02222018Headline:

Conferenza stampa No Triv a Pisa con Lacorazza: “alla notizia che Rossi voterà Si, adesso il sindaco Filippeschi ha bisogno di capire da che parte stare… se con Renzi o con Rossi”

“E’ dura, è dura… Ma, ce la faremo!”

Pisa 04 aprile 2016 di Beatrice Bardelli

Image and video hosting by TinyPicNe è più che convinto Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale della Basilicata, capofila delle nove Regioni promotrici del referendum “No Triv”, arrivato puntualissimo alla conferenza stampa organizzata stamattina, davanti al Comune di Pisa, dal Comitato referendario locale “Ferma le trivelle, Vota SI’ – Pisa”.

Lacorazza sta girando l’Italia per sostenere le ragioni del SI’ al referendum del 17aprile prossimo, di cui i cittadini sanno ancora troppo poco o sono male informati. E’ arrivato dal Piemonte dove ha incontrato i comitati locali e le associazioni che sostengono il referendum a Torino, Alba, Asti, Cuneo, Mondovì, dopo essere stato in Lombardia.

Stamani era a Pisa, nel pomeriggio e stasera ad Empoli e Firenze poi, in volo fino a Palermo dove domani incontrerà i cittadini per convincerli ad andare a votare e votare SI’. “L’esito del referendum sarà di vitale importanza per la regione siciliana perché se non vincesse il SI’, Edison-Eni avranno mano libera a fare le trivellazioni entro le 12miglia di fronte a Gela e nel Canale di Sicilia mettendo a rischio la bellezza di quelle coste e l’attività della pesca se, per disgrazia, capitasse un incidente, uno sversamento di idrocarburi da una piattaforma petrolifera – spiega.

Questo perché è già accaduto, a metà marzo al largo dell’isola tunisina di Kerkennah, a 120km. da Lampedusa, un incidente di modestissime dimensioni (si è rotto un tubicino di 1cm di diametro) ha deturpato le spiagge dell’isola ricoprendo di greggio 3km di spiaggia e provocando una vera e propria catastrofe ecologica e sociale con conseguenze drammatiche per la popolazione che vive essenzialmente di pesca. Lo ha denunciato pubblicamente Legambiente nazionale intervenuta per rompere il muro di silenzio dei nostri media nazionali.

Image and video hosting by TinyPicAd accogliere Lacorazza sotto il Comune di Pisa un folto gruppo di cittadini, in rappresentanza del Comitato Referendario pisano e dell’Associazione Lucania-Pisa che sono venuti a stringere la mano al “loro presidente” in segno di rispetto istituzionale anche se, sia il presidente dell’associazione, Michele Morino, che la tesoriera, avv. Rosa Danza, hanno voluto precisare che i propri affiliati saranno liberi di votare secondo le proprie convinzioni.

Comunque, se i cittadini c’erano, non c’erano i giornali locali, come ormai di prassi in questa città quando a parlare sono i movimenti di lotta per i diritti o i partiti di opposizione. Ma stamani si sono persi uno scoop. Perché Lacorazza, giovane e del PD, è stato molto critico verso il governo Renzi ma, ha elogiato la scelta del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che proprio oggi è uscito sul Corriere della Sera annunciando che al referendum voterà SI’.

“Un colpo geniale per mettere alle corde Renzi ed accattivarsi le simpatie di parte del PD, per essere eletto come nuovo segretario del partito democratico?” gli ho chiesto.

