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La battaglia di Hacksaw Ridge, il film pacifista di Mel Gibson

Non si era attirato le simpatie di una parte del pubblico, l’attore e regista Mel Gibson accusato di fanatismo e di aver girato scene eccessivamente violente in “La Passione” e “Apocalypto”, ma sembra riscattarsi con il suo ultimo film “La battaglia di Hacksaw Ridge”  presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia e in attesa della serata degli Oscar con tre candidature, regia, montaggio e sonoro

6febbraio 2017 di Donatella Nesti

La violenza in realtà nel film non manca, specie nella seconda parte quando si entra nel vivo della battaglia, ma l’obiettivo del regista è quello di mostrare come un comportamento non violento possa essere più utile delle armi. La storia è quella vera di  Desmond T. Doss, un obiettore di coscienza, che nonostante avesse giurato di non uccidere, ha lavorato con coraggio come medico, senza armi nella fanteria  ed ha  continuato da solo a salvare la vita di decine di suoi commilitoni caduti sotto il fuoco  senza sparare un solo proiettile. Dedito avventista del settimo giorno, Doss viveva in Virginia, quando si arruolò come volontario nell’esercito degli Stati Uniti. Non aveva alcun interesse a combattere, ma piuttosto voleva servire la patria come medico “non combattente”. Non era certo un  percorso abituale nelle gerarchie militari, ma Doss non si è arreso. Magro, vegetariano e disposto a lavorare anche di sabato (giorno di osservazione per gli avventisti, come la domenica cristiana), Doss è stato inizialmente deriso e maltrattato dai suoi compatrioti i quali, convinti che sarebbe stato un pericoloso peso per loro in trincea, hanno provato in tutti i modi possibili di cacciarlo dall’esercito. Ma Doss ha resistito fino a Okinawa, dove alla sua unità è stato ordinato di partecipare alla cattura, quasi impossibile,  dell’imponente scarpata di Maeda, anche nota come Hacksaw Ridge. In cima a questa ripida e incombente scogliera di 120 metri, si trovavano nidi fortificati di mitragliatrici,  trappole esplosive e soldati giapponesi nascosti nelle grotte decisi a  combattere fino alla fine. Fu lì che Doss ha dimostrato di avere non solo saldi principi, ma anche un raro coraggio. Di fronte a un pesante e disperato assalto di fuoco, Doss ha rifiutato di cercare riparo. Quando al suo battaglione è stato ordinato di ritirarsi, lui è rimasto indietro ed è corso più volte avanti e indietro, con nient’altro che le sue convinzioni, per trascinare in salvo circa  75 uomini gravemente feriti, che erano destinati a morire se lui non fosse intervenuto. Doss ha ricevuto la Medaglia d’Onore dal presidente Harry Truman nel mese di ottobre del 1945, con una citazione che riporta l’attenzione al suo “eccezionale coraggio e inflessibile determinazione di fronte a condizioni disperatamente pericolose”.

Insieme al barbuto Gibson a Venezia era presente Il protagonista, il bravo  attore Andrew Garfield, che ha sentito la responsabilità di rendere sullo schermo un personaggio così unico ed importante.  Il raro rispetto di Doss per il nemico e la sacralità di ogni vita umana hanno quasi intimorito Garfield

“Desmond ha trattato il nemico con la stessa attenzione con cui avrebbe trattato i suoi compatrioti americani. È difficile da pensare, ma ho voluto cercare di capire di più, per imparare dal suo punto di vista sulla vita e sul  mondo – questa bella prospettiva che aveva sul fatto che siamo tutti un unico popolo.”

Per prepararsi al film Garfield è andato nei luoghi dove Desmond è vissuto 

“Ho visitato la città natale di Desmond, il luogo in cui è andato in pensione, la casa in cui è cresciuto e la casa dove morì. Ho fatto le passeggiate che faceva. Ho letto tutti i libri su di lui, assorbendo quanto mi fosse possibile. Ma è stato solo l’inizio, davvero. Una delle gioie di fare una storia come questa sta nel tentare di immedesimarsi in qualcun altro, nel periodo in cui era in vita, il che è infinitamente affascinante. Si arriva ad essere uno storico e un ricercatore.”

Come ogni “war-movie” non manca la figura femminile, la giovane e affascinante infermiera, che il protagonista è determinato a conquistare  e farne sua moglie. Dorothea Schutte ha effettivamente sposato Desmond Doss, ed è diventata un punto di riferimento nei suoi momenti più bui durante la guerra.  L’attrice australiana Teresa Palmer come i suoi colleghi, si è tuffata nella ricerca

“Ho studiato come le  donne del tempo parlavano e camminavano, la loro eleganza. Ho anche pensato molto a mia madre, la sua fede, e il suo modo delicato di vedere il mondo, mi ha ricordato Dorothy.”

Ora che il film è distribuito nelle sale vedremo se il pubblico  si riconcilierà con la versione pacifista di Mel Gibson.

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