Il cuentopropismo (lavoro autonomo) a Cuba

Dal nostro corrispondente da Trinidad di Cuba, Andrea Puccio, una lucida analisi degli effetti socio-economici prodotti dalle leggi di aggiornamento del socialismo cubano, introdotte a partire dal 2011

26dicembre 2018 di Andrea Puccio, Trinidad

Tra le numerose riforme che negli ultimi anni il governo cubano ha realizzato quella della possibilità di creare attività private è senz’altro la più importante. Dal 2011 il governo ha autorizzato i cittadini cubani ad esercitare varie attività e professioni in forma privata, una rivoluzione in un paese quasi completamente gestito dallo Stato. La legge in questione prevedeva che 181 mestieri non particolarmente qualificati possono essere esercitati in maniera completamente privata dai residenti nell’isola caraibica.

Tra le attività commerciali troviamo ristoranti, bar, caffetterie, vendita di generi alimentari come carne, frutta e verdura, barbieri e parrucchieri, trasporto di persone e cose, assistenza agli anziani, scuole di ballo e molto ancora. Dal 7 dicembre 2018 è entrata in vigore la nuova normativa che regola tutte questa serie di attività.

Con la nuova normativa viene introdotta una migliore regolazione del lavoro per conto proprio, in particolare sono state inserite norme a garanzia dei consumatori con maggiori tutele per i cittadini che usufruiscono di servizi alimentari e di servizi alle persone. E’ stata introdotta la licenza sanitaria per tutti coloro che maneggiano cibi, compreso chi, affittando case ed alloggi, desiderano fornire anche la ristorazione. Per gli asili privati è stato definito che ogni sei bambini sia presente un assistente ed ogni bambino deve avere almeno due metri quadrati di spazio nel luogo destinato all’esercizio dell’attività. Per i ristoranti è stato eliminato il limite massimo di 50 posti a sedere, d’ora in avanti il limite sarà dato solo dalle dimensioni del locale stesso. Sono state varate norme che stringono le maglie di un settore che era poco e mal regolato.

L’autorizzazione a svolgere attività per conto proprio fu introdotta nell’aprile del 2011 dal VI Congresso del Partito Comunista Cubano, e successivamente trasformata in legge, partendo dalla necessità dello Stato di delegare ai privati tutta una serie di lavori di piccola entità che erano oggettivamente diventati di difficile gestione. L’apparato statale non era più in grado di gestire efficientemente il piccolo bar o il barbiere dietro l’angolo. Da quel momento in poi oltre mezzo milione di persone si sono dedicate alla libera professione. Oggi a Cuba si trovano ad ogni angolo piccole attività private, che in molti casi risolvono i quotidiani problemi di un paese che da quasi 60 anni è sottoposto ad un blocco economico, commerciale e finanziario da parte degli Stati Uniti. 

La creazione di tutte queste piccole e medie attività, se da una parte ha risolto alcuni problemi allo Stato, dall’altro ne ha creati altri, in alcuni casi anche molto gravi. Come detto lo Stato aveva la necessità di togliersi dalla gestione di alcune attività marginali e allo stesso tempo di alleggerire il suo numeroso corpo di lavoratori. Questa è stata, in un certo modo, la soluzione ai due problemi. Negli ultimi anni oltre 300 mila lavoratori statali hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi a quello per conto proprio. Tra chi ha abbandonato l’impiego statale ci sono molte persone che ricoprivano incarichi importanti, quali professori e maestri, dottori, infermieri, dirigenti e quadri amministrativi, tutte persone istruite e formate e che allo Stato necessitavano per il suo buon funzionamento. In poche parole hanno lasciato il lavoro statale persone che avevano una qualifica, il cui Stato aveva investito in istruzione per garantire e qualificare il proprio funzionamento. In pochi anni in alcuni settori importanti dell’apparato statale sono sparite molte figure fondamentali attirate dai facili guadagni che alcune attività danno.

