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Vetri, bottiglie e altro, tra tolleranza e buon senso

Girarsi dall’altra parte, fingere di non vedere. E’ la regola che batte tutte le altre regole. Che sono anche troppe, d’accordo, ma che spesso un senso ce l’hanno eccome

28giugno 2017 da Riccardo Pasquinelli, Livorno

Nel paese della giungla delle norme, delle interpretazioni difformi, dei gradi di giudizio che troppo spesso finiscono con incredibili ribaltoni, dell’incertezza della pena e degli azzeccagarbugli che prosperano tra i cavilli, le deroghe e le eccezioni, ormai far rispettare una disposizione delle autorità è un’impresa eccezionale. Tutto è tollerato, minimizzato. Si lascia correre: l’ordine, la disciplina, il senso civico, le semplici basi dell’educazione alla vita associata sono dimenticati. L’episodio di Torino – che per fortuna non ha causato una strage – è la punta di un iceberg che dovrebbe far pensare. Lì, su una pubblica piazza, per di più di una grande e civile città, è andato in scena il festival della trascuratezza e del disordine che quotidianamente trova spazio in ogni angolo, piazza e piazzetta di questo paese, compresi Livorno, Pisa, Firenze e le altre nostre città.

  • Nulla a Torino è stato fatto per rispettate sul serio le regole e il buon senso. Le forze dell’ordine c’erano e non vedevano, i promotori hanno organizzato tutto “alla buona”, come sempre, gli abusivi facevano, al solito, il comodo loro e così via. Molti hanno parlato della paura che si annida in fondo alle nostre menti a causa del terrorismo, ma di folle prese dal panico purtroppo si ha notizia da tempo, anche  quando i kamikaze non massacravano gli innocenti.
  • Pierluigi Battista l’altro giorno sul “Corriere” è arrivato a ironizzare sul fatto che dopo Torino si è parlato molto – per lui troppo – del divieto di vendere bibite in bottiglie di vetro! Battista forse dimentica che centinaia di persone si sono ferite e hanno rischiato di morire proprio perché quella piazza era tappezzata di vetri (non a caso Pisa domani ha vietato il vetro alla festa della Luminara). E sbaglia un’altra volta perché prima di tutto i servizi pubblici, gli eventi pubblici, i controlli delle forze dell’ordine devono funzionare e darci precise garanzie di sicurezza ed efficienza. Lì invece è stato il trionfo dell’inefficienza e dell’insicurezza.

Purtroppo è l’inevitabile risultato di anni di omissioni, sottovalutazioni, lacune che emergono ogni giorno nella vita delle nostre città diventate terra di conquista per abusivi di ogni tipo, bande criminali (fate un giro nel vecchio centro di Genova), vandali, ubriachi, teppisti. Qualcuno dirà: sono discorsi leghisti, alla Salvini. No signori: è solo la pura verità. Siete mai stati in una delle nostre stazioni e in una stazione spagnola? Siete mai stati su un treno di notte? Provate, poi venite a dirmi se sono chiacchiere leghiste!

L’insufficiente controllo del territorio purtroppo è un fatto acquisito: sotto Palazzo Chigi, sede del capo del governo, gli ambulanti abusivi lavorano tutti i giorni come se nulla fosse e a Livorno, come in chissà quante altre città, ad ogni weekend venditori improvvisati – naturalmente abusivi, stranieri (clandestini?) – portano carrelli di supermarket pieni di bibite in bottiglia, alcolici compresi, ai giovani che si radunano a centinaia per passare la serata lungo i canali del quartiere della Venezia. Tutti lo sanno, possibile che non si intervenga mai per fermarli? E tutti sanno anche che i giovani migranti dei centri di accoglienza fanno man bassa di biciclette non loro: rubano a tutto gas e noi li “educhiamo” fin da subito a vivere di espedienti e senza rispetto di niente nel nuovo mondo in cui sono venuti a vivere… 

Ma c’è anche chi le regole le interpreta male creando situazioni paradossali. E’ successo pochi giorni fa a Livorno quando una pattuglia di vigili urbani, con solerzia degna di miglior causa, ha fermato il minikaraoke di un gruppetto di donne davanti a un negozio durante una festa di quartiere promossa dalla Confesercenti con l’appoggio del Comune e un importante finanziamento della Regione. Erano da poco passate le 22 e in quel rione sfortunato in cui si lotta da anni contro lo spaccio di droga, le risse, gli schiamazzi le incredule “cantanti” sono state messe a tacere e costrette ad andarsene: ben vengano pusher e coltelli, vade retro karaoke.  Purtroppo anche con  assurdità come queste dobbiamo fare i conti.

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