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“Hell Or High Water”(Usa 2016), David MacKenzie. Thriller-poliziesco

“Il sangue segue sempre i soldi” “La giustizia non è un crimine” Frasi originali di lancio del film

12febbraio 2017 di Enrico Bulleri

Indossano ancora cappelli da cowboy e portano armi da fuoco, la continuità tra il cuore del Texas di oggi e il paesaggio del mitico del West, incombe sempre, aleggiando nella psiche americana. Potranno anche essere in parte simbolici, ma non se i tempi stringenti affrontati da Chris Pine, per salvare dal pignoramento il suo ranch di famiglia, sono l’unica preoccupazione e lo diventano anche per lo spettatore. La proprietà sarà presto della banca, a meno di reperire fondi sufficienti, che spingeranno Pine e il suo volubile e impulsivo fratello ex detenuto Ben Foster, ad evocare  lo spirito dei fuorilegge di un tempo, e cominciare a rapinare una serie di piccole filiali della stessa banca, allo scopo di raccogliere il denaro sufficiente a riscattare l’ipoteca.

Dal Selvaggio West al malessere economico e sociale attuale, c’è un forte senso della storia culturale texana che marchia la sua impronta su questo thriller, astutamente lanciato in modo che, probabilmente, il pubblico avrà più simpatia per i protagonisti rinnegati, piuttosto che per le Istituzioni finanziarie, le quali acquisiscono grandi ricchezze e guadagni grazie alla recente recessione economica.

Marcus Hamilton Jeff Bridges
Toby Howard Chris Pine
Tanner Howard Ben Foster
Alberto Parker Gil Birmingham
Elsie Dale Dickey
Mr Clauson William Sterchi

Il  veterano e vicino alla pensione Texas Ranger (interpretato da James Bridges) non ha delle ambiguità morali, egli è il tipo di uomo per il quale giusto e sbagliato sono ancora nello stesso posto dove sono sempre stati. Bridges costruisce, in questo film, lo studio di un altro personaggio magistrale della sua tarda carriera, vecchio e saggio esperto del proprio mestiere in cui battute abrasive, con il suo collega nativo americano-messicano Gil Birmingham, mascherano un profondo affetto e solidarietà.
In questo caso, i due fratelli fuorilegge non sono degli stupidi, Bridges riuscirà a ricostruire lo schema delle rapine, ma il comportamento da grilletto facile dell’impetuoso Foster, farà sì che i piani meticolosi di Pine tendano a disfarsi. Nel film c’è anche molta azione, risolta in sequenze di rara eleganza, come quando i fratelli visitano il casinò più vicino, ad esempio,  comprando fiches con i loro guadagni illeciti e poi incassando soldi nuovi e non tracciabili, dando così degli elementi sulla loro strategia criminale.

Come è risultato evidente nel suo precedentemente film sul narcotraffico, ambientato al confine tra Messico e Stati Uniti “Sicario”, diretto da Denis Villeneuve, lo sceneggiatore Taylor Sheridan, in ultima analisi, cerca di compiere un approfondimento “dei perché e dei per come” sulle contraddizioni dell’esistenza umana, costruendo storie efficaci e distintive.
C’è una scena di anticipazione, quando il taciturno Pine mostra a Foster la stanza ormai vuota, in cui si è spenta la loro madre, oramai terminale, quando quest’ultimo era in carcere… il resto del ranch praticamente abbandonato, testimonia la lunga battaglia persa. Il regista David MacKenzie gioca abilmente questo emozionante momento chiave,  tenendosi lontano con l’occhio della cinepresa, nel mentre Pine ci fa sapere che il  senso e lo scopo della sua scelta criminale  proviene da una rabbia latente e dal risentimento di dover giocare la sua vita secondo le regole, solamente per ritrovarsi con il nulla da mostrare. Altrove, l’occhio della cinepresa viaggia attraverso piccole città nelle quali sono disseminati cartelli di aste giudiziarie, immobili in vendita o di fallimenti, Nick Cave e Warren Ellis commentano con la colonna sonora, tutta questa malinconia e questo squallore decadente, conferendo in maniera molto incisiva, un senso di amarezza che si avverte nell’aria pesante di una comunità lasciata alle spalle.

Questo contribuisce anche a spiegare la mitologia del cowboy nella sua auto-determinazione armata di pistola. La sequenza più memorabile di tutte, è quella in cui viene tradita la sensibilità del regista scozzese, uno straniero confuso dalla tenitura della cultura delle armi, ancora piena attualità, in America.

