminismo della nostra gioventù ci avesse cambiato la vita per sempre. E in meglio.”

Le autrici del libro sono Maria Alacevich, Marta Baiardi, Rossana Cirillo, Maria Pia Conte, Silvia Neonato, Marina Olivari, Giulia Richebuono, Giovanna Sissa. C’è chi parla della propria madre, chi del padre partigiano, chi dei compagni di vita e di lotta e dei conflitti, chi dei figli, chi del mestiere di ginecologa, chi del corpo seduttivo e che invecchia, chi delle figlie prese in affido, chi di un matrimonio decennale, chi delle molestie in famiglia o sulle vie del mondo. Sono otto voci, sincere e acuminate, a cui si aggiungono in appendice del libro, edito da Iacobelli e curato da Silvia Neonato, le testimonianze di Elvira Boselli e Francesca Dagnino, due delle fondatrici di quel Collettivo femminista genovese a cui appartennero negli anni Settanta centinaia di donne.

Anche a Genova allora, come in altre città italiane, molte parteciparono al movimento femminista che riempiva le piazze. Contemporaneamente però tessevano un lavoro più nascosto, riunendosi in collettivi nelle case e nelle sedi più o meno provvisorie che la politica povera della sinistra extraparlamentare poteva mettere a disposizione in quegli anni. Quel lavoro, vera e propria pratica politica definita “autocoscienza”- l’eredità che le ragazze del ’68 lasciano alle donne venute dopo – ha segnato la vita di tutte, cambiato la storia d’Italia e innovato un costume arretrato e conformista. Questi frammenti di biografie femministe illuminano una stagione di forte impegno, affondando nella storia personale di ognuna, nelle differenze di classe e collocazione, nelle reciproche relazioni e nelle vicende italiane, dal dopoguerra a oggi.  

 Maggiori informazioni, articoli, recensioni, interviste: http://www.evelinademagistris.it/evento/la-ragazza-ero-la-riconosco/
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