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Progetto Caserme: “…il sindaco di Pisa riparte da zero e, procede senza la città”

Domande aperte rivolte all’Amministrazione Comunale di Pisa in merito allo stravolgimento del Progetto Caserme

5maggio 2017 da Municipio dei Beni Comuni

Proposte di valorizzazione

Parco Andrea Gallo

Poche ed enigmatiche le dichiarazioni dell’amministrazione comunale sul futuro dell’ormai noto Progetto Caserme, quel protocollo che impegnava Comune, Ministero della Difesa e Demanio nella realizzazione della caserma nuova ad Ospedaletto e la riconversione di ben due caserme (Curtatone e Montanara e Artale) nel cuore storico della città e della Bechi Luserna sulla via Aurelia.

  • Un’operazione ben nota ai cittadini di Pisa che continuano a sentirne parlare da ben 16 anni. Eppure non molto tempo fa, precisamente il 20 aprile 2017, le dichiarazioni dell’assessora Zambito a riguardo sembrano aver cancellato quell’aurea di intoccabilità che aleggiava da troppo tempo attorno a un progetto, in definitiva, irrealizzabile.
  • Si parla adesso di un nuovo protocollo, che pare preveda la riconversione a uso civico per Artale e Distretto, l’abbandono della costruzione della nuova caserma a Ospedaletto e dei progetti sulla Bechi Luserna, che rimane al Ministero della Difesa. Nessun atto ufficiale accompagna però queste nuove dichiarazioni. La cittadinanza continua ad attendere invano l’evoluzione di un progetto da anni bloccato, ma allo stesso tempo cantato come fiore all’occhiello della giunta Filippeschi, come solida base su cui il Partito Democratico avrebbe catalizzato i consensi che l’hanno portato al governo della città per tre mandati consecutivi. 

“Povero Filippeschi… – ci chiediamo con ironia – come avrebbe potuto l’amministrazione accogliere il progetto partecipativo di riqualificazione del Distretto 42 promosso dal Municipio dei Beni Comuni nel marzo del 2015? Come avrebbe potuto ratificare la mozione popolare, presentata in consiglio comunale e sostenuta da centinaia tra cittadini e associazioni, senza tradire i cittadini che hanno accordato fiducia al PD proprio per la bontà del Progetto Caserme?”

Tutte le proposte di recupero collettivo di aree nevralgiche per la città, ricche di storia e di ampi spazi verdi, sono state rimandate al mittente, facendo appello un protocollo da rispettare tassativamente, lo stesso protocollo che oggi la Giunta si accinge ad annullare completamente, risolvendo ogni impegno preso in precedenza con il Ministero della Difesa e con l’Agenzia del Demanio.

Lavorare a un altro protocollo dopo le spese sostenute per redigere il piano di fattibilità, ormai desueto poiché stilato nel 2008 insieme alle previsioni, oramai scadute, del piano strutturale e del regolamento urbanistico, vuol dire ammettere una volta per tutte il completo naufragio del vecchio Progetto Caserme e l’apertura di un altro capitolo che non potrà stavolta eludere le mutate condizioni politiche, sociali ed economiche della città e del paese tutto. I beni militari, per città come Pisa, raccontano una storia che non può essere cancellata in nome del profitto e  il loro recupero e riutilizzo devono essere rivolti alla collettività e alla loro piena vivibilità da parte di tutti.

Se la nuova caserma a Ospedaletto non si fa più, allora non hanno più senso di esistere neanche le previsioni di vendita (e speculazione) sull’area dell’ex distretto militare, che avrebbero dovuto finanziare tutta l’operazione.È lecito chiedersi quale futuro questa amministrazione stia immaginando per quello spazio al centro del quartiere San Martino.

  • Quale parte della proposta di valorizzazione dell’area, già espressa dal quartiere e dalla cittadinanza, verrà accolta e messa in pratica?
  • Con quali percorsi trasparenti e pubblici la città verrà chiamata a partecipare e a validare un nuovo piano di sviluppo? 
  • Quando questa amministrazione smetterà di proporre alla cittadinanza pacchetti pre-confezionati, non modificabili e magari inutili, piuttosto che promuovere la partecipazione ai processi decisionali su beni e spazi dei quali tutte e tutti potremmo beneficiare?

Nel frattempo il parco Don Andrea Gallo, con i suoi 7500 metri quadri di verde, rimane chiuso alla popolazione, gli edifici storici restano inaccessibili e abbandonati al degrado e, cosa ancor più grave, ancora nessun confronto pubblico è stato sostenuto con il quartiere e con la città tutta per capire a cosa vanno incontro due delle più grandi aree nel centro storico pisano.

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