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Marion Cotillard protagonista, inquieta e sensuale, in “Mal di Pietre” di Nicole Garcia

La fame di sapere, di vivere, di fare esperienze d’amore, non può essere sopita nella protagonista del film e il suo mal di vivere si manifesta ben presto come mal di pietre (calcoli renali)

1maggio 2017 di Donatella Nesti

Una metafora che fa da filo conduttore nel melodramma romantico di Nicole Garcia tratto dal libro Mal di pietre di Milena Agus un romanzo inizialmente sottovalutato ed in seguito divenuto un best seller. In occasione del Festival di Cannes 2016, il film francese dal titolo omonimo portò Mal di pietre sul grande schermo ed è ora nelle sale. A differenza del libro che è ambientato in Sardegna, il film è ambientato in Provenza negli anni ’50 e sullo sfondo si avverte l’eco del franchismo in Spagna e della guerra dei francesi in Indocina. Un film coraggioso che ruota intorno alla protagonista Gabrielle (Marion Cotillard) che viene da un paesino del sud della Francia, in un’epoca in cui il suo desiderio di trovare il vero amore è considerato scandaloso, se non perfino folle.

Contro il suvolere, i genitori di Gabrielle la obbligano a sposare José (Alex Brendemühl), un onesto e amorevole contadino spagnolo che, secondo loro, la renderà una donna rispettabile. Un giorno, Gabrielle si reca sulle Alpi Svizzere, ambiente simile a quello de La montagna Incantata, per curare i suoi calcoli renali  e lì incontra André (Louis Garrel), un affascinante reduce rimasto ferito durante la guerra d’Indocina, che risveglia in lei una passione sopita. Gabrielle desidera disperatamente fuggire con André e liberarsi da un matrimonio che le sembra una prigione. E questa volta è determinata a seguire i suoi sogni. Il film contiene anche un finale a sorpresa ed inaspettato che non riveliamo ma che aggiunge interesse per lo spettatore. Perfettamente a suo agio Marion Cotillard in un ruolo che ricorda Madame Bovary consacrandola eroina romantica e proto – femminista.

“L’idea per il film viene da un romanzo di Milena Agus, che mi ha ispirato un’idea molto potente per una storia che esplorasse il destino di una donna. Il libro, però, aveva bisogno di essere interpretato e reinventato” dichiara la regista Nicole Garcia  ”il destino di questa donna rappresenta metaforicamente l’immaginazione, la forza creativa di cui tutti siamo capaci quando i nostri desideri e i nostri sentimenti ci spingono ad andare oltre i nostri stessi limiti. In Gabrielle, poiché è molto giovane, vive quel desiderio potente che lei chiama “la cosa principale”, quella dolce evasione di desiderio e di amore: un ardore animale. Questa passione, che abbraccia tutto il suo essere, finisce per scontrarsi brutalmente con l’uomo che vuole reprimerla (l’insegnante del villaggio); e poiché ci troviamo negli anni ’50, viene largamente condannata dalla sua famiglia e da tutta la società. Eppure perdura una forza dentro di lei, anche se è sposata. Nel corso dei 17 anni della sua vita, che vengono raccontati nel film, Gabrielle non perde mai quella forza pulsante che fa apparire tutto il mondo attorno a lei così mediocre. Grazie alla sua pazzia (come la chiamano gli altri) non rinuncerà mai ai suoi sogni. Quando si ribella e qualcuno cerca di reprimerla, sembra sottomettersi, mentre in realtà non arretra mai di un centimetro. E quando finalmente trova il vero amore – quel momento di estasi che potrebbe dare un senso alla sua vita, ma che ancora una volta il fato minaccia di rubarle – dimostra puntualmente di cosa sia capace la sua grande passione. Gabrielle vive al crocevia tra un mondo all’antica e un periodo di grandi speranze e libertà.”

Secondo la regista non poteva che essere Marion Cotillard la Gabrielle del libro ” Ho pensato subito a Marion Cotillard per questo ruolo. Chi altri avrebbe potuto interpretarlo? Ho atteso che fosse libera da tutti i suoi impegni negli Stati Uniti; è andata così e di certo non me ne pento, poiché Marion ha dimostrato un grande rigore. Il suo impegno e la sua fiducia mi hanno colpito profondamente. Ha lavorato sul suo ruolo tutta da sola, scrivendo molti appunti in un piccolo taccuino, che lo vedevo spesso consultare. Nel film, Marion mostra una grandissima sensualità, che credo sia davvero rara nel cinema”.

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