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Rebrab e “Progetto Piombino”: il 23 gennaio ancora al Mise ma, accantonato l’idea di una manifestazione

Le Rsu Aferpi e le  segreterie sindacali hanno accantonato l’idea di una manifestazione, da alcuni proposta per il 20 gennaio a sottolineare la profonda preoccupazione dei lavoratori per il disastroso andamento del cosiddetto “Progetto Piombino”. 

19gennaio 2017 da Paolo Gianardi, Coordinamento art.1/Camping Cig

Un grave errore continuare a illudere i lavoratori e a comprimere ogni possibilità di mobilitazione, contraddicendo apertamente lo stesso responsabile nazionale siderurgia della Fiom, Faticanti!

Persino il PD ha invitato i sindacati alla mobilitazione, purché rivolta esclusivamente contro Rebrab, per condannare le sue inadempienze e costringerlo a realizzare quanto promesso. Subdolo invito, eticamente pari al patetico gioco a scaricabarile cui abbiamo recentemente assistito da parte dei maggiorenni locali;  invito mirante a sottrarre il partito di governo (locale regionale e nazionale) dalla rabbia che potrebbe esplodere fra i lavoratori traditi. Seguire l’interessato consiglio porterebbe a compiere un doppio, pesante errore: quello di continuare a rincorrere Rebrab, perdendo altro tempo prezioso nella costruzione di una reale alternativa per la Val di Cornia; quello di nascondere le responsabilità del fallimento. Queste ricadono non solo sullo speculatore,  ma anche su chi ha insistito a dargli credito oltre ogni smentita dei fatti, pur di ricavarne momentanei e illusori tornaconto elettorali e di potere: vedi elezioni regionali 2015.

Deve essere convocata immediatamente l’assemblea generale unica dei lavoratori per decidere con quali obbiettivi e con quale mobilitazione in piedi andare al Mise: noi proponiamo di andare a Roma in massa.  Le controparti sono il magnate che vende fumo, ma anche il potere politico che ha continuato a incensarlo oltre ogni ragionevolezza, impermeabile alle grida di allarme provenienti da più parti, mostrando sempre arroganza con chi osava dubitare. Il Governo si assuma con urgenza le sue responsabilità, afferrando saldamente il bandolo della intricata matassa.

L’incontro del 23 gennaio al Mise, al quale l’azienda non partecipa, ha senso solamente se serve a eliminare la tagliola del 1 luglio 2017, mediante un accordo di miglior favore rispetto alla legge Marzano, e a garantire continuità produttiva a prescindere, ammortizzatori sociali e finanziamenti statali a partire dalla siderurgia.Altrimenti sarà solo l’ennesima presa in giro, alla quale i sindacati non devono più prestarsi, pena la perdita di ogni credibilità.

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