07282017Headline:

Prof. Giacomo di Lillo, alcune riflessioni sulle differenti interpretazioni della crisi del Venezuela

Il Prof. Giacomo di Lillo:

“Pisorno ha finora  pubblicato una serie di articoli e documenti sulla drammatica crisi che il Venezuela sta vivendo da alcuni mesi. Tutti questi contributi hanno due caratteristiche in comune: difendono apertamente l’operato del presidente Maduro e sostengono di fornire elementi di “controinformazione” sulle vicende del paese latinoamericano. Poiché mi trovo in netto disaccordo con molte delle tesi  esposte nei sopracitati scritti, e dato che ritengo che qualsiasi  organo  che diffonda notizie debba  sforzarsi di garantire il principio del pluralismo dell’informazione, ho deciso di scrivere questo articolo per ‘pisorno.it’, col quale collaboro da due anni”.

La Redazione di pisorno.it:

“In merito alle critiche rivolteci, teniamo a precisare che abbiamo anche postato posizioni diverse e diritto di replica ad alcuni nostri articoli. Ma tuttavia, da quando le vicende venezuelane hanno iniziato a prendere interesse anche da parte dei maggiori e patinati media super finanziati, abbiamo dovuto constatare un forte deficit di informazione fatta esclusivamente da propaganda strumentale a senso unico anti Maduro, mettendo nel conto dei morti anche i tanti assassinati dall’opposizione, come quel ragazzo chavista arso vivo. Abbiamo, e stiamo assistendo ad una campagna di demonizzazione della Rivoluzione bolivariana, di quanti sperano che faccia la stessa fine dell’esperienza di “Unidad Popular” in Cile, e si augurano che Maduro (definito da qualcuno un “delinquente”) faccia la stessa tragica fine di Allende. Proprio nel merito del principio del pluralismo dell’informazione, riteniamo che Pisorno.it, al contrario abbia contribuito, nel suo piccolo, a dare un genere di notizie che, devi ammettere, risultano essere oscurate dalla maggior parte dei media. Certo è che, il chavismo non è stato indenne da errori, in particolare nell’incapacità di far decollare una produzione interna che consentisse di emancipare il paese dalla rendita petrolifera e dall’importazione: tutt’oggi i proventi della vendita del petrolio coprono ancora circa il 95% del totale dell’export venezuelano e rappresentano circa il 40% delle entrate del bilancio statale. E’ tuttavia indubbio che non sia semplice gestire un cambiamento culturale per un popolo che per 200anni ha dovuto sottostare alla divisione internazionale del lavoro stabilita a Washington. Il Venezuela, in quanto dotato così abbondantemente di risorsa petrolifera, doveva esportarla a buon prezzo garantendone i proventi sufficienti all’oligarchia e diventare un semplice acquirente e importatore di merci Usa ed europee, dimenticando ogni velleità di diventare anche un paese manifatturiero e trasformatore di prodotti di base, fatta eccezione per il settore delle costruzioni”.

Di seguito e in modo integrale, il contributo del Prof. Giacomo Di Lillo

29giugno 2017 da Prof. Giacomo Di Lillo

I sostenitori di Maduro affermano che la causa principale della crisi venezuelana sia la manifesta volontà della destra  di quel paese , sostenuta dall’amministrazione Trump, di abbattere con la violenza l’attuale, legittimo, governo. In tal modo borghesi e fascisti, imitando l’esperienza del “golpe” cileno del 1973,  riuscirebbero a cancellare i progressi sociali realizzati da Chavez e dal suo successore Maduro, e potrebbero ritornare, come nel passato, a dominare indisturbati il paese.

Sui progetti criminali di una parte della destra venezuelana e statunitense anch’io non ho molti dubbi. Non ho dimenticato, infatti, che in passato esse hanno provato a rovesciare Chavez,  persino quando  questi godeva di un  consenso popolare molto ampio.  Nutro, invece, diverse perplessità sulla piena legittimità dell’attuale regime venezuelano. Maduro oggi pretende di governare pur avendo un parlamento, liberamente eletto nel dicembre del 2015, composto per circa 2/3 da oppositori. Tale fatto, di enorme rilevanza e gravità, viene sottaciuto  nei documenti pro Maduro.

