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Secondo giorno del Druga Godba 2026, tra psichedelia tropicale e passione napoletana

22 Giugno 2026, di Michele Faliani

Il secondo giorno del Druga Godba non è stato soltanto musica. Con il primo concerto previsto soltanto in serata, abbiamo approfittato della mattinata per una breve escursione verso uno dei luoghi più iconici della Slovenia: il Lago di Bled, a circa un’ora da Lubiana. Le acque color smeraldo, l’isoletta con la sua chiesa e le montagne sullo sfondo offrono un’immagine quasi da cartolina, perfetta per immergersi per qualche ora nella natura slovena prima di tornare nel cuore pulsante del festival.

Rientrati a Lubiana, la destinazione è il magnifico Kino Šiška, ormai uno dei punti di riferimento culturali della città. Ad aprire la serata sono i Nusantara Beat, sei musicisti olandesi di origini indonesiane che hanno scelto di rileggere la tradizione pop del loro paese d’origine attraverso una sensibilità contemporanea. Il risultato è un cocktail irresistibile in cui psichedelia, surf rock, funk, folk e melodie tropicali convivono con sorprendente naturalezza.

Fin dalle prime note di Ke Masa Lalu la band conquista il pubblico grazie a un suono caldo e coinvolgente, sostenuto da una sezione ritmica poderosa e impreziosito dai dialoghi fra chitarre e tastiere. Al centro della scena brilla la cantante Megan De Klerk, presenza magnetica e interprete capace di trasmettere tutta l’energia di un repertorio che alterna momenti danzerecci a passaggi più sognanti. Brani come Hilang Kendali, Bakar e Gapura accendono definitivamente la sala, mentre Djanger e Bandung confermano l’abilità del gruppo nel fondere suggestioni lontane con una scrittura estremamente moderna. Nello spirito ricordano formazioni come gli Altin Gün e gli Yin Yin, ma la loro personalità è già ben definita. Il loro set, calorosamente accolto dal pubblico, dimostra ancora una volta la capacità del Druga Godba di individuare e valorizzare le proposte più originali della scena internazionale.

La grande attesa della serata è però tutta per La Niña. Per la prima volta nella storia del festival, giunto alla sua quarantaduesima edizione, il ruolo di headliner è affidato a un’artista italiana. Una scelta che si rivela vincente sotto ogni aspetto: la sala è gremita, l’entusiasmo del pubblico palpabile e la qualità dello spettacolo assolutamente all’altezza delle aspettative.

Carola Moccia porta sul palco una personalità artistica travolgente, capace di trasformare la tradizione musicale napoletana in qualcosa di profondamente contemporaneo. Senza mai cedere a facili stereotipi folkloristici, costruisce un universo sonoro in cui radici e modernità dialogano costantemente. Il verso «So’ figlia d’a tempesta e nun me ponno ’ncatenà», tratto da Figlia d’ ’a tempesta, sintetizza perfettamente il carattere indomito che anima l’intera esibizione.

La scaletta attraversa i momenti più significativi del suo repertorio. L’avvio con Sanghe e ’O ballo d’ ’e ’mpennate mette subito in evidenza la forza evocativa della sua voce, mentre Ahi!, Oinè e Chiena ’e scippe accendono il pubblico con ritmi coinvolgenti e un’intensità crescente. A sostenere la cantante c’è un ensemble eccellente: Alfredo Maddaluno passa con disinvoltura dall’elettronica al mandolino e alle percussioni, creando un ponte continuo tra tradizione e innovazione, mentre le tre coriste-percussioniste arricchiscono ogni brano con una presenza scenica e musicale di grande efficacia.

Non mancano i momenti più raccolti. Pica Pica viene accolta con particolare partecipazione, mentre la rilettura di Maruzzella di Renato Carosone rappresenta uno dei passaggi più emozionanti della serata, interpretata con rispetto ma anche con una forte impronta personale. Nella parte finale dello show l’energia cresce ulteriormente grazie a Tremm’, Guapparìa, Figlia d’ ’a tempesta, Manalonga e Storia di Afrodite, trasformando la sala in una festa collettiva.

Il pubblico, straordinariamente eterogeneo per età e provenienza, canta, balla e accompagna ogni brano con entusiasmo crescente. Gli applausi richiamano inevitabilmente la band sul palco per un bis in cui Guapparìa e soprattutto Figlia d’ ’a tempesta vengono riproposte tra cori e ovazioni, suggellando una performance che resterà probabilmente fra i momenti più memorabili di questa edizione del Druga Godba.

Dopo due giornate il festival conferma la propria identità: un luogo in cui tradizioni musicali lontane dialogano con il presente, dove la curiosità viene premiata e dove è ancora possibile lasciarsi sorprendere. Dai paesaggi incantati di Bled alle vibrazioni tropicali dei Nusantara Beat, fino alla travolgente forza espressiva di La Niña, questa seconda giornata ha offerto un viaggio ricco di colori, culture ed emozioni.

La photogallery del concerto dei Nusantara Beat:

La photogallery del concerto de La Niña:

La scaletta del concerto dei Nusantara Beat:

  1. Ke Masa Lalu
  2. Kalangkang
  3. Tamat
  4. Mang Becak
  5. Hilang Kendali
  6. Bakar
  7. Ular Ular
  8. Gapura
  9. Djanger
  10. Lihat
  11. Bandung
  12. Sifat

La scaletta del concerto de La Niña:

  1. Sanghe
  2. ‘O ballo d’ ‘e ‘mpennate
  3. Ahi!
  4. Oinè
  5. Chiena ‘e scippe
  6. Mammamà
  7. Respira
  8. Salomè
  9. Fortuna
  10. Pica pica
  11. Maruzzella (Renato Carosone cover)
  12. Tremm’
  13. Guapparìa
  14. Figlia d’ ‘a tempesta
  15. Manalonga
  16. Storia di Afrodite
    Encore:
  17. Guapparìa
  18. Figlia d’ ‘a tempesta
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