06222018Headline:

Territori Palestinesi Occupati. Non uguali davanti alla legge

Per Shadi Farrah e Ahmad al Zaatari mercoledì, davanti alla corte distrettuale di Gerusalemme, non c’erano le telecamere delle tv locali e internazionali e gli inviati speciali dei giornali. L’attenzione dei media quel giorno era solo per Elor Azaria, il soldato giudicato responsabile di omicidio colposo dalla corte militare di Tel Aviv per aver, lo scorso marzo a Hebron, sparato e ucciso a sangue freddo un assalitore palestinese, a terra ferito.

7dicembre 2017 di Michele Giorgio
Tra le lacrime di genitori e lo sgomento dei pochi amici autorizzati in aula, Shadi e Ahmad sono stati condannati a due anni di reclusione. Nessuno chiederà per loro il perdono immediato come tanti israeliani, incluso il premier Netanyahu e il capo dell’opposizione Isacc Herzog (laburista), invocano per Elor Azaria. Shadi e Ahmad non sono «vittime delle circostanze» come il soldato Azaria. Sono soltanto due “ragazzini-terroristi” da condannare con severità perchè alla fine del 2015, nel pieno dell’Intifada di Gerusalemme, sono stati trovati in possesso di un coltello e hanno ammesso l’intenzione di voler pugnalare un israeliano nella città Vecchia di Gerusalemme.

Israele si proclama una democrazia. Ma quale democrazia condanna per “omicidio colposo” un cittadino nonchè soldato che volontariamente, con freddezza, ha caricato un’arma e sparato un colpo alla testa di un ferito a terra. Gli stessi giudici militari hanno affermato che Elor Azaria non aveva alcun motivo per aprire il fuoco, perchè il palestinese, che poco prima aveva ferito un altro soldato con un coltello, non poteva più nuocere. Quale democrazia invoca il perdono immediato di un militare che ha fatto fuoco e ucciso infrangendo gli ordini e le regole d’ingaggio e al contrario si mostra inflessibile verso due minori, due ragazzini, che non hanno ammazzato nessuno. Quale democrazia si mostra flessibile con chi compie un omicidio ed è invece pronta a condannare a molti anni di carcere chi lancia delle pietre. Evidentemente dipende da chi compie il reato e, si sa, i palestinesi non commettono reati ma solo «atti di terrorismo». Per i ragazzi palestinesi non ci sono giustificazioni e attenuanti come per il giovane soldato Elor Azaria. Nel loro caso non valgono la frustrazione per un’occupazione militare che dura da 50 anni, l’assenza di un futuro, la vita spesa in un campo profughi. Sono solo dei terroristi, a 13 anni come a 40 o 80.

Negli ultimi mesi le corti penali israeliane hanno inflitto condanne pesanti a minori palestinesi responsabili di accoltellamenti, spesso solo tentati. Un caso è quello Ahmad Manasrah, 14 anni, condannato a fine 2016 a 12 anni di carcere per aver ferito nell’autunno del 2015, assieme al cugino poi ucciso da una guardia di sicurezza, un ragazzo israeliano in una colonia a Gerusalemme Est. Aveva 13 anni Ahmad al momento dell’arresto ma il processo è cominciato solo nel 2016, dopo che aveva compiuto 14 anni, un età che consente ai giudici di emettere condanne più severe nei confronti di un minore. Un altro caso è quello della 16enne Nurhan Awad, condannata a 13 anni di prigione per aver ferito un anziano palestinese (scambiato per un israeliano) assieme alla cugina 14enne (poi uccisa) nel mercato ebraico di Mahane Yehuda. Due giorni fa una 17enne di Gerusalemme, Marah Bakir, è stata condannata a 8 anni di carcere per aver tentato di pugnalare un soldato. Un’altra 17enne, sempre di Gerusalemme, Malak Salman, trovata in possesso di un coltello, conoscerà la sua sorte il prossimo sette 7 febbraio, al termine di un processo che ha avuto ben 21 udienze dal giorno del suo arresto, il 9 febbraio 2016. I centri per i diritti umani riferiscono che circa 300 minori palestinesi si trovano nelle carceri israeliane, dieci dei quali in detenzione “amministrativa”, quindi senza processo.

Le autorità israeliane respingono le accuse ed esortano a tenere presente che questi ragazzi palestinesi sono stati responsabili di atti di violenza compiuti o tentati, alcuni molto gravi. L’interrogativo però è d’obbligo: un 13enne israeliano responsabile di un crimine violento simile a quello compiuto da un coetaneo palestinese sarebbe condannato con altrettanta severità?

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