La visita ai luoghi spettrali all’Ex Manicomio di Volterra, con 93 foto di Michele Faliani

Dopo l’enorme affluenza di pubblico delle visite di dicembre, continuano anche a gennaio le visite guidate alle strutture ormai abbandonate dell’ex Manicomio di Volterra. Un percorso in un luogo di grandi sofferenze che vi consigliamo di intraprendere, ma vi proponiamo un’anticipazione attraverso gli scatti di Michele Faliani

©2017 pisorno.it

15Gennaio 2017 di Michele Faliani

Il merito dell’iniziativa va all’associazione I Luoghi Dell’Abbandono, nata a Vicenza poco più di un anno fa, che si prodiga affinché i tanti luoghi abbandonati che costellano il territorio italiano non vadano dimenticati, e che possa continuare la ricerca e la documentazione del loro passato. Ogni visita è tutelata da permessi che la rendono perfettamente legale, e che evitano ai visitatori denunce e pomeriggi in questura. In poco più di 14 mesi sono state organizzate visite all’Ex Ospedale Psichiatrico di Aguscello, all’Ex Manicomio di Granzette, il parco di divertimenti Greenland a Limbiate (vicino a Milano) e perfino a Pripiat, la città vicina a Chernobyl che fu evacuata durante il disastro nucleare del 1986.

Il primo ‘luogo dell’abbandono’ in Toscana è l’Ex Manicomio di Volterra, abbandonato nel 1978 dopo che la legge Basaglia chiuse gli ospedali psichiatrici. C’è da firmare una liberatoria che solleva gli organizzatori e il Comune da qualsiasi tipo di responsabilità nel caso che qualche visitatore si spinga un po’ troppo oltre il limite dettato dal buonsenso, e c’è da pagare un’ingresso di 15€ che permette all’associazione di vivere e di continuare a ottenere i permessi di ingresso alle strutture. La somma spesa è ampiamente ripagata dalla sola vista dei graffiti di Oreste Fernando Nannetti, noto con lo pseudonimo NOF4, ospite dell’ospedale dal 1958 al 1973. Nannetti incise sull’intonaco del muro esterno del padiglione della sezione giudiziaria, utilizzando le fibbie delle cinture che facevano parte delle divise degli internati, una serie di graffiti che occupavano uno spazio enorme: 2 metri di altezza per 180 metri lineari. I vandali e le intemperie ne hanno distrutto gran parte, ma circa 20 metri sono ancora visibili e tolgono il fiato, se solo si pensa il contesto e il modo col quale sono stati creati. E anche il resto dei padiglioni, in tutto 4, sebbene devastati dai soliti vandali e dal passare del tempo, lasciano un senso di inquietudine e di vuoto spettrale che fanno solo immaginare il dolore e la solitudine che vivevano fra quelle mura. Si può visitare anche il piccolo cimitero che ospita tutti gli internati morti durante la loro permanenza nell’ospedale e anche un museo che conserva divise, camicie di forza, macchinari, perfino le lettere che gli internati scrivevano alle famiglie e che non venivano mai consegnate. Una visita è consigliatissima soprattutto per fare in modo che tutte le persone che lì dentro hanno sofferto in maniera indicibile vengano ricordate anche anni dopo la fine del loro incubo.

Per conoscere il calendario delle visite vi consigliamo di visitare la pagina Facebook dell’associazione I Luoghi dell’Abbandono, dove trovate anche i contatti per potervi prenotare.

La galleria fotografica, clicca per ingrandire o vedi in sequenza:

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