06182018Headline:

Rapporto 2016 sui diritti e le violazioni nel carcere di Imrali in Turchia, dove è incarcerato in isolamento da 18 anni il leader curdo Öcalan

Il fallito colpo di stato in Turchia del 15 agosto 2016 ha portato a cambiamenti drastici e capovolgimenti in ambito giuridico-politico-amministrativo. E’ per questo che vogliamo presentare una relazione, scritta dall’avvocato di Öcalan, l’Ufficio Legale Asrin Hukuk Burosu, sugli sviluppi e le violazioni avvenuti nel 2016, dividendola in due parti: dall’1 gennaio al 15 luglio 2016 e dal 15 luglio al 31 dicembre 2016

17gennaio 2017 da Uiki onlus

Abdullah Öcalan dal 15 febbraio 1999 sta scontando la condanna all’ergastolo in una cella singola nel carcere sull’isola di Imrali, dove per dieci anni è stato l’unico prigioniero presente. Solo dopo dieci anni questa situazione fu vista come una tortura e il 9 novembre 2009 altri cinque detenuti vennero trasferiti in questo carcere. I detenuti, conosciuti pubblicamente col nome di “segretariato” furono trasferiti sull’isola come parte del processo di pace in corso. Il 26 dicembre 2015 però due di questi detenuti, Nasrullah Kuran e Cetin Arkas furono trasferiti nel carcere di Silivri n° 9, senza il loro consenso. Ciò fu reso pubblico solo per caso il 5 gennaio 2016. Nonostante la richiesta della visita di un avvocato del 6 gennaio 2016 all’amministrazione del carcere, richiesta protrattasi inutilmente per sei giorni, la visita che fu infine concessa si svolse in maniera completamente contraria alla legge, per la presenza sia di un registratore che di un ufficiale del carcere, e fu permessa per soli quindici minuti. In questo modo la condizione di isolamento attuata sull’isola di Imrali veniva estesa anche al carcere sulla terra ferma.

Nel carcere sull’isola di Imrali rimanevano, oltre ad Öcalan, anche Omer Hayri Konar, Veysi Aktas e Hamili Yildirim, tutti in celle singole, isolati l’uno dagli altri. Nonostante fosse loro permesso di uscire dalle loro celle per quattro ore al giorno, dovevano rimanere nell’area circostante le loro stanze e in isolamento (allora ad Öcalan erano concesse due ore e non abbiamo prove che ciò sia cambiato nel 2016). Ai detenuti era permesso stare insieme una sola ora al giorno (a parlare o fare sport).

Visto che nella prigione sull’isola di Imrali non ci sono le stesse le opportunità e diritti in vigore in altre carceri, non possiamo avere delle informazioni chiare e precise sulle condizioni di vita e salute dei detenuti ad Imrali. Tra i diritti ci sono le visite dei familiari, le visite di tre amici al di fuori della famiglia e le telefonate. Per tutto il 2016 ai detenuti su Imrali sono state vietate le visite degli avvocati o le telefonate. A parte l’unica visita del fratello di Öcalan, gli altri detenuti non hanno avuto alcuna visita da parte di membri della loro famiglia. Se si considerano queste condizioni, il carcere di Imrali non può essere considerato a termine di legge, né lo si può controllare. Si tratta piuttosto di un’istituzione unica nel suo genere, che possiamo definire il sistema di isolamento di Imrali.

Il 18 marzo 2014 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deliberato su quattro casi congiunti relativi ad Öcalan (istanza n° 24069/03, 197/4, 6201/06 and 10464/07). In questa delibera la mancanza di una data di rilascio, la condanna a vita “fino alla morte”, è stata giudicata come tortura e maltrattamento. La condanna di Öcalan è al suo 18° anno. Il governo turco non ha intrapreso alcuna azione legale o amministrativa per moderare o comunque rivedere la sentenza. La situazione è stata sottoposta il 16 giugno 2016 all’attenzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

I. SVILUPPI E OSSERVAZIONI: 1 GENNAIO – 15 LUGLIO 2016

A partire dal 27 luglio 2011, nonostante le centinaia di richieste, non una singola visita è stata concessa agli avvocati di Öcalan. Le 57 domande di visita da parte di un avvocato presentate all’Ufficio generale della Procura di Bursa tra il gennaio 2016 e il 15 luglio 2016 sono state tutte respinte con motivazioni diverse. Le visite avrebbero dovuto svolgersi tutti i mercoledì e i venerdì. 47 domande sono state respinte con la motivazione “barca fuori servizio” e 10 per “brutto tempo”. Nello stesso periodo i famigliari hanno avanzato 26 richieste all’Ufficio generale della Procura di Bursa, tutte respinte per ragioni simili.

