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Fantascienza al femminile, nel film Arrival di Denis Villeneuve

Villeneuve è stato confermato come regista per il sequel del classico di fantascienza  Blade Runner  di  Ridley Scott che produrrà la pellicola.

Il film avrà per protagonisti Ryan Gosling e  Harrison Ford  che riprenderà il ruolo di Rick Deckard. La data di uscita prevista è per l’ottobre del 2017.

16gennaio 2017 di Donatella Nesti

Il visionario e poliedrico regista canadese Denis Villeneuve è l’autore del coraggioso “La donna che canta”  (2010), presentato nelle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia   adattando per il cinema l’opera teatrale di Wajdi Mouawad. Ha diretto inoltre Prisoners (2013), con Hugh Jackman e Jacke  Gyllenhaal, attore con cui ha lavorato  nuovamente per Enemy  dello stesso anno. Nel 2015 esce invece Sicario  con Benicio del Toro,  Josh    Brolin  ed  Emily  Blunt, ambientato lungo il confine che separa Messico e Stati Uniti, territorio governato dai boss della droga.

Nel 2016 Villeneuve ha presentato, alla Mostra del Cinema di Venezia “Arrival”, prossimamente in uscita nella sale. 

Il film sugli alieni ”Arrival” è un bell’esempio di fantascienza politica, un dramma  etico ed insieme una storia romantica.

La protagonista è Louise (Amy Adams), una linguista di fama internazionale che viene contattata dall’esercito per stabilire un canale di comunicazione con una popolazione aliena appena sbarcata sulla terra, a bordo di dodici enormi navi ellittiche, sparse per il globo. Di fronte a una specie extraterrestre, infatti, qualsiasi altro progetto non può prescindere dalla creazione di un idioma comune. A partire da questo stallo, molto meno banale di quel che sembra, basti pensare alla differenza tra i sistemi di scrittura ideografici e fonetici, si svolge il viaggio di Louise e degli altri protagonisti, un fisico teorico (Jeremy Renner), un ufficiale dell’esercito (Forest Whitaker), e vari altri rappresentanti delle istituzioni politiche e militari. Ma c’è anche il dramma personale che verrà svelato solo alla fine del film.

“Sognavo di fare un film di fantascienza già dall’età di dieci anni, spiega il regista Denis Villeneuve, che si è letteralmente innamorato del breve racconto sui cui si basa Arrival, ‘Story of Your Life’ di Ted Chiang – credo che questo genere possieda il potenziale ed i mezzi per esplorare la nostra realtà in modo molto dinamico”.

“Ciò che amo del racconto è il fatto che contiene diverse sfaccettature – spiega Villeneuve – quella che mi ha toccato di più è il contatto con la morte di qualcuno. Cosa succederebbe se sapeste in che modo state per morire e quando morirete? Quale sarebbe il vostro rapporto con la vita, l’amore, la famiglia gli amici e la vostra società? Essere maggiormente in relazione con la morte, in modo  intimo con la natura della vita e le sue sfumature, ci farebbe diventare più umili.  L’umanità adesso ha bisogno di questa umiltà. Ci troviamo in una era in cui regna il narcisismo. Siamo ad un punto in cui siamo pericolosamente scollegati alla natura. Questo è ciò che il racconto breve ha significato per me, un modo per tornare ad avere un rapporto con la morte, la natura e il mistero della vita”.

Bravissima Amy Adams  nel ruolo della protagonista Louise Banks, linguista di una università  del nordest degli Stati Uniti  che viene reclutata dal governo U.S.A. per addentrarsi in una di quelle navicelle spaziali, entrare in contatto con gli alieni cercare di tradurre e capire lo scopo della loro visita  ed entrare in  relazione con una civiltà diversa. Ma c’è anche il risvolto umano della protagonista, quello di madre coraggio che, in uno sfasamento temporale, non rinuncia all’amore per la figlia mentre cerca il difficile dialogo con i due eptopodi alieni ribattezzati scherzosamente Gianni e Pinotto, in originale Abbot e Costello.

Un personaggio femminile che unisce coraggio a vulnerabilità con  una vena di malinconia non frequente nei film di fantascienza. Particolari  le navi aliene disegnate come pietre ovoidali.

“Mi sono ispirato ad un asteroide o un piccolo pianeta chiamato Eunomia [conosciuto come asteroide 15], in orbita nel sistema solare, dichiara il regista, “la sua forma è  pazzesca, come uno strano uovo”.

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