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Julien Temple al Lucca Film Fest 2017, The punk is not (yet) dead!

Julien Temple il regista alla radice del movimento punk e della sua documentazione audiovisiva, è stato il primo ospite internazionale del Lucca Film Festival di quest’anno, siamo stati per Pisorno all’incontro con il pubblico e alla conferenza stampa, a seguito della proiezione del suo lungometraggio più famoso “The Great Rock’n’Roll Swindle (La Grande truffa del Rock’n’Roll)(1980), che ha avuto luogo ieri alla Fondazione Ragghianti.

06Aprile 2017 di Enrico Bulleri

Un tuffo nell’ultima parte degli anni settanta, l’ultimo sussulto veramente rivoluzionario della musica rock e che tanto sconvolse per poi venirne inevitabilmente fagocitata, l’industria discografica dell’epoca, forse l’ultimo vero e spontaneo movimento giovanile di massa che quel lustro, al massimo quella decade, di decadenza e crisi economica produsse come proprio anticorpo, sulle terre dell’Isola d’Albione.

Una vera e selvaggia rivoluzione che come detto, durerà lo spazio di una breve stagione, e che avrà nei Sex Pistols i loro più iconici e distruttivi rappresentanti, Johnny Rotten e Sid Vicious le loro oscene icone, e Julien Temple il loro testimone sotto forma di filmmaker di videoclip, riprese di concerti, e infine, il sopracitato “La Grande Truffa del Rock’n’Roll”. Uno dei film più trasgressivi e virulenti che il cinema britannico commercialmente in declino alla fine degli settanta, vide distribuire sui propri schermi, interamente incentrato sui Sex Pistols e sui loro tentativi di mettere su uno sgangheratissimo tour promozionale in Scandinavia, oltre a documentarne la dipartita dal gruppo del sempre più ingestibile Sid Vicious, e la sua morte dopo l’omicidio della compagna Nancy Spungen, come ci avverte un cartello alla fine dei titoli di coda.

Ma Julien Temple non è solamente un regista della provocazione, e come dimostrato dal proseguo della sua carriera, avrebbe anche diretto “Absolute Beginners” (1986), un musical puramente di finzione dalla splendida rievocazione della “Swinging London” degli anni sessanta, il quale fu un dispendioso insuccesso commerciale all’epoca, e che viene adesso giustamente menzionato come uno dei dieci migliori film britannici degli anni ottanta.

Il disponibile e molto gentile Temple è venuto comunque qui a Lucca per parlarci del punk e della sua esperienza da protagonista e da testimone principale di quel periodo dirompente, e poi di quell’industria commerciale che tutto ha normalizzato, come testimoniato anche dalla mostra allestita nel “mezzanino” della Fondazione Ragghianti, da Alessandro Romanini, su di una vera e propria epifania del movimento punk e della sua trasgressione, ma anche della costruttività che potrebbe ancora portare in un epoca storica e sociale di grande conformismo e quiete come la nostra, non solo a livello giovanile.

Nelle parole di Temple “una vera arma per poter cambiare le cose che si è inabissata ma è ancora lì, pronta nonostante tutto a cambiare le cose e sempre come innescata, una bomba nucleare nel cervello che ci deve dare quella scintilla, quella scarica elettrica che oramai manca nelle menti, a stimolare l’attivismo della gioventù”, oramai come degli zombi che si aspettano solo di fare “i ritornanti”.

Ed è vero, perchè se a testimonianza di chi scrive, essendo durante la proiezione presenti le classi liceali, di un film che dovrebbe essere dirompente e anche molto divertente per la presenza pure massiccia di corrosive provocazioni scandalose e sessualità, -immutatamente, pure per i giovani di oggi-, molti di essi non riuscivano comunque a staccarsi dai loro smartphone neppure per un momento, preferendo impegnare tutto il tempo e la loro attenzione in demenziali livelli di videogiochi per cellulari. Un livello di scadimento cerebrale che nemmeno i Sex Pistols, sempre all’inseguimento dell’invenzione demenziale a testimonianza della invincibile idiozia borghese, avrebbero mai potuto immaginare, a ulteriore simboleggiare il contemporaneo scadimento nella stupidità, dell’era internettiana.

Proprio per questo non ci sarebbe da sperperare ulteriore tempo, sempre secondo Temple:

“In Gran Bretagna il tempo sta per scadere, bisogna fare qualcosa, la Brexit ci riporterà indietro agli anni del dopoguerra da cui provengo e in cui sono nato, quando invece di ereditare la terra, come avevano sempre creduto i figli dell’Impero, i giovani ragazzi britannici di quell’epoca si trovarono ad ereditare un cumulo di rovine se non di rifiuti”.

Il contesto perfetto per chiudere il cerchio e tornare alla fine degli anni settanta, di simile ma forse anche ben peggiore crisi economica e disoccupazione , un’epoca di “Oscenità e furore”, come dal titolo del superbo documentario che Temple dedicò al movimento e ai Sex Pistols nel 2000, quando ancora era abbastanza presto per poter storicizzare il tutto nella giusta prospettiva, essendo di provenienza da un decennio infame e desertificato culturalmente come quello degli anni novanta, ma che riusciva ugualmente a fare un bilancio seppure non certamente conclusivo, di tutto il percorso fin lì fatto, e cominciato nel negozio d’abbigliamento a Soho di Malcolm McLaren poi manager dei Sex, e di sua moglie la celebre stilista Vivianne Westwood, nel quale Johnny Rotten e Sid Vicious venivano ad attirare l’attenzione dei proprietari creando il loro improbabile abbigliamento.

“Ma il punk non è morto, come sempre si va ricorrendo a sostenere, in un infinito anniversario tra i tanti, della sua dipartita, non è uno di quegli zombi romeriani che tornano sempre nel centro commerciale poiché era un posto importante, per loro, quando erano vivi, e che ancora adesso li porta delle reminiscenze della loro vita passata da non-morti,- nelle parole di Temple-, il punk è piuttosto un virus che è sempre sfuggito ad ogni controllo e che continua a infettare il mondo, ma come possibilità di liberarsi e di divertirsi, e come diceva uno degli slogan proprio dei Sex Pistols: entra nel punk e girerai il mondo.”

Nella serata sempre di ieri è stato poi proiettato fuori concorso l’ultimo lavoro finito di Temple, –dopo i recenti documentari su L’Avana e la sua scena musicale ma non solo-, al cinema Centrale, prima del quale c’è stato un altro incontro col pubblico e una breve premiazione nell’ambito del Festival.

Si è trattato del suo nuovo documentario musicale “Keith Richards. The Origin of the Species”, incentrato sulla giovinezza e l’adolescenza di Richards, un altro di quei ragazzi dall’imprevedibile e inaudito successo, ma cresciuti nell’Inghilterra post-bellica di depressione e crisi di cui Temple ci ha parlato.

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