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Vergognosa aggressione militare della Turchia contro i curdi del Rojava. Oggi, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunisce sulla situazione a Efrîn

22gennaio 2018 di Andrea Vento

“Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati, da sempre vicino alla causa del martoriato popolo Curdo, denuncia il grave intervento militare dell’esercito turco in territorio siriano contro la città curda di Afrin nel Rojava occidentale allo scopo di spezzare la continuità territoriale fra i 3 cantoni del Kurdistan siriano e creare un’area cuscinetto profonda 30 km sul suolo siriano a ridosso del confine turco.

Una invasione militare in piena regola ai danni di altro paese sovrano fuori da qualsiasi legalità internazionale che colpisce civili inermi ed i gruppi combattenti (Ypg e Ypj) curdi che dal 2014 sono i principali protagonisti della lotta armata sul campo contro l’Isis in Siria ed in Iraq.”

Carta dei 3 cantoni curdi del Rojava: Afrin, Kobane ne Cizre

Il comunicato di domenica 21 gennaio, dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia:

Fermare la guerra della Turchia Contro i Curdi

Attacchi aerei della Turchia colpiscono Afrin, una città curda nel nord della Siria, uccidendo e ferendo molti civili. Non solo curdi, anche cristiani, arabi e tutte le altre entità in Afrin sono sotto un pesante attacco della Turchia. L’aggressione turca contro i popoli di Afrin è un crimine contro l’umanità; non diverso dai crimini commessi dall’ISIS. Iniziare un attacco militare in una regione che non ha ha attaccato è un crimine di guerra. Jet turchi hanno preso di mira 100 obiettivi in aree civili a Afrin e sono rimasti uccisi almeno 6 civili e 1 combattente delle YPG (Unità di Difesa del Popolo) e 2 delle YPJ (Unità di difesa delle donne) sono caduti martiri negli attacchi turchi di sabato su Afrin. Come risultato dell’attacco sono rimasti feriti anche diversi civili.

L’esercito turco invasore ha condotto attacchi aerei su Afrin con l’approvazione della Russia intorno alle 16:00 di sabato pomeriggio. Gli attacchi da parte di 72 jet da combattimento hanno colpito il centro di Afrin, i distretti di Cindirêsê, Reco, Shera, Shêrawa e Mabeta e il campo profughi Rubar. Il campo profughi di Rubar nel distretto di Sherawa di Afrin è abitato da oltre 20.000 rifugiati dalla Siria. L’esercito turco invasore, dopo un fallito tentativo di attaccare via terra, cercano di intimorire la popolazione di Afrin e espellerla verso aree tenute dall’ESL e dalla Turchia.

Il conflitto interno in Siria, che dura da sette anni si è trasformato in una guerra internazionale che è risultata nell’uccisione di migliaia di persone e ha creato milioni di profughi, si stava quasi avvicinando a una conclusione. Il governo turco sotto la guida di Recep Tayyip Erdogan, insieme a Al Qaeda (Heyet Tahrir El Şam), ISIS e con altri gruppi Salafiti ora ha iniziato un’operazione militare verso Afrin, una città curda (cantone) nel nord della Siria. Questo significa un nuovo sanguinoso conflitto che trascinerà la regione in una nuova catastrofe, infliggendo fame, uccidendo altri bambini, espellendo la popolazione locale e creando un’altra crisi umanitaria. In base alla legislazione internazionale questa azione è definita “operazione per l’invasione”.

Né il cantone di Afrin, né le altre regioni del nord della Siria hanno mai attaccato o minacciato di attaccare la Turchia o altre regioni curde del nord della Siria. Di fatto la Turchia ha costantemente minacciato e attaccato villaggi e località per diverse volte negli ultimi anni. La definizione giuridica delle azioni della Turchia in base alla legislazione internazionale è definita “attaccare un Paese sovrano”, invasione del loro territorio e assolto non provocato sui suoi civili. Iniziare un attacco militare contro un Paese che non ti ha attaccato è un crimine di guerra.

L’aggressione della Turchia contro i curdi a Afrin è un palese crimine contro l’umanità; non diverso dai crimini commessi da ISIS.  L’ONU e la Comunità Internazionale hanno un obbligo morale e di solidarietà per proteggere il suo più affidabile partner nel difendere l’umanità e nella lotta per la democrazia.

  • Chiediamo a tutte le aree democratiche e all’opinione pubblica di esprimere solidarietà con il popolo curdo e gli altri popoli della regione e di protestare e condannare l’invasione genocidi della Turchia.
  • Chiediamo alle Nazioni Unite, alla Comunità Internazionale e alla colazione globale anti-ISIS di entrare in azione per fermare immediatamente questi attacchi. Questi attacchi sono diretti contro centinaia di migliaia di persone a Afrin.
  • Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di entrare in azione al più presto per formare zone di sicurezza nel nord della Siria o all’Est del fiume Eufrate e nelle zone occidentali. Questo porterà ad una soluzione della crisi siriana all’interno della cornice di una legittimità internazionale
  • Il silenzio della comunità internazionale di fronte a questi attacchi legittimerà una pesante violazione dei diritti umani fondamentali

Oggi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunisce sulla situazione a Efrîn

Oggi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunisce sulla situazione a Efrîn La sessione richiesta dalla Francia sulla situazione a Efrîn si tiene oggi. Dopo la richiesta urgente della Francia, uno dei cinque Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la sessione sulla situazione a Efrîn si terrà oggi stesso.

Tramite il suo account su Twitter il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ieri aveva chiesto di fermare gli attacchi su Efrîn e di permettere l’accesso a aiuti umanitari. La prima reazione dalla Turchia è arrivata dal Ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu che ha dichiarato che le relazioni con la Francia sono ottime e che ci si aspetta che la Turchia nel Consiglio di Sicurezza ONU venga sostenuta dalla Francia: „Non vogliamo che la Francia si schieri al fianco di un’organizzazione terroristica. La Francia sa almeno quanto noi quale rischio significhino le YPG per la Siria. Se la Francia o un altro Paese porta questo argomento al Consiglio di Sicurezza, per noi non significa altro che ci si è schierati al fianco del nemico. Se fosse così in futuro ci comporteremo di conseguenza“, così Çavuşoğlu.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è composto da cinque Paesi permanenti e dieci non permanenti. I cinque membri permanenti (Francia, Russia, Stati Uniti, Repubblica Popolare della Cinese e il Regno Unito) nell’approvazione di risoluzioni hanno un diritto di veto ampliato. Decisioni su questioni procedurali hanno bisogno dell’approvazione di nove membri. Come procederanno gli Stati membri rispetto agli attacchi contro Efrîn che avvengono con l’approvazione della Russia, si saprà dopo la fine della seduta odierna.

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