Le condizioni di isolamento ad Imrali sono state regolarmente sottoposte all’attenzione del Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT). Nella prima metà del 2016: una relazione generale è stata presentata al CPT a gennaio 2016, con riferimento alle domande di visita da parte dei famigliari e degli avvocati, il loro diniego e la situazione generale dei nostri clienti. Ad aprile 2016 si è svolta una breve riunione per discutere le richieste di visita dei famigliari e degli avvocati e il loro diniego, e si è richiesto l’intervento del CPT contro l’isolamento sull’isola di Imrali. Conseguentemente il CPT ha comunicato ufficialmente sul suo sito internet di aver visitato il carcere sull’isola di Imrali il 28-29 aprile 2016. Il CPT deve ancora pubblicare il rapporto di questa visita.

Non si può dire che gli sforzi del CPT abbiano avuto un qualche effetto sulla condizione di isolamento sull’isola di Imrali. A giugno 2016 un’istanza sulle condizioni di isolamento è stata presentata al relatore delle Nazioni Unite per la prevenzione della tortura. Ad oggi non c’è stata ancora alcuna risposta.

II. SVILUPPI E OSSERVAZIONI: 15 LUGLIO – 31 DICEMBRE 2016

Il 15 luglio 2016 ci fu in Turchia un tentato colpo di stato. Dopo questo tentativo, il 21 luglio 2016 fu dichiarato lo stato di emergenza nazionale. A seguito della proclamazione dello stato di emergenza 12 decreti legge furono pubblicati nella gazzetta ufficiale il 22 luglio 2016, contenenti tra l’altro pesanti limitazioni alle visite e agli incontri con gli avvocati per i prigionieri, estendendo così all’intera nazione le misure arbitrarie e illegittime applicate negli ultimi 18 anni nel carcere dell’isola di Imrali.

Con la delibera numero 2016/56D datata 21 luglio 2016 dell’Ufficio dei Giudici di Bursa, ai detenuti del carcere sull’isola di Imrali:

  • sono state vietate le visite,
  • è stato limitato il diritto alle telefonate e alle comunicazioni scritte,
  • è stato limitato l’accesso ai documenti forniti dai loro legali.

Questa delibera, contro la quale abbiamo fatto ricorso in appello, non ha alcuna base giuridica. La delibera cita come riferimento gli articoli 114 e 115 della legge numero 5275, dove si afferma chiaramente che riguarda i prigionieri, e non chi è già stato condannato, e garantisce comunque che gli incontri tra il cliente e il rappresentante legale non si possono bloccare in alcun modo. Il 26 giugno 2016 la seconda Corte Penale di Bursa ha respinto il ricorso, con la delibera numero 2016/1127. Contro questi provvedimenti e delibere un’istanza individuale è stata presentata il 27 ottobre 2016 alla Corte Costituzionale. La Corte deve ancora esprimersi in merito.

Dopo il tentato colpo di stato, titoli come “il Piano Imrali dei golpisti” hanno aumentato le preoccupazioni circa il benessere dei nostri clienti. Secondo alcuni comunicati apparsi sui mezzi d’informazione, “l’isola di Imrali stava per essere bombardata il 15 luglio” e “Öcalan stava per essere catturato”. Sono state presentate quindi numerosissime istanze di visita al carcere di Imrali, tutte respinte con le stesse motivazioni menzionate in precedenza. Nonostante la delibera riguardi la sospensione delle comunicazioni scritte, delle telefonate e delle visite normali, si vietano arbitrariamente anche le visite legali. Neppure nei recenti decreti legge c’è un articolo che vieta le visite legali ad alcun detenuto.

Si sono svolte delle riunioni informative con le organizzazioni della società civile e i gruppi per la protezione dei diritti in Turchia, vertenti su questi sviluppi preoccupanti. Il 19 e il 26 luglio 2016 sono state presentate al CPT richieste di una loro visita urgente al carcere sull’isola di Imrali. Nel periodo compreso tra il 29 agosto e il 6 settembre il CPT ha visitato la Turchia. Il CPT non ha visitato l’isola di Imrali, ma in un comunicato ufficiale ha dichiarato di aver avanzato delle interrogazioni ufficiali circa le condizioni ad Imrali.

