09222017Headline:

In Regione, respinta la mozione di “Sì Toscana a Sinistra” contro il decreto Minniti

“Netta la distanza culturale e politica con il Partito Democratico. Noi cerchiamo soluzioni, loro guardano al consenso facile, alimentando percezioni sbagliate”

13aprile 2017 Redazione

Mentre il Parlamento stava approvando il decreto Minniti, il Consiglio regionale della Toscana bocciava la mozione in cui si chiedeva alla Giunta di confermare la propria contrarietà all’istituzione di un CPR (Centro per il rimpatrio) sul territorio regionale e di opporsi all’applicazione del Decreto Minniti, sollevando una questione di legittimità di fronte alla Corte Costituzionale. Il PD e le destre hanno votato contro la mozione di Sì Toscana a Sinistra.

Ecco il commento dei consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti, di Sì Toscana a Sinistra:

“Il Partito Democratico, forza politica che continua ad autodefinirsi di centrosinistra, su temi come la marginalità sociale o l’immigrazione riesce oramai a superare a destra le destre, confondendo le questioni sociali con questioni di ordine pubblico. Per la sinistra, un senzatetto che dorme in una stazione non è un problema di “decoro urbano”, un disturbo da allontanare dal nostro sguardo, ma un essere umano a cui dar cibo e alloggio. Servono politiche sociali per combattere la povertà e non i poveri, per combattere la tratta delle prostitute e non le prostitute, per combattere le dipendenza e non i tossicodipendenti. Occorre incidere sulle cause della marginalità sociale, non bastonare chi la soffre e la patisce.

Se i dati del Ministero dell’Interno del 2016 ci dicono che il numero dei reati commessi è in costante diminuzione da tempo, compresi i furti e le rapine che negli ultimi anni sono calati del 10%, decidere di dar poteri discrezionali ai sindaci per allontanare persone dal territorio sulla base di semplici sospetti significa inseguire la destre, inseguire una “percezione distorta” della realtà e legittimarla. La risposta al fenomeno di chi emigra in fuga da guerre, dittature e catastrofi naturali, non è togliere un grado di giudizio ai richiedenti protezione internazionale, negando loro perfino la possibilità di comparire di fronte a quel giudice che in primo grado prende una decisione fondamentale per la loro vita. Né la soluzione è proporre l’istituzione di un Centro per il Rimpatrio (ex CIE) in ogni Regione. Abbiamo già sentito la favola dei Centri più umani e rispettosi della dignità delle persone, ma fino ad ora abbiamo visto solo strutture che non rispettano i diritti fondamentali dei trattenuti, costose e assolutamente inefficaci. Pensiamo piuttosto a correggere un sistema di accoglienza irrazionalmente emergenziale e costruiamo un meccanismo che sappia valorizzare le enormi potenzialità esistenti.”

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