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Dal Consiglio Comunale di Livorno, un “No” alla brutta riforma costituzionale

consigliocomunaleNella seduta del 16 maggio, il Consiglio Comunale di Livorno a larga maggioranza, ha espresso il suo No alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, approvando una mozione presentata dal gruppo consiliare di #BuongiornoLivorno.

19maggio 2016 da #BuongiornoLivorno

Abbiamo deciso di portare la questione della riforma in Consiglio Comunale perché pensiamo che sia fondamentale creare un dibattito nel merito di questa pessima legge. Un dibattito che esca dall’impostazione plebiscitaria che Renzi ha cercato di costruire e in cui si mescolano conferma di consenso personale, ricerca di legittimazione elettorale e celebrazione di un’intera retorica sullo scontro campale tra ‘nuovisti’ e conservatori, tra coraggiosi e pavidi.

consiglieri Buongiorno LivornoCrediamo che sia necessario uscire da questi territori ed esaminare la riforma non solo per quella che è ma anche per le sue implicazioni. È una riforma figlia di tempi sventurati, dove nessuna delle parti coinvolte poteva o voleva avere la serenità di giudizio indispensabile a valutare gli interventi necessari per migliorare o aggiornare la Carta Costituzionale, osservando col dovuto distacco gli errori e gli orrori di venticinque anni di leggi elettorali sempre diverse e di ‘costituzionalismo creativo’ – basti pensare all’investitura personale del Presidente del Consiglio. Un panorama dove lo stesso termine ‘riforme’ è diventato uno slogan, spesso appaiato a quel “ce lo chiede l’Europa” che ormai ha rivelato tutto il suo significato antidemocratico.

  • È il tentativo di modificare la legge fondamentale dello Stato in senso quantomeno accentratore se non autoritario, che sposta il fulcro sul potere esecutivo a scapito del Parlamento e delle autonomie locali, fortemente ridimensionate nelle competenze nonostante il contentino di un Senato ‘dopolavorista’ e senza più compiti chiari.
  • È una restaurazione, dopo il tentativo (sicuramente difettoso) del 2001, in cui si spacciano 300 senatori in meno e abolizione delle Province (l’ente meno sprecone) per “economia di costi” ma in cui le Regioni sono ridotte a meri organi amministrativi.
  • È una riforma tecnicamente aberrante, mal scritta, contraddittoria, cui si è giunti attraverso un iter legislativo molto discutibile: proposta dal governo – cosa inopportuna per una revisione che prima e più di ogni altra dovrebbe essere invece ampiamente condivisa – e approvata da delle Camere elette con una legge incostituzionale (il Porcellum); un Parlamento che, mostrando di non aver recepito la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale, ha in parallelo approvato una riforma elettorale con numerose criticità.

Risultato? Poco risparmio e, in cambio, riduzione delle possibilità per gli elettori di indirizzare col voto le scelte politiche locali.

Per una revisione di così fondamentale importanza sono state usate le regole ordinarie dei passaggi da una Camera all’altra, il che ha impedito che le modifiche e gli emendamenti potessero essere armonizzati; si è preferito assemblarli alla bell’e meglio, persino con commi fuori posto.

La campagna referendaria dovrà unire informazione, discussione e confronto su questa riforma in particolare e, più in generale, sulle prospettive e le insidie per la nostra democrazia.

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