I due fratelli tentano un colpo in una filiale della banca più grande per poter raggiungere la somma necessaria a riscattare l’ipoteca, in un momento in cui è piena di clienti, la stragrande maggioranza dei quali ha delle armi da qualche parte. E quando i due fratelli rapinatori si danno alla fuga, questi semplici cittadini diventano spontaneamente una banda di giustizieri, che si danno al loro inseguimento, il diritto all’auto-difesa e la possibilità di un atto che restauri un apparentemente eroismo, sono evidentemente come cablati nel loro DNA. Tuttavia, come Foster tira fuori il suo livello di addestramento militare e il fucile d’assalto, che utilizzava in Afghanistan, i proiettili trovano il loro bersaglio, si vede il sangue, inevitabile conseguenza del diritto di portare armi: gli eventi si trasformano in una situazione di stallo esterno che porta in se le tracce del western di ieri, e che gioca con forza esteriore, il conflitto con la storia nei suoi personaggi.
Il senso del ritmo placido, conferito al film da Mackenzie, la sua coerenza nel filmare gli spazi, ottengono qui certamente la loro ricompensa, senza nessuna delle esplosioni di quasi tutto il cinema d’azione di oggi, la muscolarità in questo caso evita lucidamente tutte le modalità appariscenti e difettose delle spacconate palesi in troppi film hollywoodiani. Ma anche confidando efficacemente nell’emozione di fondo nella scrittura, soprattutto quando si tratta di rappresentare la stanchezza di questo mondo, nel legame tra i due fratelli e bene agganciato alla caccia e alle riserve mentali dei loro inseguitori.

MacKenzie è un regista che ha trovato la sua strada attraverso una serie di generi, affinando le sue abilità man mano che progrediva, opera dopo opera, in tutto il film offre ampie prove sul fatto che, questo sottovalutato autore scozzese, ha raggiunto una padronanza senza pretese, ma assolutamente genuina, del suo mestiere.

Il film è dedicato a David John Mackenzie (1929-2015) e Ursula Sybil Mackenzie (1940-2015), i genitori del regista David MacKenzie. Entrambi sono morti mentre stava facendo questo film.

  • Toby offre a suo figlio una birra. Il Texas è uno dei dieci stati nei quali un minore può consumare alcool in luoghi specifici, come ad esempio la privacy di casa, o in presenza del consenso e della supervisione di membri della famiglia.
  • Questo film è ambientato in Texas, ma non una singola scena è stata effettivamente girata lì.
  • “Comancheria”, titolo originale del film, è la regione del New Mexico, e del Texas occidentale,  le cui zone limitrofe erano occupate dai Comanche, prima del 1860.
  • Alcune scene di questo film sono state girate presso il Casinò Route 66, con i clienti del casinò e i  dipendenti che sono comparse volontarie.
  • Chris Pine , che interpreta il fratello minore, è in realtà due mesi più vecchio di Ben Foster.
    Le prime due rapine in banca si svolgono ad Archer City e a Olney, Texas. Queste due cittadine furono anche utilizzate nelle riprese di “L’Ultimo spettacolo” (1971), interpretato anch’esso da Jeff Bridges.
  • Alcune parti di “Comancheria” (titolo originale del film) sono state girate a Clovis, Nuovo Messico, con i residenti della città utilizzati come comparse.
  • Secondo film del 2016 interpretato da Chris Pine e da Ben Foster dopo “L’Ultima tempesta” (2016).
  • La scena di inseguimento ad alta velocità è stata girata sulla strada statale 311 del New Mexico, passando per Ranchvale, sempre New Mexico.
  • Ci sono diverse citazioni di Archer City, Texas, la città in cui “L’Ultimo spettacolo” (1971) è stato girato, ma questo film è stato girato in New Mexico.
  • Alcune scene sono state girate a Portales, Nuovo Messico, 18 miglia da Clovis, Nuovo Messico.
  • Katy Mixon, che interpreta la cameriera Jenny Ann, è apparsa in “Appuntamento al buio” (2006), nel quale recitava anche Chris Pine.
  • Dale Dickey e Kevin Rankin, che non hanno scene assieme nel film, sono apparsi anche in “Breaking Bad”  (2008), dove neppure condividevano scene assieme. Entrambi i lavori sono stati girati nello stato del New Mexico.
  • Cammeo
    Taylor Sheridan : L’attore-regista-sceneggiatore che ha scritto il film impersona un cowboy cui i bovini sono inseguiti dall’incendio di un prato.
  • Spoiler
    Le voci di trivia qui di seguito possono rivelare importanti punti della trama.
    Body Count: 4.
  • Quando Marcus Hamilton spara a Tanner Howard, c’è un serpente a sonagli arrotolato alla base della rupe sulla quale Tanner è seduto, oramai morto. È possibile sentire il rumore del serpente a sonagli, e vederlo muoversi, se si guarda da vicino.

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