Io, difendo la Costituzione… (parte prima, Beatrice Bardelli)

…di questa Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo

Beatrice bardelli.Per questo voto contro la riforma costituzionale e contro la legge elettorale voluta dal governo

4giugno 2016 da Beatrice Bardelli (parte prima)

Questa nostra Italia non ha bisogno di un “pifferaio magico”. Se “sapere è potere”, oggi più che mai le cittadine ed i cittadini hanno il diritto-dovere di sapere cosa si nasconde dietro le belle parole roboanti e propagandistiche del presidente del consiglio, Matteo Renzi, che ancora oggi svolge il ruolo di segretario del PD.

renzi.

Storia di un progetto antidemocratico: XVII Legislatura – governo Renzi

Baciato da una strana Fortuna.

Già dalla sua nomina, Renzi ha rappresentato una anomalia nella storia della nostra Repubblica parlamentare. Infatti, anche se Renzi è stato regolarmente nominato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tuttavia il primo ed unico presidente del Consiglio della nostra Repubblica “estraneo al Parlamento” in quanto non è mai stato eletto dai cittadini in Parlamento, né come deputato, né come senatore.

A parte due presidenti del Consiglio di governi tecnici non iscritti a partiti (Carlo Azeglio Ciampi, già governatore della Banca d’Italia, e Lamberto Dini, già direttore generale della Banca d’Italia e poi ministro del Tesoro nel primo governo Berlusconi), la maggioranza dei Presidenti del Consiglio della Repubblica Italiana lo sono diventati da deputati, mentre pochi da senatori (Amintore Fanfani, Giovanni Spadolini e Mario Monti).

Ricordiamo che in quanto presidente del Consiglio, dal punto di vista protocollare, rappresenta la quarta più alta carica della Repubblica Italiana.

  • La quarta, e non la prima come sta facendo credere a tutti gli italiani negli show iperpersonalistici che sta propagandando in tutto il paese. La quarta, dopo quella del Presidente della Repubblica e dei due Presidenti di Camera e Senato, se la Costituzione rimarrà quella che abbiamo conosciuto dal 1948 ad oggi.
  • La terza se, nel referendum di ottobre, riuscirà a far passare la sua riforma, già soprannominata “deforma”, costituzionale.

La campagna per il SI’ è iniziata. E Renzi ha teatralizzato in pompa magna la sua campagna personale, a sostegno delle due riforme che stravolgeranno la vita democratica del nostro paese:

  • la riforma costituzionale
  • e la nuova legge elettorale (Italicum).

Image and video hosting by TinyPicI costituzionalisti, i magistrati ed i giuristi che hanno dato vita al Coordinamento nazionale per la Democrazia Costituzionale (CDC: https://coordinamentodemocraziacostituzionale.net/) ed alla raccolta di firme per i 3 referendum contro le due riforme del governo, le hanno definite un combinato-disposto.

Ovvero un’accoppiata (per le conseguenze nefaste sul nostro sistema democratico, preferirei chiamarle una “doppietta”) pensata e strutturata per procedere insieme allo scopo di realizzare il grande sogno di Renzi: cambiare il volto a questo paese. (“Finché sto qui provo a cambiare l’Italia” è il suo twitter mantrico).

Togliendo i diritti costituzionali ai cittadini e cambiando l’architettura democratica dell’Italia. Renzi ama aggiungere sempre “perché lo vogliono gli italiani”.

renziMa quando mai gli italiani sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione sulle riforme di questo governo? W il pensiero unico. Rinfreschiamoci la memoria. A Renzi non piace essere contraddetto e sa usare molto bene le armi del suo duplice ruolo: segretario del PD dal 2013 e presidente del Consiglio dal 2014. Così è successo che nella Commissione Affari costituzionali della Camera, il 20aprile 2015, 10deputati iscritti al PD siano stati sostituiti di forza perché avevano osato mettersi contro la “linea del partito” proponendo emendamenti che rischiavano di modificare il testo della legge elettorale (Italicum) voluta da Renzi e già licenziata dal Senato.

I dieci “ribelli” (Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini e Marco Meloni) non dovevano assolutamente ritardare i tempi per la sua votazione finale in aula, alla Camera, prevista da Renzi entro il 27aprile. Così è stato.

Image and video hosting by TinyPicL’Italicum è stato approvato dalla Camera il 4maggio 2015. La grande scommessa. Tutti noi crediamo che se le italiane e gli italiani saranno informati correttamente, documenti alla mano, sapranno opporsi fermamente al progetto di questo governo che passerà alla storia come il governo più accentratore che ha avuto la nostra Repubblica nata dalla Resistenza. Il 63° governo in 70 anni di storia repubblicana. Il 2 giugno sono stati celebrati i 70 anni di questa giovane Repubblica nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana al nazifascismo. Settanta anni da quando, il 2giugno 1946, le donne italiane poterono esercitare per la prima volta nella storia d’Italia il loro diritto di voto e contribuire alla vittoria della Repubblica sulla monarchia. La svolta autoritaria del governo Renzi grazie ad un Parlamento non legittimato.