Negli scritti sul Venezuela che sono stati pubblicati su “Pisorno” si tende inoltre a minimizzare la svolta autoritaria dell’esecutivo Maduro, avvenuta negli ultimi mesi. Svolta che si è manifestata anche con due significativi progetti di Maduro, di cui uno è fallito, mentre l’altro potrebbe essere imposto in un prossimo futuro. Maduro ha cercato, prima, di esautorare il parlamento, attraverso l’utilizzo strumentale del Tribunale supremo di giustizia. Successivamente ha indetto, per luglio, elezioni per realizzare un’assemblea costituente, finalizzata ad una riforma dello stato. Con queste votazioni, Maduro potrebbe evitare le elezioni politiche richieste dall’opposizione, che molto probabilmente determinerebbero una sua pesante sconfitta. Coloro che minimizzano le “tentazioni” autoritarie del regime, utilizzano l’argomento che in Venezuela viene pienamente riconosciuta la libertà d’espressione, come è testimoniato dal fatto che oggi nel paese sono presenti molti organi di informazione in mano all’opposizione politica, Ciò è innegabile, ma è altrettanto vero che “Amnesty International” sta denunciando, nei suoi rapporti riguardanti il Venezuela, una violazione sistematica dei diritti civili. Quest’autorevole organizzazione ha documentato una serie di abusi ed ha persino affermato che in Venezuela è stata introdotta una grave pratica, quella di far giudicare a tribunali militari reati commessi da civili. 

Un  tema particolarmente scottante è quello della violenza politica. Negli scritti pro Maduro quest’ultima viene quasi esclusivamente attribuita agli avversari del regime e vengono stigmatizzati  gravissimi episodi di criminalità,  realmente accaduti, di cui si sono macchiati alcuni oppositori.  Ritengo che sia lecito menzionare tali episodi, ma sono anche convinto che il giudizio espresso dai sostenitori di Maduro, in base al quale i manifestanti sarebbero, in sostanza, dei “black-bloc con le griffe”, rappresenti una generalizzazione. Non mi convince nemmeno l’affermazione che gli unici partecipanti alle proteste siano gli abitanti dei “quartieri alti”, mentre i ceti popolari sarebbero schierati col governo.

Penso, inoltre, che se si punta il dito contro le “squadracce” mobilitate dalla destra venezuelana, bisognerebbe anche chiarire il ruolo dei “colectivos”, cioè di quei gruppi paramilitari che appoggiano il regime e che, probabilmente, compiono azioni non meno violente e spietate di quelle dei “neri”.

Chi sostiene di fare “controinformazione” sulle vicende venezuelane, dovrebbe anche dire la verità sulla repressione attuata finora dalla polizia bolivariana. In un documento apparso su “Pisorno”, ho letto che le forze dell’ordine fronteggiano disarmate le manifestazioni. Come si spiega, allora, che in un paio di mesi siano morte nelle piazze una settantina di persone? Si sarebbero forse suicidate? Quando  un manifestante muore  perché raggiunto al petto da un candelotto fumogeno sparato ad “alzo zero”, oppure colpito da letali proiettili di gomma, dovremmo credere alle versioni “ufficiali” che negano tali cause e sostengono che in realtà la vittima è morta perché stava utilizzando in maniera maldestra un ordigno rudimentale? Un’altra critica che reputo di rivolgere a chi si ostina a difendere Maduro è di omettere gli errori che il governo ha commesso nella gestione dell’economia. Di solito costoro tendono a spiegare le difficoltà con la notevole riduzione degli introiti ricavati dal Venezuela dall’esportazione del petrolio e con i comportamenti della borghesia locale. Quest’ultima  fa incetta dei beni essenziali per poi rivenderli, con enorme lucro, al mercato nero. Il crollo del prezzo internazionale del petrolio, l’avidità della borghesia parassitaria e le attività speculative sono fattori reali che incidono fortemente sulla crisi economica, tuttavia, bisognerebbe  menzionare anche altre cause.  Va ricordato, ad esempio, che esiste anche una speculazione legata al cambio della valuta utilizzata per l’importazione di beni dall’estero. Il governo di Maduro non ha saputo contrastarla, perché ha continuato ad utilizzare un meccanismo basato su tre differenti tassi di cambio. In tal modo si è finito con l’alimentare una speculazione che ha messo a disposizione ingenti risorse finanziarie nelle mani non solo di imprenditori privati, ma anche di elementi della “nomenklatura” del regime, la cosiddetta “boliburguesia”, nonché di “intraprendenti” membri delle gerarchie militari.

Va aggiunto che per cercare di fronteggiare le criticità  i responsabili economici sono ricorsi all’emissione di notevoli quantitativi di moneta. Questa misura, come poteva essere previsto, ha fatto schizzare alle stelle l’inflazione. Sull’attuale disastro grava anche un’altra temibile minaccia: quella del debito estero, che tende ad aumentare a dismisura . Maduro  si è recentemente impegnato a ripagare tale debito, venendo in tal modo incontro anche alle richieste espresse da “Goldman Sachs”.

