02242018Headline:

Enti Locali: investimenti dimezzati, bufala o realtà? Tuttavia, a cosa vale il silenzio assenso dell’Anci?

Come ti ammazzo gli enti locali…

4gennaio 2017 da Delegati e lavoratori indipendenti, Pisa

Per fortuna le statistiche non ingannano soprattutto se i metodi di rilevazione dei dati non sono gestiti furbescamente modificando i criteri in corso d’opera.
Nel triennio 2012-2014 i fondi comunali sono passati da 2 miliardi a 700 milioni, praticamente ridotti di due terzi. Il record negativo spetta alla città metropolitana di Roma che, sulla base dei dati diffusi dal quotidiano “Il Tempo”, vede ridotti i fondi del 78% .

Mentre da anni si parla di spending review e di contrazione delle spese, una mannaia invisibile si è già abbattuta sulle Autonomie Locali attraverso la contrazione dei fondi destinati ai territori.
A farne le conseguenze sono proprio gli interventi di manutenzione e quelli infrastrutturali senza parlare poi dei tagli imposti al personale con il parziale blocco del turn over che permette una sola assunzione ogni 4 pensionamenti, una “apertura” dopo anni di sostanziale blocco.
E con i tagli non poteva che arrivare anche l’aumento delle tasse, basti pensare che nella capitale le tasse in soli 5anni sono più che raddoppiate con il contemporaneo deterioramento dei servizi.

Ci sono poi città che investono e presentano i bilanci entro l’anno ma i loro interventi strutturali sono destinati a business, a rendere fabbricabili aree che fino ad oggi non lo erano, a ottenere fondi per la lotta contro il degrado che sono solo di valorizzazione di parti del territorio vicino a grandi e piccole opere. Di fatto lo spettacolo deve andare avanti con il business. 
Alcuni esempi, partendo dal nostro territorio:

  • Una vasta area di capannoni abbandonati viene recuperata e bonificata con i soldi pubblici per trasformarla in centri commerciali.
  • Ci si accorda per alcune opere di urbanizzazione a scomputo, ma anni dopo si scopre che non siano mai state realizzate; in questo modo i privati ci guadagnano due volte grazie a varianti urbanistiche, tariffe agevolate, spesso pagando tasse irrisorie e senza alcun ritorno alla Comunità Locale e, il Comune dovrà finanziare quelle opere che il privato non ha realizzato.
  • Si creano grandi eventi culturali, mostre per esempio, a gestire le quali si trovano soggetti privati. Mancano le biblioteche, non si acquistano libri nuovi da anni, non esiste manutenzione alcuna degli spazi pubblici ma, il Comune sovvenziona e pubblicizza eventi altrui perché portano “lustro” alla città. Gli uffici stampa del Comune diventano una meravigliosa macchina pubblicitaria al servizio di eventi privati.
  • Si recuperano (per fortuna) aree storiche da anni abbandonate, ma appena realizzata l’opera si bandisce subito una gara per la gestione privata del tutto, magari offrendo possibilità di allestire bar, ristoranti nelle stesse strutture storiche. Un po’ come se oggi al Colosseo organizzassero dei ristoranti, forse sarebbe troppo sfacciato ma non saremmo troppo lontano dalla verità.
  • Un altro affare sempre più appetibile è il Project Financing ma, in anni di crisi economica, non sempre riesce il gioco delle risorse private da destinare ad investimenti pubblici ricavandone in cambio decenni di gestione profit.

Nel corso degli anni, con la elezione diretta, i Sindaci sono diventati terminali di interessi privati, eletti per fare business. E in nome del business regna anche il silenzio assenso, verso manovre economiche tali da dimezzare in pochi anni i fondi governativi destinati ai territori.

Pertanto, che dire: “Il business è il motore del nuovismo che avanza e, deve andare avanti”.

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