Comprensorio del cuoio: la territorialità da (ri)trovare.

di Ilaria Francalanci

1Le elezioni amministrative hanno designato i nuovi sindaci e i nuovi consigli dei comuni del Comprensorio del cuoio, eccezion fatta per Santa Maria a Monte, dove le elezioni si tennero l’anno scorso.Adesso tra i vari compiti che le nuove amministrazioni dovranno svolgere ne spicca uno particolarmente arduo: quello di ridare o di far riscoprire il senso di territorialità ai propri cittadini, perché se è ben chiaro che il Comprensorio è un’incarnazione quasi perfetta di distretto industriale, meno chiaro è il concetto di territorio.

1bLa realtà economica e storica presenta singolari peculiarità e acute differenze giacché se San Miniato, Montopoli, Fucecchio e Santa Maria a Monte sono esempi lampanti di centri collinari sdoppiati principalmente a seguito dello sviluppo industriale, due risultano centri di pianura (Castelfranco e S. Croce); se poi aggiungiamo che il comprensorio è situato su due provincie (Pisa e Firenze) allora le cose si complicano; fatto inconfutabile è però che tutti i comuni hanno risentito e risentono di alcuni effetti della globalizzazione quali delocalizzazione, immigrazione e crisi economica. Per fronteggiare questo complesso involucro economico-territoriale sarebbe perciò opportuno che il punto di vista delle amministrazioni comunali si plasmasse su una realtà che non può e non deve essere più solo locale, singola e circoscritta ai propri confini, bensì più ampia, comprensoriale appunto. Uno dei compiti dovrebbe essere perciò quello di percepire il Comprensorio non più e non solo come una realtà il cui unico denominatore comune sia esclusivamente quello economico, bensì  come un territorio dinamico e accomunato dal concetto di conurbazione, un segmento ben marcato che intercorre tra i comuni di Pontedera ed Empoli. Ecco che, come urgente proposito, ci dovrebbe essere un’azione coagulante tra i vari comuni che ben si esplica non tanto e non solo in una Unione dei Comuni, quanto in una creazione di Area Vasta intesa come un’unione di intenti che valorizzi il territorio e la sua identità, riconoscendone i punti di debolezza e potenziandone i punti di forza

1cLa trattazione del distretto industriale come “Area Vasta” permetterebbe infatti una condotta sinergica e coordinata delle azioni amministrative volte a consolidare e a migliorare quel trittico basilare di una corretta gestione del territorio: economia, trasporti e servizi . Per fare questo uno spunto costruttivo potrebbe essere l’imitazione in piccolo di uno degli organi sovranazionali per eccellenza: il Consiglio dell’Unione Europea. Infatti così come esso riunisce i ministri dei rispettivi paesi membri in base all’argomento trattato, un consiglio del Comprensorio potrebbe riunire gli assessori dei sei comuni secondo le tematiche da sviluppare, creando così un management intercomunale più efficace perché nell’economia globale, anche la gestione del territorio non può limitarsi ai semplici confini amministrativi, bensì richiede una progettualità economica e sociale, oltre che urbanistica, che focalizzi l’attenzione sulle problematiche locali, sulle risorse dei luoghi e sulle relazioni che intercorrono tra i comuni coinvolti, che debbono essere trattati non più e non solo come entità singole, bensì nel loro insieme.

Il coordinamento di opere di manutenzione o di pulizia, la creazione di piste pedonali e ciclabili continuative permetterebbero ad esempio di vivere di più e meglio il territorio e un territorio vissuto è un territorio sorvegliato. Spesso l’attenzione è stata rivolta solo al Distretto e ben poco al territorio inteso “come spazio inclusivo, come dimensione locale dell’abitare e dell’essere cittadini”. La presenza di arterie stradali prive di passaggi pedonali e ciclabili è di per se stessa una condanna a morte per il tessuto intercomunale; i centri divengono quartieri dormitorio e il territorio si trasforma in uno spazio anonimo e arido, privato di relazioni sociali, che tanto fanno per la salvaguardia del territorio stesso. Se svolta correttamente, una gestione coordinata e ordinata comporterebbe anche un’ottimizzazione e una riduzione di alcune spese sostenute dai singoli comuni. La creazione di un’Area Vasta potrebbe perciò contribuire in modo attivo non solo al potenziamento del distretto, ma anche al miglioramento di quello che dovrebbe essere il fulcro delle amministrazioni locali del comprensorio: il benessere delle popolazione che vi risiede.

 

 Comprensorio del cuoio: Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il comprensorio del cuoio è un distretto industriale della Toscana, comprendente i comuni di Castelfranco di SottoSanta Croce sull’ArnoMontopoli in Val d’ArnoSanta Maria a Monte e San Miniato nella provincia di Pisa, e Fucecchio in provincia di Firenze.

Nell’area vivono circa 98mila persone; circa 10mila sono occupate nel settore conciario, suddivisi in 900 imprese medio-piccole.

La produzione principale riguarda cuoio, calzature e articoli in pelle. L’indotto è costituito per lo più da ditte di prodotti chimici per la concia, officine di macchine per conceria e ditte di trasporti. Molte ditte sono specializzate in una singola fase della concia, o nella produzione di una singola parte della scarpa (parti che poi vengono assemblate neicalzaturifici).

Il 98% della produzione nazionale di cuoio da suola proviene da qui, così come il 35% della produzione nazionale di pelli, e il 30% della produzione nazionale di macchine per conceria.

Il 40% della produzione complessiva è destinata all’esportazione.

L’attività conciaria iniziò intorno alla metà dell’‘800 a Santa Croce, e a Ponte a Egola nel comune di San Miniato. Un grande sviluppo si è verificato a partire dagli anni sessanta delXX secolo.

Il comprensorio è allacciato alla rete autostradale dalla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno, via privilegiata anche per raggiungere il porto di Livorno, dal quale transita gran parte delle materie prime in arrivo e dei prodotti finiti in partenza.
Il comprensorio si trova sulla linea ferroviaria Firenze-Pisa-Livorno, ed è servito da due stazioni[1] che però da alcuni anni supportano solo il traffico passeggeri. Una stazione merci, il cosiddetto interporto, è in costruzione[2], per rilanciare il trasporto su rotaia dei beni in partenza e in arrivo.

Le squadre di calcio dei vari paesi hanno nomi che ricordano la “specialità” delle industrie locali: il Tuttocuoio di Ponte a Egola, la Cuoiopelli a Santa Croce sull’Arno, ilTuttocalzatura a Castelfranco di Sotto, i Calzaturieri Valdarno a Santa Maria a Monte.

 

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