Mai come oggi, in Italia, un presidente del Consiglio ha personalizzato così fortemente le riforme volute dal suo governo, è vero, ma anche approvate dai due rami del Parlamento che non gli hanno opposto resistenza. Se oggi ci ritroviamo con una legge elettorale peggiore dell’incostituzionale Porcellum, approvata nel maggio del 2015 ed in vigore dal 1° luglio di quest’anno, e con una riforma costituzionale approvata il 12 aprile scorso, lo si deve anche a tutti quei parlamentari che hanno deciso, a maggioranza, di appoggiare le scelte del governo. Che,

  • da una parte, si è arrogato come suo diritto l’iniziativa di revisione costituzionale mentre questo compito è sempre spettato al Parlamento (siamo in una Repubblica parlamentare e non in una Repubblica presidenziale!) così come recita l’art. 138 della nostra Costituzione che fissa tempi e procedure per modificarla.
  • Dall’altra, per fare approvare velocemente l’Italicum, il 28 aprile 2015, tra le proteste delle opposizioni, il governo decise di chiedere il voto di fiducia sul testo.

Il trucco della “questione di fiducia”

PImage and video hosting by TinyPicrima di quella data, nella storia d’Italia, era accaduto solo due volte che venisse messa la fiducia su una legge elettorale: nel 1923, sulla Legge Acerbo che aprì la strada al ventennio fascista e nel 1953 sulla Legge “truffa” che, fortunatamente, fu abrogata l’anno seguente per le grandi proteste di piazza del popolo italiano. Invece, i deputati ed i senatori che si sono prestati al giochino “pigliatutto” di Renzi non erano legittimati ad approvare un bel niente. Perché eletti, anzi, nominati dai partiti e non scelti dai cittadini, grazie alla legge elettorale “Porcellum” che è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 4 dicembre 2013 (sentenza n.1 del 2014), molto prima che Renzi venisse nominato presidente del Consiglio (22febbraio 2014).

Teniamo conto che il “Porcellum” ha regolamentato le elezioni del 2006, del 2008 e del 2013. Quante leggi sono state approvate da parlamentari non eletti secondo le regole democratiche della nostra Costituzione?

La trappola di Renzi: “O con me o contro di me”

renziNon è così che va la Storia. Lo sanno bene i nostri costituzionalisti del CDC e lo sanno bene le cittadine ed i cittadini che hanno già difeso e continuano a difendere la Costituzione del 1948. Non si tratta di lottare contro una singola persona ma bensì, contro un progetto antidemocratico che questa sostiene. Lottiamo per difendere i nostri diritti costituzionali contro qualsiasi governo attenti alla struttura democratica del nostro paese ed osi toglierci quel diritto fondamentale che i nostri Padri costituenti vollero imprimere nell’articolo1 della nostra Costituzione: la sovranità popolare.

  • Il combinato-disposto distrugge i pilastri della nostra democrazia.
  • Il combinato-disposto voluto dal governo Renzi, “riforma costituzionale-nuova legge elettorale”, distruggerà il nostro sistema democratico, garantito fino ad oggi dalla Costituzione del 1948, e basato su due pilastri fondamentali.

La sovranità popolare ed il decentramento dei poteri dello Stato.

costituzioneLa sovranità popolare: è garantita dall’art.1 della nostra Carta costituzionale. Significa che tutte le cittadine ed i cittadini italiani (“eguali davanti alla legge”, art.3 Cost.) hanno il diritto di partecipare direttamente alla vita politica del Paese esercitando il proprio diritto di voto “personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48 Cost.) per eleggere, secondo il metodo proporzionale (1 testa, 1 voto), i propri rappresentanti alla Camera dei deputati ed al Senato. Il pluralismo istituzionale ed il decentramento territoriale è garantito dall’art. 114 della nostra Carta costituzionale e recita:

“La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”.

Il decentramento si è sempre basato sul principio di sussidiarietà per spostare la ripartizione gerarchica delle competenze verso gli enti più prossimi al cittadino e, quindi, più vicini ai bisogni del territorio. Addio democrazia? Questi due pilastri storici della nostra Costituzione sono stati picconati alle loro fondamenta dalla decisione del governo Renzi di far approvare una legge elettorale soprannominata Italicum (maggio 2015 ma in vigore dal 1° luglio 2016 per attendere l’approvazione della riforma del Senato) ed una riforma costituzionale (aprile 2016) che si prefiggono lo stesso obiettivo antidemocratico:

  • togliere alle cittadine ed ai cittadini italiani il “pericoloso” diritto all’uguaglianza nell’esercizio del diritto alla partecipazione alla vita politica del paese (diritto di voto), concentrando il potere nelle mani di un governo che, grazie all’Italicum, sarà l’espressione del Partito Unico della Nazione.

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Per impedire lo scempio del nostro sistema democratico, sono nati in tutta Italia numerosi Comitati collegati con il Coordinamento nazionale per la Democrazia costituzionale per raccogliere le firme necessarie (500.000 per ora) per portare a referendum popolare sia la riforma costituzionale (www.iovotono.it) sia la nuova legge elettorale. (www.referendumitalicum.it).