Le previsioni sul futuro del Venezuela appaiono decisamente fosche. E’ probabile che se la devastante crisi economica si accentuerà e se Maduro non concederà nuove elezioni politiche, il paese sprofonderà sempre di più in una spirale di violenza e di repressione. Ciò potrà determinare un’ ulteriore perdita di vite umane, oltre che il dispiegarsi di  nuovi scenari autoritari. Uno di questi potrebbe consistere in un ulteriore aumento del protagonismo  politico dei militari, che già ora   stanno fornendo un importante e non disinteressato supporto al regime in carica.

Ritornando su un tema appena accennato all’inizio, quello del pluralismo dell’informazione sul Venezuela,  vorrei puntualizzare che oggi non è facile reperire notizie veritiere.  E’ infatti in pieno atto una micidiale guerra di propaganda mediatica, che viene combattuta tra coloro che  avversano le politiche di Maduro e coloro che le difendono. 

Per approfondire la conoscenza della situazione venezuelana, sono ricorso alla lettura di una serie di articoli, che ritengo attendibili e rigorosi,  pubblicati sul sito “Movimento Operaio”. Tale sito  è curato da Antonio Moscato, uno storico marxista, ex-docente universitario, che conosce molto bene l’America Latina.  Ho inoltre esaminato scritti presenti sul sito di “Articolo 21”, l’organizzazione dei giornalisti italiani da sempre impegnata in campagne per la libertà di stampa, sul “Fatto quotidiano”  e su “Internazionale”. Consiglio anche la lettura dei rapporti di “Amnesty International”, relativi al Venezuela. Faccio infine presente che sulla rete è presente un appello, scritto in spagnolo, in favore della pace  e del dialogo tra le forze politiche in Venezuela. Tale appello, firmato da una serie di intellettuali di sinistra di vari continenti, viene diffuso in Italia anche da Aldo Zanchetta, il curatore del Mininotiziario  America Latina.

Breve storia del Venezuela dalla morte di Chavez all’attuale crisi.

2013

  • Marzo: morte del presidente del Venezuela, Hugo Chavez.
  • Aprile: elezione del nuovo presidente, Nicolas Maduro, ex- vice di Chavez ed ex- leader sindacale.
  • Dicembre: le elezioni amministrative confermano un ampio appoggio dei venezuelani al governo di Maduro ed al Partido socialista unido de Venezuela (PSUV).

2014

  • Inizia una fase di instabilità e di violenze, legate al peggioramento delle condizioni economiche. Nonostante alcuni rimpasti di governo, si determina  un inarrestabile  processo di erosione dei consensi nei confronti del PSUV.

2015

  • Dicembre: elezioni legislative vinte per la prima volta dall’opposizione, dopo 17 anni di “chavismo”

2016

  • Gennaio: Maduro è costretto a dichiarare lo stato di emergenza, che comporta pesanti sacrifici per la popolazione.
  • Maggio: violente manifestazioni di piazza  per chiedere l’indizione di un referendum che ponga fine al mandato del presidente.
  • Luglio: si aggravano le condizioni di vita generali, portando al fallimento numerose imprese, determinando l’irreperibilità di generi di prima necessità ed aumentando ulteriormente il tasso di criminalità.

2017

  • Marzo: il Tribunale supremo di giustizia decide di esautorare da ogni funzione il parlamento, per gran parte in mano all’opposizione, accusando l’Assemblea nazionale di oltraggio e ribellione contro Maduro – dopo che la maggioranza dei deputati aveva votato la messa in stato d’accusa del presidente, ritenuto responsabile della gravissima crisi umanitaria e della carestia che attraversa il Paese. Pochi giorni dopo, a seguito delle massicce manifestazioni di protesta e della condanna della comunità internazionale, la sentenza è stata revocata e i poteri costituzionali restituiti al parlamento.
  • Aprile- giugno: continua l’ondata di proteste violente che avrebbe prodotto, dal suo inizio, almeno 71 vittime, per la maggior parte oppositori del governo.
  • 1 maggio: Maduro annuncia la convocazione di una Assemblea costituente che avrà il potere di redigere una nuova Costituzione.
  • 27 giugno: un elicottero militare lancia granate sull’edificio della Corte Suprema. Secondo la versione del governo, si tratta di un atto terrorista che fa parte di una offensiva insurrezionale della destra estremista, con l’appoggio di governi stranieri. (Gran parte della cronologia è stata tratta dal sito dell’Enciclopedia Treccani).

Recenti articoli da consultare, tratti dal sito “Movimento Operaio”, di Antonio Moscato:

I rapporti di “Amnesty International” si possono leggere su:

L’appello per la pace ed il dialogo tra le forze politiche in Venezuela si trova in:

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