Gli ultimi lampi della dittatura argentina nel film El Clan di Trapero. E, in un restauro digitale il capolavoro di Comencini “Tutti a casa”

Le Arene estive di Livorno e Pisa offrono una programmazione in grado di soddisfare le richieste di un pubblico vasto senza tuttavia sacrificare gli amanti del cinema d’autore, una programmazione varia ed interessante con  tante commedie ma anche pellicole d’autore protagoniste della scorsa stagione, alcune della quali reduci dai premi internazionali, dagli Oscar e dai  nostri David di Donatello e Nastri d’argento. Image and video hosting by TinyPic

08agosto 2016 di Donatella Nesti

Pellicole ampiamente recensite da Pisorno.it e reperibili nell’archivio dello spettacolo, alle quali si aggiunge un film in prima visione vincitore del Leone d’argento alla 72° Mostra del cinema di Venezia  a  ridosso dell’apertura della 73° edizione che prenderà il via il 31 agosto e che si annuncia ricca di novità.

Il film è El Clan di  Pablo Trapero, una storia al limite del credibile che avvenne nell’Argentina post-dittatura  e non ancora risanata dagli anni terribili delle torture e dei desaparecidos.

Image and video hosting by TinyPicFu solo nell’estate del 1985 che si cominciò a parlare dei crimini commessi dalla famiglia Puccio, Pablo Trapero era un adolescente ma non ha mai smesso di pensare a quanto accaduto fino a quando non ha deciso di farne un film che tantissimi argentini sono andati a vedere. El Clan è il racconto, frammentato e non cronologico, di una dimensione malavitosa strettamente collegata alla corruzione di un regime dittatoriale che produsse molti mostri e, purtroppo, un gran numero di vittime. La famiglia Puccio, grazie ai legami che il patriarca Arquimedes ha con la politica e con i servizi di sicurezza, fa ciò che vuole. Soprattutto, organizza rapimenti di persone molto facoltose che si concludono sempre, tragicamente, con la morte dei sequestrati. Storia realmente accaduta delle gesta criminali della famiglia criminale di San Isidro capeggiata da Arquimedes Puccio (Guillermo Francella).

Il clan, godendo della protezione del regime militare, sequestra persone facoltose e dopo il pagamento del riscatto le uccide brutalmente. Tutto procede in modo regolare, fino a che i Puccio decideranno di rapire una donna che gode di protezioni ancora più potenti delle loro. La signora Puccio si preoccupa principalmente di mandare avanti la famiglia e piange la lontananza del figlio maggiore, partito anni prima per l’Australia e mai più rimpatriato, mentre il minore è ancora adolescente e non può contribuire agli “affari di famiglia”.

Tra le figlie femmine del clan, solo la pasticcera Silvia sembra in qualche modo partecipare alle attività paterne, le altre due sono ancora in età scolare. Quando però l’Argentina nel 1983 torna a essere un paese democratico, i Puccio non hanno più “generali” a cui appellarsi e chiedere protezione per le loro malefatte. La situazione, per loro, si fa via via più difficile. Trent’anni dopo il clamoroso arresto del clan Puccio, Trapero racconta questa storia mettendo a fuoco il giovane  Alejandro(Peter Lanzani), il figlio rugbista di Arquimedes, diviso tra l’obbedienza cieca al patriarca e i rimorsi di coscienza di un giovane che guarda al futuro. Il film non lascia indifferente chiunque abbia, a suo tempo, seguito le drammatiche vicende della dittatura militare che sottrasse tanti giovani alle loro famiglie decretandone torture e morte orrenda ed induce a riflettere su quanto sia difficile ristabilire la democrazia in paesi che hanno attraversato decenni cupi e sanguinari.

Sarà dedicata al grande regista Luigi Comencini (1916–2007) in occasione del centenario della nascita, la serata di Pre-apertura di martedì 30 agosto della 73à Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si terrà nella Sala Darsena (Palazzo del Cinema) al Lido.

Image and video hosting by TinyPicSarà proiettato, in un restauro digitale a cura di Filmauro e CSC – Cineteca Nazionale di Roma, il capolavoro di Comencini “Tutti a casa” (Italia/Francia, 1960), con Alberto Sordi, Serge Reggiani, Carla Gravina ed Eduardo De Filippo, prodotto da Dino De Laurentiis, sceneggiato da Age e Scarpelli e premiato all’epoca con due David di Donatello e un Nastro d’argento.

Il  film fu girato in parte a Livorno  zone portuali di via Leonardo da Vinci, Complesso Gherardesca, via delle Sorgenti, Puzzolente e vicina casa colonica, Pontino e scali degli Avvalorati, all’epoca ancora semidistrutti a seguito degli eventi bellici del 1943; tra le più celebri si ricordano quella della fuga dei militari di fronte all’autoblindo tedesco e l’arrivo di Innocenzi nella città bombardata con il carico di farina.

Il restauro viene presentato in prima mondiale ed è stato realizzato in 4K a partire dai negativi originali messi a disposizione da Filmauro. Le lavorazioni in digitale sono state eseguite presso il laboratorio Cinecittà Digital Factory, Roma. Il ritorno in pellicola 35 mm è stato realizzato presso il laboratorio Augustus Color, Roma.

Tutti a casa di Luigi Comencini è uno tra i più celebri e riusciti esempi di ciò che ha reso immortale la commedia all’italiana: l’impasto di comico e drammatico, di vero e grottesco, di coraggio e voglia di sopravvivere. Comencini, con la complicità autobiografica dei due grandi sceneggiatori Age e Scarpelli e con le amare risate provocate da un grandissimo Alberto Sordi, racconta tutto il caos dell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio di Badoglio i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi, tra mille paure. Nel film Alberto Sordi, al telefono sotto il tiro dei tedeschi, chiede ai superiori: “Signor colonnello, sono il tenente Innocenzi, è successa una cosa straordinaria, i tedeschi si sono alleati con gli americani. Cosa dobbiamo fare?”.

Tutti a casa è un film “on the road” lungo l’Italia disastrata e confusa di quel periodo, quando i soldati non ebbero più ordini e ciascuno decise di tornare al suo paese: tutti a casa, appunto. Nella vicenda, il sottotenente Alberto Innocenzi (Sordi), abituato a obbedire e a non contraddire, viene abbandonato dai suoi soldati e si mette in fuga dal nord al sud con l’amico ulceroso, il geniere Ceccarelli di Napoli (Serge Reggiani).  Incontra i tedeschi desiderosi di rappresaglie che gli sparano addosso, vede l’odissea di una ragazza ebrea in fuga (ci rimette la pelle un giovane soldato veneto), conosce un prigioniero americano nascosto in soffitta, si ricongiunge col padre (Eduardo De Filippo), che vorrebbe rimandarlo nelle file fasciste, fino al riscatto finale durante le 4 giornate di Napoli. Comencini dichiarò all’epoca: “L’8 settembre la gente fu abbandonata a se stessa, ed era questo che volevo descrivere”.  Il film fu premiato da un grande successo popolare, con oltre un miliardo di lire al box office.

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