Il governo Renzi ha giurato sulla Costituzione.

Tanto per rinfrescare la memoria agli iscritti del Pd ed ai renziani di ferro, ipnotizzati dal nuovo “uomo della Provvidenza” che ha deciso unilateralmente di cambiare l’Italia per renderla un “paese moderno, più efficiente e governabile”, ricordiamo che il Presidente del consiglio ed i suoi ministri, il 22febbraio 2014, hanno prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, usando la formula rituale:

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

Image and video hosting by TinyPicLo stesso giorno, nella seduta del primo Consiglio dei ministri, il neopresidente del Consiglio, Matteo Renzi, nominò Graziano Delrio sottosegretario di Stato alla Presidenza con funzioni di segretario del Consiglio dei ministri. Delrio restò in carica fino al 2 aprile 2015 quando fu nominato Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi. Delrio è stato il primo Ministro di un Governo a giurare nelle mani del neo Presidente della Repubblica e garante della Costituzione, Sergio Mattarella.

Ma l’attacco alla Costituzione è partito da subito.

provinceAppena un mese e mezzo dopo l’insediamento del governo Renzi, con tutti i problemi che attanagliavano l’Italia e gli italiani, Delrio aveva già pronto un testo di legge sul riordino delle Città metropolitane, le Province, le Unioni e le fusioni di Comuni che ridisegnava confini e competenze dell’amministrazione locale.

Quel testo è diventato la cosiddetta “legge Delrio”, la n. 56 del 7 aprile 2014. E’ la legge che detta i tempi per abolire le Province in attesa della riforma costituzionale (l’unico strumento che può modificare il Titolo V della Costituzione) che è stata approvata recentemente dal governo Renzi, il 28 aprile 2016, ma che sarà sottoposta a referendum confermativo (non è previsto un quorum) il prossimo ottobre.

L’hanno voluto le banche e la finanza internazionale.

E’ ormai di dominio pubblico il documento pubblicato il 28 maggio 2013 e scritto dal gruppo di ricerca economico interno alla JP Morgan, la prima banca degli Stati Uniti, che dà indicazioni alle nazioni rispetto a ciò che devono fare per recuperare quella solidità economica che per le banche è di fondamentale importanza per continuare ad incassare interessi da governi, famiglie ed imprese. E parla anche della zona euro. Dopo avere sottolineato l’esigenza che questa torni a crescere secondo una logica di competitività, il documento indica anche “come” raggiungere questo obiettivo.

renzi_marchionne_ansaIncredibile ma vero: un paragrafo è dedicato anche alla politica ed alla necessità di mettere mano alle Costituzioni di quattro paesi (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) che hanno una forte impronta socialista perché nate sulle ceneri di regimi dittatoriali e garantiscono i diritti dei lavoratori ed il “diritto di protestare”. E terminava affermando che “Il banco di prova sarà l’Italia dove i prossimi governi dovranno dimostrare di sapere avviare riforme politiche significative.” Ed il governo Renzi ci sta riuscendo.

Ecco, di seguito, il passaggio in questione:

“All’inizio della crisi, era opinione diffusa che i problemi fossero solo di natura economica. Ma con l’evolvere della situazione è divenuto chiaro che ci sono anche profondi problemi politici, soprattutto nei paesi europei di periferia. Problemi che a nostro avviso debbono essere risolti se l’unione monetaria vuole funzionare correttamente nel lungo periodo. I sistemi politici in vigore nei paesi europei periferici (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) sono stati strutturati all’insegna delle esperienze vissute sotto le dittature. Perciò le loro costituzioni hanno una forte impronta socialista derivante dalla forza che i partiti di sinistra avevano subito dopo la caduta dei regimi fascisti. Ne deriva che i sistemi politici in vigore in questi paesi sono caratterizzati da governi nazionali deboli, governi centrali incapaci di farsi valere nei confronti di quelli locali, diritti dei lavoratori garantiti per via costituzionale, sistemi di consenso che alimentano il clientelismo politico e per finire il diritto di protestare se sono apportati cambiamenti non graditi all’assetto esistente. La crisi ha messo in evidenza tutti i limiti di questo quadro politico. Lo dimostra il fatto che i governi nazionali dei paesi europei della periferia sono stati solo parzialmente capaci di introdurre le riforme fiscali ed economiche necessarie al consolidamento economico, perché contrastati dalle amministrazioni regionali e locali. Ma il cambiamento sta cominciando ad avere il sopravvento. La Spagna ha preso provvedimenti per affrontare alcune contraddizioni del periodo post-franchista, cominciando ad introdurre una legislazione che permette al governo centrale di avere maggiore controllo sulla gestione fiscale e di bilancio delle strutture regionali. Ma fuori dalla Spagna, fino ad ora è successo ben poco. Il banco di prova sarà l’Italia dove i prossimi governi dovranno dimostrare di sapere avviare riforme politiche significative.”

 

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