In effetti in questo momento i salari dei lavoratori statali sono realmente troppo bassi rispetto a quello di un taxista o di un titolare di una caffetteria. Molte fra le persone maggiormente istruite hanno abbandonato il posto statale ed hanno iniziato una propria attività privata.

A Cuba indubbiamente sussiste il problema dello scarso livello delle retribuzioni salariali statali, tanto da esser stato più volte denunciato dallo stesso Raul Castro. Il precedente presidente (da aprile 2018 è in carica il nuovo: Miguel Diaz-Canel) affermava infatti che se gli stipendi dei lavoratori statali non fossero equiparati alle attuali necessità lo Stato sarebbe restato senza più lavoratori specializzati. Si è creata una sorta di lotta di classe tra i lavoratori privati e quelli statali. I lavoratori statali vedono di cattivo occhio i lavoratori per conto proprio perché guadagnano molto di più di loro avendo spesso una formazione scolastica inferiore. Si pensi ad un medico, un maestro o un avvocato che guadagna meno di un taxista che non ha neppure il diploma di scuola superiore. Dall’altro lato i lavoratori per conto proprio considerano dei fannulloni gli impiegati statali. Risulta evidente che lo Stato deve aumentare gli stipendi dei suoi lavoratori e controllare maggiormente le molteplici attività private. Lo scarso controllo di queste ultime, complice una legislazione sommaria, comporta margini di evasione molto elevata. I “cuentopropistas”, così vengono chiamati i lavoratori per conto proprio, pagano poche tasse e di mala voglia e, soprattutto, credono di essere assillati da un fisco che in realtà è tutt’altro che vessatorio. E’ difficile far capire a queste persone che bisogna pagare le imposte, molti pensano che pagare sia un sopruso dello Stato. Pensano che lo Stato deve fornire loro i servizi gratuitamente, come scuola, sanità, ma non si sentono in dovere di partecipare ai costi con le proprie tasse. Il governo, da parte sua, cerca di creare una coscienza civica con campagne pubblicitarie, ma con pochi risultati dato che questa tendenza non cambia.

La nuova legge che impone limiti più stretti alle regole per lo svolgimento delle libere professioni è vista dai più riottosi come un’ulteriore ingerenza dello Stato nelle loro vite, una limitazione della libertà personale di esercitare il lavoro per conto proprio.

Aver inserito il germe del capitalismo, rappresentato dal lavoro per conto proprio, in una economia statale può essere pericoloso per la Rivoluzione stessa. Personalmente non credo che sia stato sbagliato aver autorizzato tale forma di lavoro, ma l’errore è stato quello di aver lasciato campo libero a questi lavoratori con regole blande. Affermo ciò perché non è inusuale, per un cuentopropista, vedere nello Stato un concorrente, un ostacolo alla propria libertà, magari alimentata da campagne mediatiche provenienti da quel paese che per 60 anni ha cercato in tutti i modi di sovvertire la rivoluzione cubana. E’ estremamente facile per gli Stati Uniti organizzare campagne mediatiche tendenti a far perdere fiducia ai cittadini nello Stato, facendo dimenticare tutti quei servizi che giornalmente fornisce a tutto il popolo, lavoratori per conto proprio compresi. In estrema sintesi la lotta di classe, cui sopra accennavo, può con facilità essere usata per alimentare la sfiducia del popolo, in una sorta di nuova forma di controrivoluzione, verso lo Stato, abbagliandoli con il miraggio di un imprecisato cambiamento, tanto evocato nelle nostre società. Cambiamento al buio che tanti problemi ci ha creato, favorendo le classi agiate a discapito dei più poveri e degli ultimi, cosa che la Rivoluzione cubana ha sempre avversato.

Lo Stato deve riprendere in mano una situazione, che per certi versi, potrebbe essere molto pericolosa anche perché il lavoro per conto proprio è fonte di corruzione e malaffare, rappresentato dal mercato nero, e la sottrazione di beni allo Stato per rivenderli ai nuovi imprenditori. La corruzione è alimentata da queste persone perché sovente i controlli degli ispettori alle attività private sono addolciti da pratiche non lecite.

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