11202017Headline:

Mentre a Roma si consuma l’ultimo incontro con Rebrab, a Piombino in atto la protesta dei lavoratori Aferpi, con il blocco del binario che porta i materiali di produzione

Sinistra Italiana di Livorno era presente ieri all’assemblea convocata da Fiom, Uilm e Fim a Piombino per fare il punto sulla situazione di Aferpi.

20ottobre 2017 da Simona Ghinassi, Sinistra Italiana

Uno scenario desolante, palpabile negli sguardi si coglieva la sagoma delle acciaierie sul mare, quasi mute, abbandonate a loro stesse. Ma muti non sono i lavoratori della Val di Cornia, stremati ma non vinti, fra questi ci sono gli indomiti cassintegrati di Art.1- Camping Cig ex Lucchini con i loro striscioni e gli atti di protesta siglati in un documento nel quale si ribatte punto dopo punto la descrizione di una realtà fallimentare e scomodissima per molti.

Per stessa ammissione anche da parte del sindacato in sala, abbiamo ascoltato una dichiarazione congiunta nella volontà di affrontare la crisi con atti rivolti alla presa in carico da parte dello Stato, e verranno fatte richieste precise in questa direzione attendendo il 31 ottobre: la ricerca di investitori dovrà essere suffragata da certezze e non si potrà prescindere da un intervento diretto dello Stato volto a mettere in sicurezza occupazione e ripartenza delle linee di sviluppo dell’acciaieria e del suo indotto.

Le accuse sono tutte sul tavolo a ricordarci i troppi anni di promesse mai mantenute. Quella ‘narrazione felice’ durata così a lungo è tragicamente caduta sotto la scure di una verità non più fraintendibile.

Piombino, così come Taranto sono diventati da troppo tempo territori di conquista, carne da macello svenduti e avviliti in nome del neoliberismo e nemmeno gli articoli 42 e 43 della nostra Costituzione hanno potuto garantirne la difesa, restano solo le briciole alle quali aggrapparsi. Quasi tutte le privatizzazioni mosse dallo Stato hanno portato ad un fallimento e oggi più che mai viene il sospetto che ogni scelta sia stata strategica: una UE al servizio prono della globalizzazione, vince rispetto ad ogni carico di umanità. Prima la produzione, ovunque e comunque. Svendere e delocalizzare senza pietà per i lavoratori che non hanno più nome ma solo un numero sul petto, è divenuta la regola acquisita.

  • Lo sblocco di 30 milioni di euro da decretare con urgenza da parte della Regione Toscana dopo una lunga trattativa con Inps, forse riusciranno a garantire la sopravvivenza degli ammortizzatori sul residuo, ma sono solo misere briciole che garantiranno 6 mesi di sopravvivenza.
  • 500 euro di cig in deroga e tutti zitti per continuare a boccheggiare come pesci in uno stagno troppo inquinato. Questo è il massimo risultato ottenuto che garantisce il minimo consentito. Troppo poco.

Come chiedono all’unisono Stefano Fassina, Deputato di Sinistra Italiana e Alessia Petraglia, Senatrice di Sinistra Italiana a mezzo stampa, si tratta dell’ennesimo zuccherino prima di un boccone amaro? Questo Governo cambierà la rotta di questa folle corsa che mette in ginocchio un territorio vastissimo che da decenni si alimenta di acciaio ed è famosa in tutto il mondo per la qualità dei suoi prodotti? Le risposte arriveranno in tempo utile, si avvicina la campagna elettorale e le garanzie hanno tutto il sapore di un nuovo imbroglio che si scoprirà probabilmente presto se il Governo non deciderà di ascoltare davvero la voce che si leva dalla Val di Cornia.

  • 300 milioni di Euro destinati a garantire la continuità produttiva per le aziende in amministrazione straordinaria arriveranno anche a Piombino per le bonifiche e la ripartenza di tutti i treni di laminazione? L’On. Silvia Velo, Sottosegretaria in quota PD presso il Ministero dello sviluppo economico ci rassicura, in differita, sulle dichiarazioni affermative del Ministro Calenda . Ma non dimentichiamo che tutto ciò avvenne anche all’annuncio dell’arrivo del salvatore algerino che molto ha avuto e nulla ha mai restituito. Quella era però un’altra campagna elettorale.

Non c’è la forza di sorridere in sala per l’ultimo annuncio di un’uscita di scena di Rebrab, ma solo la rabbia per aver atteso troppo. La pervicace cecità del Governo l’hanno pagata non solo i lavoratori, ma una città intera che pare ora addormentata e intontita dall’ennesimo proclama. Rimbombano le parole riportate da alcuni presenti del Ministro Calenda e quell’ammissione di colpa per aver sbagliato pesa come un macigno.

Serve un atto di coraggio, la piena applicazione degli articoli 42 e 43 della Costituzione sono l’unica speranza: una nazionalizzazione per mettere al riparo l’acciaio di Piombino e aiutare un’azienda fondamentale nel panorama produttivo italiano e mondiale a risollevarsi e ripartire. Ma inevitabilmente tornano in mente le parole di un incauto Ministro Martina che sfacciatamente confessò pochi mesi fa, a proposito di nazionalizzare Alitalia, che il Governo avrebbe dovuto nazionalizzare tutte le aziende a rischio di chiusura. Serve un cambio di passo indispensabile.

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno è accanto ai lavoratori di Piombino in lotta permanente e si unisce alla loro protesta, così come sostiene il sindacato nell’ottemperanza delle sue funzioni per la risoluzione della trattativa, tenendo presente che oggi così come sarebbe dovuto accadere già ieri, non vanno fatti sconti ad un Governo che fino ad ora ha tradito le aspettative mortificando l’azione del sindacato e svilendo soprattutto la posizione dei lavoratori in tutto il Paese con leggi capestro che ne hanno definitivamente abolito diritti insindacabili. Per Piombino, in quanto area di crisi complessa inserita nei SIN, serve dare applicazione al piano di bonifica ambientale, così come è emergenziale dare seguito con l’attuazione, non raccontandola ma agendo con la pianificazione, a tutti gli strumenti urbanistici atti a programmare con certezza lo sviluppo infrastrutturale che diversifichi le attitudini di tutto il territorio della Val di Cornia e questo va fatto con un’attenta programmazione delle opere che non sia condizionata da chi avrà in mano il timone dell’azienda, ma sulla scorta di una programmazione di sviluppo precisa.

Mettere al riparo la siderurgia di Piombino deve essere un atto collettivo di competenza nazionale, proprio per questo lo Stato deve riacquisire le sue funzioni e vigilare affinché un territorio fatto di donne e uomini possa sopravvivere.

Oggi a Piombino per dare seguito alle parole con i fatti, va in scena il primo atto di protesta di FIOM e dei lavoratori Aferpi: il blocco del binario che porta i materiali di produzione a Piombino, mentre a Roma si consuma l’ultimo incontro prima del 31 ottobre con Rebrab al Ministero dello sviluppo economico. La federazione di Sinistra Italiana di Livorno è insieme a loro, unita nella lotta fino a quando una soluzione non sarà trovata per il lavoro e per i lavoratori che non posso attendere più. 

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