“Non credo – ha risposto Lacorazza – perché Rossi dice una cosa molto importante per la nostra causa che è la causa di tutti. Non si può affidare per sempre ad un privato un bene pubblico, ed i giacimenti petroliferi nel nostro mare sono un bene pubblico e non possono essere affidati per sempre alle compagnie petrolifere come fossero di loro proprietà. Mi auguro che Rossi voglia trasformare la sua dichiarazione di voto in un appello a tutti i toscani ed a tutti i sindaci della regione per andare a votare SI’ al referendum del 17aprile perché c’è in gioco la bellezza dell’Italia, la difesa del patrimonio pubblico, il mare, da eventuali disastri ambientali e la difesa delle attività economiche che del mare e sul mare vivono come il turismo e la pesca. Spero che la posizione di Rossi arrivi non solo ai sindaci toscani ma anche ai vertici del governo e lo spinga a dire apertamente che cosa pensa. L’Italia è con noi ma per spingere gli italiani a votare SI’ bisogna scendere nelle strade e nelle piazze ed informare la gente su cosa c’è in gioco”. Perché in gioco c’è forse la più importante partita della nostra storia, al pari della difesa dei principi della nostra Carta Costituzionale e della struttura stessa della nostra Repubblica democratica. In gioco c’è la nostra stessa vita e la vita del pianeta che non sono esplicitate nel testo del quesito referendario ma sottendono ad esso e lo sostanziano.

Cosa vuole cambiare il referendum:

Oggetto del referendum sono gli impianti che esistono già (i nuovi sono vietati in ogni caso) per i quali le compagnie petrolifere hanno già una concessione di 30 anni. Nel quesito referendario si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12miglia dalla costa di prorogare le estrazioni fino all’esaurimento dei giacimenti (articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3aprile 2006, n.152).

Il quesito del referendum, letteralmente, recita:

trivelle referndum.“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?”

Con il referendum, scrive il Comitato di Pisa, si intende “impedire che le compagnie petrolifere continuino le estrazioni oltre i tempi delle concessioni. Il referendum è uno strumento politico per dire no ad una scelta economica e politica sbagliata che mette a rischio i nostri mari e le loro risorse. Un rischio grande quanto inutile, data l’esiguità delle riserve di petrolio presenti, neanche “60giorni” del fabbisogno nazionale”.

Image and video hosting by TinyPicAndare a votare SI’ al referendum significa, in realtà, pretendere dal governo un cambio di rotta nelle sue scelte di politica energetica, abbandonando progressivamente le fonti di energia fossile per indirizzarsi verso le energie alternative che non danneggiano l’ambiente e non aumentano il rischio di un surriscaldamento climatico globale già ai limiti della sopportabilità del pianeta. “L’Italia è il paese con il più alto numero di Comuni che hanno aderito al Patto dei sindaci sul pacchetto clima-energia, il cosiddetto “20-20-20” –ha sottolineato Lacorazza – ed alla Conferenza ONU sul clima, tenutasi a Parigi nel dicembre 2015, l’Italia, ovvero il governo Renzi, insieme ad altri 194 paesi, ha sottoscritto uno storico impegno, quello di contenere la “febbre” della Terra entro 1,5 gradi attraverso l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili entro il 2050. Fermare le trivelle vuol dire essere coerenti con questo impegno”.

Image and video hosting by TinyPicMa la strada del referendum è lastricata di bugie veicolate ad arte da molti media nazionali. Come l’affermazione che nei nostri mari ci sono ricchi giacimenti di gas e petrolio per cui è “necessario” prorogare le estrazioni “per il bene del paese”, “per rendere il nostro paese indipendente dall’estero” ed altre simili amenità. In tutti i siti che trattano di energie alternative, a cominciare da quello di Greenpeace, si può leggere, documenti scientifici e tecnici alla mano, tutto il contrario.

Ne sono stati ottimi ed acuti lettori i due consiglieri comunali di Una Città in Comune/Rifondazione Comunista, Ciccio Auletta e Marco Ricci, insieme a Simonetta Ghezzani, di SEL, ed a Stefano Landucci, del Gruppo Misto,che hanno preparato una bella mozione (http://unacittaincomune.it/mozione-referendum-del-17-aprile-su-trivellazioni-offshore-sul-territorio-italiano/)
sulle ragioni del SI’ al referendum e per chiedere al sindaco di:

