06212018Headline:

Moonlight, il nero al chiar di luna sembra blu

Non è facile vedere un film sul mondo degli afroamericani dove non compaia un bianco, buono o cattivo a seconda dei casi, la storia del cinema ce ne ha proposti centinaia ma non è facile vedere un film con soli afroamericani

21febbraio 2017 di Donatella Nesti

Forse per questo il film Moonlight di Barry Jenkins, presentato alla Festa del cinema di Roma, ha diviso critica e pubblico ma il film ha raccolto premi e riconoscimenti importanti, Golden Globe come miglior film drammatico ed in corsa per l’Oscar con otto nomination.

Adattato dall’opera teatrale Moonlight Black Boys Look Blue, del drammaturgo Tarell Alvin McCraney, il film racconta in tre capitoli – infanzia, adolescenza, età adulta – la vita di Chiron, un ragazzo afroamericano di un ghetto di Miami, che intraprende un viaggio alla scoperta di se stesso e della sua identità sessuale. Il film inizia con un atto di bullismo nei confronti del piccolo Chiron, soprannominato  Little, (Alex R. Hibbert) ha 10 anni, viene continuamente schernito  ed  inseguito dai compagni di Liberty City che lo perseguitano chiamandolo faggot, frocio. Viene salvato dallo spacciatore Juan (Mahershala Ali), che gli offre rifugio insieme alla fidanzata Teresa (la musicista Janelle Monáe) e, andando oltre lo stereotipo del classico spacciatore nero, Juan diventa un surrogato paterno per Chiron. In una delle scene più belle del film Juan insegna  a Chiron a nuotare. Nella seconda parte, Chiron ha 16 anni (è interpretato da Ashton Sanders), Juan è sparito forse morto, ed è Teresa che l’aiuta quando ha problemi con la madre tossicodipendente Paula ( Naomie Harris). Chiron ha anche un amico, Kevin, con cui si sente finalmente libero di scoprire la propria omosessualità. Nell’ultimo episodio, Chiron (Trevante Rhodes  ex campione di atletica della Louisiana,) è diventato spacciatore, è bello, muscoloso e  si fa chiamare Black. È temuto e rispettato, ma rimane intrappolato nelle proprie insicurezze, parla poco come sempre, vive ad Atlanta e va a visitare sua madre in una struttura riabilitativa. Una telefonata farà riemergere il mai dimenticato passato.

In una intervista il regista ha dichiarato

“Vorrei che Moonlight venisse considerato l’incarnazione di una nuova sensibilità della generazione Black Lives Matter. Con questo film abbiamo osato mostrare uomini neri che si innamorano l’uno dell’altro, abbiamo rifiutato di descrivere il ghetto come un inferno solo per suscitare compassione, abbiamo descritto uno spacciatore di droga attraverso il suo affetto paterno per un ragazzino e non solo come un criminale. Credo che questo sia un momento incredibile per essere un artista nero, perché è possibile avere una voce, creare dei prodotti che sono fonte di ispirazione per le generazioni future. Vorrei che nessuno si dimenticasse cosa significa  ancora oggi essere negro, in America, e nel mondo. Per me questo è un film coinvolgente e sperimentale, dove i personaggi crescono decidendo il proprio destino, scegliendo di esprimere le emozioni che vorranno provare o reprimere durante il corso della propria vita. È un processo necessario che devono intraprendere, in modo da riconquistare la propria identità.”

Moonlight è una storia universale che parla di amore, famiglia, riconciliazione e che   riesce a dare un senso di liberazione a chiunque si sia sentito qualche volta diverso, marginale, o vittima delle proprie emozioni. Così lo riassume Jenkins

“Si tratta di un film che coinvolge e trascina, nel quale i personaggi affrontano un po’ alla volta i sentimenti ai quali permettono di affiorare. Quello che restituiscono al mondo attraverso l’espressione di quei sentimenti non è altro che il desiderio universale di affermare la propria identità. E’ straordinario osservare qualcuno che desidera fortemente esprimere qualcosa che ha dentro di sé, ma non trova il coraggio di esprimerlo.”

Riuscirà Moonlight a strappare qualche statuetta al favoritissimo ”La La Land” che arriva con 14 nomination?

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