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Ken Loach sempre a fianco dei poveri ed emarginati da non perdere “Io Daniel Blake”

ken-loachConoscere Ken Loach è  un ‘privilegio raro’ come cantava De Andrè perché dietro lo sguardo mite con gli occhiali ed i modi gentili si nasconde un fiero ed arrabbiato combattente che non si arrende nonostante gli 80 anni.

29ottobre 2016 di Donatella Nesti Image and video hosting by TinyPic

La sua filmografia è un continuo atto d’accusa e ‘Ken il rosso’  ogni volta ci propone film duri ed asciutti che guardano alla realtà in modo esemplare.  Sembrava si fosse preso una vacanza con  JIMMY’S HALL – UNA STORIA D’AMORE E LIBERTÀ ma eccolo tornare ai temi sociali con “Io Daniel Blake”  Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes.

Image and video hosting by TinyPicIl cinquantanovenne Daniel Blake (Dave JOHNS ) di Newcastle fa il falegname da sempre. Per la prima volta nella sua vita, però, ha bisogno dell’aiuto dello Stato. Daniel conosce Katie,( Hayley SQUIRES )  madre single con due bambini piccoli, Daisy e Dylan. Per Katie, l’unica possibilità di sfuggire alla vita in una camera di un ostello londinese per senzatetto è quella di accettare un appartamento in una città che non conosce, a cinquecento chilometri di distanza da Londra. Daniel e Katie si trovano in una terra di nessuno, prigionieri del soffocante sistema burocratico che caratterizza il sistema sociale inglese. A tutto ciò sottende la retorica tipica dell’Inghilterra contemporanea, che vuole la popolazione divisa in chi lavora duro e chi sfrutta i sussidi statali pur di non lavorare.

La fonte di ispirazione più immediata per questa storia è la telefonata di Ken, che mi chiese di andare con lui a visitare Nuneaton, il luogo in cui è cresciuto”dichiara lo sceneggiatore Paul  Laverty- “Ken è a stretto contatto con un’organizzazione a scopo benefico che si occupa di senzatetto. Abbiamo conosciuto operatori sociali davvero fantastici che ci hanno presentato alcuni dei giovani con cui lavorano. Un ragazzo che avevano aiutato poco tempo prima ci ha raccontato la sua storia. La cosa che ci ha colpito di più è stata la leggerezza e la casualità con cui ci raccontava della nausea e del mal di testa da fame che lo assalivano mentre cercava di lavorare. Come al solito, contratti zero ore e lavoro precario su base ad hoc. Durante il viaggio nel paese, passando da un contatto all’altro, abbiamo sentito molte storie. I banchi alimentari sono diventati una preziosa fonte di informazione. Ci ha colpito il fatto che, una delle principali differenze rispetto a quando abbiamo realizzato MY NAME IS JOE, SWEET SIXTEEN e altri film precedenti con Ken era rappresentata da questo nuovo universo dei banchi alimentari.”

L’incontro tra  Daniel e Daisy in uno dei numerosi non luoghi della burocrazia amministrativa è da paura nemmeno Kafka lo avrebbe descritto  così eppure siamo di fronte alla realtà fatta da burocrazia, tecnologia, privatizzazione, le malattie del mondo occidentale  e se  potevamo pensare che in Gran Bretagna le cose potessero andare meglio che da noi, questo film ci fa provare delusione e sconforto.  L’Occidente  è organizzato in un sistema politico  pensato per voltare le spalle al bisogno. Con la Brexit, secondo Loach, la situazione è destinata a peggiorare perché le multinazionali lasceranno il Paese,verranno aumentate le tasse e verrà ancor di più impoverito lo stato sociale. “sono più arrabbiato di 50 anni fa perché ad andarci di mezzo sono le masse fragili.  Non posso che combattere al loro fianco finché avrò la forza di respirare!” Bravi tutti gli interpreti,ambientazione perfetta anche nei particolari.

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