Questi sviluppi hanno portato 50 politici curdi ad iniziare uno sciopero della fame con la sola richiesta di poter stabilire un contatto con Öcalan. Lo sciopero della fame, iniziato il 5 settembre 2016, è terminato l’11 settembre 2016, dopo che al fratello di Öcalan, Mehmet Öcalan, fu concessa una visita sull’isola e incontrò Öcalan per un’ora. Durante questo incontro, il primo di Öcalan con un suo famigliare dal 6 ottobre 2014 e unica visita in tutto il 2016 sull’isola-carcere di Imrali, si è visto solo Öcalan. Mehmet Öcalan ha riferito che, da quel che poté vedere, la salute di Öcalan non sembrava male e che durante il tentativo di colpo di stato non ci fu alcun attacco contro Öcalan. Dopo questa visita, tutte le altre richieste sono state nuovamente respinte e l’isola di Imrali è rimasta di nuovo isolata per tutto il resto del 2016.

Il CPT fu nuovamente informato il 16 dicembre 2016 circa le richieste di visita da parte dei legali e dei famigliari, presentate tra il 19 luglio e il 25 novembre 2016. Tra il 15 luglio e il 31 dicembre 2016 sono state presentate 62 richieste di visita da parte degli avvocati e 54 richieste di visita da parte dei famigliari. Ad eccezione della visita di un famigliare dell’11 settembre 2016, tutte le altre richieste sono state respinte dall’Ufficio dei Giudici di Bursa, in base ad una delibera di “cessare tutte le visite durante lo stato di emergenza”.

III. CONCLUSIONE

Il carcere di massima sicurezza di tipo F dell’isola di Imrali, che si trova sotto l’area di competenza della Repubblica di Turchia nel mar del Bosforo, è una prigione amministrata in contrasto con i diritti e le libertà fondamentali, i principi e gli standard universali e i valori democratici. I decreti legge introdotti dopo il tentato colpo di stato hanno aperto la possibilità di estendere all’intero paese le misure illegittime in atto dal 2005 sull’isola di Imrali. Che sono: divieto delle visite legali ai detenuti, limitazione della durata degli incontri con un rappresentante legale, presenza di un ufficiale governativo durante gli incontri tra un detenuto e il rappresentante legale, confisca dei documenti legali e registrazione degli incontri con i rappresentanti legali. Queste misure, benché senza alcun fondamento legale, erano già attive sull’isola di Imrali tra giugno 2005 e il 27 luglio 2011. La legittimizzazione di queste misure per effetto dei decreti legge introdotti dopo luglio 2016 sta solo a dimostrare quanto queste fossero effettivamente illegittime e come l’isola di Imrali sia sempre stata amministrata come fosse in uno stato di emergenza.

Vorremmo ricordare che l’isola di Imrali fu la sede ufficiale e legale del processo di pace svoltosi tra il 2013 e il 2016, e che Öcalan fu l’attore fondamentale in questo processo. Questi incontri avevano portato ad un periodo di cessate-il-fuoco, alla creazione di un clima politico favorevole alla discussione per la ricerca di una soluzione e ad una piattaforma socio-politica pluralista e tollerante. La Turchia del 2016 ha urgentemente bisogno di tutti questi elementi. Il processo di pace svoltosi sull’isola di Imrali fino all’aprile 2015, a partire da luglio 2015 è stato sostituito da una guerra sanguinaria. A partire da questa data dialogo, discussione politica, pluralismo, diritti fondamentali hanno subito tutti un duro colpo.

In queste condizioni, durante il suo unico contatto col mondo esterno il nostro cliente ha affermato: “Non siamo stati noi a porre fine a questo processo. Per raggiungere la pace dovrebbero soltanto incontrarmi. Se ne hanno l’intenzione, con i nostri progetti possiamo risolvere il problema in pochi mesi”. I precedenti processi di dialogo e il ruolo costruttivo svolto da Imrali in passato mostrano tutti che l’attuale condizione di isolamento di Imrali servirà soltanto ad indebolire la possibilità di opzioni pacifiche e democratiche per la Turchia.

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