“Bersaglio di notte” (Night Moves 1975), Arthur Penn. Thriller-drammatico

Image and video hosting by TinyPicPer almeno alcuni di noi, appassionati di cinema, certi registi sono subito riconoscibili per il loro bagaglio di tematiche

4ottobre 2016 di Enrico Bulleri

Se vedo un film di David Lean, mi aspetto uno spettacolo travolgente coniugato con l’intelligenza, se vedo un film di Bogdanovich, mi aspetto di vedere lo stile registico di un reduce della vecchia scuola. Kubrick è grandissimo per la sua freddezza misantropica, e John Carpenter è ideale per… beh, come John Carpenter c’è solo John Carpenter.

Image and video hosting by TinyPicArthur Penn (dalla chiara fama, dopo un film sparti-acque come “Gangster Story/Bonnie & Clyde”) è uno di quei registi il cui nome viene in qualche modo sempre associato con i temi seri e le osservazioni sociali profonde che, anche quando egli dirige un apparentemente semplice piccolo dramma poliziesco come “Night Moves”, è difficile non collegare ad esso un profondo e lapidario significato, sempre presente. Nel caso di “Night Moves”, Penn permea l’aggiornamento noir, immergendolo nello stesso raffinato nichilismo, come Francis Ford Coppola aveva fatto analogamente ne “La Conversazione” (1974), sempre con Gene Hackman perfetto per questo tipo di personaggi, le cui analogie tra essi e i due film sono rilevanti e abbondanti.

“Bersaglio di notte” nel titolo italiano, venne distribuito nel 1975. Arthur Penn non dirigeva più un film da un lustro, dopo il trionfo commerciale avvenuto nel 1970, con “Il Piccolo Grande Uomo” (Little Big Man), film che come tutti quelli di Arthur Penn devo avere visto almeno tre o quattro volte. Anche “Bersaglio di notte” è un film che ha formato in termini di maturità e profondità il mio gusto cinematografico, e la personalità delle mie proprie preferenze e scelte, in tal senso.

  • Gene Hackman come Harry Moseby
  • Jennifer Warren come Paula
  • Melanie Griffith come Delly Grastner
  • Susan Clark come Ellen Moseby

La storia è soltanto apparentemente un aggiornamento di quelli che erano i canoni classici del noir anni ‘40, decostruendoli con il post post-Watergate del mito eroe americano gettato oramai nella polvere.

Image and video hosting by TinyPicIl detective in questione, Harry Moseby (Gene Hackman, che, come Karen Black, sembrava essere presente in ogni film realizzato negli anni ’70), è alla deriva, sia personalmente che professionalmente, quando viene assunto da una attrice sul viale del tramonto per ritrovargli la figlia adolescente fuggita di casa. Una diciassettenne Melanie Griffith, al suo debutto cinematografico, è la figlia sessualmente precoce. Un ruolo di ninfetta del genere che ella avrebbe impersonato di nuovo in “Detective Harper: acqua alla gola” (The Drowning Pool) di Paul Newman (1975), e che sarebbe oggi probabilmente  additato dalle immancabili femministe.

La Griffith fa una certa impressione, e mi ricordo distintamente che all’epoca ci si chiedeva se  questa ragazza sarebbe cambiata una volta cresciuta. (Non lo ha fatto, almeno fino ai cinquant’anni). Gene Hackman nel ruolo dell’investigatore privato Harry Moseby gioca una partita a scacchi con se stesso (cavaliere che muove, nessuno lo contrasta) nel corso di un piantonamento, in una sequenza particolarmente simbolica di quello che è il film.

“Tu sei il tipo di detective che una volta che gli viene affidato un caso da investigare, nulla lo può distogliere dal trovare la verità, una bustarella, le botte, il fascino del un corpo di donna?”

Come nei film di genere degli anni ’40 riaggiornati ai ‘70, come Moseby scava più in profondità nei misteri del suo caso, essi lo condurranno nelle isole della Florida, e lo faranno incappare in un’operazione di contrabbando di arte precolombiana, portandolo inevitabilmente a confrontarsi con il mistero ancora più profondo che è la sua vita. In una riduzione settantesca del guardare alla propria esperienza umana che non è certo quella ombelicale, di molto cinema contemporaneo.

La moglie, Susan Clark: “Chi sta vincendo?” Hackman: “Nessuno. Si tratta solo di vedere chi perderà più lentamente dell’altro.”