  • mettere a disposizione tutti i canali di informazione pubblica a propria disposizione per mettere al corrente la cittadinanza dell’imminente appuntamento referendario, informandola adeguatamente sul contenuto del quesito;
  • attivarsi nei confronti del Governo per l’accorpamento delle diverse consultazioni referendarie in una data unica, nell’ottica del risparmio delle risorse e della incentivazione alla partecipazione”. Nella mozione, che è in calendario per il prossimo Consiglio comunale di giovedì, si possono leggere in sintesi quello che le associazioni ambientaliste che sostengono il referendum hanno diffuso sui propri siti. Ovvero che:
    1)la pratica di trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio rappresenta una scelta di produzione energetica ormai obsoleta, basata su fonti non rinnovabili, nociva per l’ambiente e comunque insufficiente per risolvere la nostra dipendenza dall’estero poiché, come ha ammesso lo stesso Governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi;
    2) l’estrazione tramite trivelle offshore presenta un alto indice di pericolo per l’ambiente marino, come ha dimostrato il disastro del Deepwater Horizon nel Golfo del Messico del 2010, un aspetto che si fa ancora più preoccupante considerando che il Mar Mediterraneo si presenta come un bacino sostanzialmente chiuso;
    3)l’attività delle grandi compagnie petrolifere non procura al Governo un aumento significativo degli introiti fiscali, poiché tali compagnie si avvalgono di franchigie e royalties tra le più basse al mondo, e non hanno nemmeno importanti ricadute occupazionali, al più nell’ordine di poche decine di unità, quando il rapporto tra investimenti e occupazione generata per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, è incomparabilmente superiore.

Image and video hosting by TinyPicMa quante piattaforme ci sono nei nostri mari?

“Oltre un centinaio – ha risposto Lacorazza – ma circa il 20-25% sono inattive. Inoltre le piattaforme attive stanno sotto franchigia ovvero non pagano le tasse ma pagano al governo complessivamente circa 340 milioni di euro l’anno, la stessa cifra che si sarebbe potuto risparmiare se il governo avesse deciso di accorpare i referendum No Triv e Costituzionale alle elezioni amministrative”. Quindi agli italiani va detto: occhio alle bugie e non fatevi incantare dai soliti noti. Meglio informarsi in modo autonomo andando sui vari siti dei comitati No Triv, Legambiente, Greenpeace, Qualenergia ecc. per avere informazioni corrette.

Inoltre, il recente scandalo che ha portato alle dimissioni forzate dell’ex ministro Guidi potrà far correre il rischio di un oscuramento mediatico delle ragioni del SI’ mettendo in moto un dibattito politico e non un dibattito sul merito delle ragioni dei sostenitori del referendum.

Su questo punto Lacorazza è stato chiarissimo. Ed ha dichiarato pubblicamente di essere molto arrabbiato contro una parte del PD come il vicesegretario Guerini e la Serracchiani che, una ventina di giorni fa, senza un confronto politico all’interno del loro partito, hanno fatto dichiarazioni pubbliche a sostegno dell’astensionismo. La battaglia è molto dura e l’asprezza dei toni fa capire ai meno ingenui che ci sono enormi interessi in gioco che non sono certo gli interessi dei cittadini.

Abbiamo, quindi, chiesto a Lacorazza cosa può fare nel suo piccolo un Consiglio comunale:

Image and video hosting by TinyPic“Più di quello che si possa immaginare perché il sindaco può attivarsi per aprire un dibattito pubblico con l’intera cittadinanza, per questo ho telefonato al sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, per chiedergli non una sua dichiarazione di voto ma di attivarsi sul piano della diffusione dell’informazione che manca assolutamente sul referendum del 17aprile – ha sostenuto Lacorazza. La stessa cosa che andranno a chiedere al sindaco i consiglieri di minoranza con la loro bella mozione.

Ma cosa ha risposto il sindaco Filippeschi?

Che ci rifletterà… certo, con la notizia-bomba di Rossi, Filippeschi ha bisogno di capire…da che parte stare…con Renzi o con Rossi? Con il governo delle trivelle o con il Rossi antitrivelle e futuro segretario del PD? Ai posteri l’ardua sentenza. A noi che viviamo oggi l’appello è uno solo.

Domenica 17aprile andiamo a votare. E votiamo SI’ se vogliamo un mondo più equo, più sano e migliore per noi ed i nostri figli e nipoti!

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