Image and video hosting by TinyPicProtagonisti che non hanno noiosi compromessi da mostrare sullo schermo. Che cercano di fare il bene seppure sempre più stinto, in un contesto e una realtà di personaggi cattivi molto sfaccettati e interessanti, che li si delineano come loro amici. Una delle grandi cose che Penn compie con il personaggio di Hackman è di renderlo  così imperfetto, così limitato, così umano, che non si può fare a meno di essere pienamente partecipi con la sua ricerca. Tanto più che si comincia a cadere in una spirale che ci porta ben oltre tutto quello che inizialmente si poteva pensare sarebbe stato. I suoi sforzi non sembrano mai ripagati in modo soddisfacente, è in grado di salvare qualcuno o impedire qualsiasi cosa negativa accada alle persone cui tien, ma … è quasi come se fosse il Jack Nicholson di “Chinatown” (1974).

Ma nel racconto poliziesco di Penn, Harry Moseby è, un eroe. Soltanto che i cattivi non sono così facili da identificare nel 1975 come lo erano nei tempi addietro, in cui era aduso fargli indossare cappelli neri dalle larghe falde.

Ma tutto questo….”Ha importanza, Harry?”

Interpretazioni

Ovviamente, Gene Hackman è anche qui immensamente bravo e, in questa fase della sua carriera non sbaglia nemmeno una singola intonazione, in ogni sua interpretazione.

Image and video hosting by TinyPicDopo tre anni (1978) egli avrebbe interpretato Lex Luthor nel primo “Superman” incominciando persino a sperimentare alla perfezione nuove delle intonazioni, e stili di recitazione. Ma, dovendo essere onesti con sé stessi, bisogna anche ammettere e dire, che un buon venti o trenta per cento dell’interesse di “Night Moves” è dato esclusivamente dalla presenza di  Jennifer Warren. Nella parte dell’enigmatica Paula, la Warren è una versione moderna della tradizionale femme fatale dei noir. Come quelle signore, lei è bella, sexy e senza cuore, volitiva e incline a parlare per enigmi. La cinepresa del film la ama, e Jennifer Warren (dalla voce originale roca e molto sessualizzante) avrebbe potuto accennare o sviluppare meglio se avesse avuto una carriera migliore, a ciò che il femminismo non avrebbe invece mai potuto ispirare, ai sex symbol contemporanei.

Parafrasando Raymond Chandler, il quale una volta scrisse che alla figura del detective non importava alla fine del “whodunit,” ciò che contava era il successo dell’esplorazione della natura umana, e l’attraversamento delle tenebre che sono al centro dell’anima dell’uomo. Seguendo la stessa traccia, “Night Moves” di Arthur Penn, è un film di potente riuscita. I grandi misteri e i colpi di scena del film sono soddisfacenti (e il film ha un finale abbastanza terrificante e memorabile), ma probabilmente non si riuscirebbe a trovare due persone che lo abbiano visto e che siano solamente in grado di accordarsi su quel che è la storia del film. E’ un mosaico che funziona sia una volta che esso è formato e con tutti i pezzi, che al contrario. La cosa più soddisfacente del film sono le caratterizzazioni dei personaggi, Il film è popolato da personaggi di tutti i tipi e che hanno la peculiarità di avere delle motivazioni estremamente autentiche nella loro rappresentazione.

“La materia dei sogni”

Nessuno ha saputo cogliere nei modi tanto inebrianti dei registi degli anni ’70, certe ambizioni narrative. “Night Moves” è un thriller poliziesco perfettamente godibile e non soltanto se visto esclusivamente ad un livello superficiale, ma mi piace che Penn abbia scelto questo particolare genere per compiere una profondamente amara disamina sulla incapacità umana di connettersi, sull’abbandono da parte delle persone che si amavano, sulla solitudine, il tradimento, e l’ambiguità della morale. E’ un film diretto con eleganza, con un bel cast del quale fa parte anche il giovane James Woods, e dalle nuove sfaccettature da scoprire ad ogni rinnovata sua visione. Dopo “Gangster Story/Bonnie & Clyde”, “Bersaglio di notte” rimane il mio preferito film poliziesco di Arthur Penn.

Paula/Jennifer Warren: “Mi fai queste domande perché sei interessato alla risposta, o è solo qualcosa che si pensa un investigatore dovrebbe fare?”

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