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Nelle sale ‘Notti Magiche’ di Paolo Virzì

11novembre 2018 di Donatella Nesti

Dopo la pausa ‘americana’ di ‘The leisure Seeker’ (Ella e John) il livornese Paolo Virzì, regista affermato e pluripremiato, torna a Roma per parlare di cinema e lo fa con un misto di nostalgia e dissacrazione  con molti riferimenti autobiografici.

La vicenda narrata nel film è ambientata durante i mondiali di calcio del  ’90  la notte in cui l’Italia fu eliminata dall’Argentina per un rigore sbagliato e quando i vecchi ed importanti registi e sceneggiatori che avevano reso grande il cinema italiano erano ormai al tramonto.

“Questo film è quindi un atto d’amore, e forse di gratitudine, nei confronti di quello che probabilmente è stato il fenomeno culturale di maggiore rilevanza internazionale dell’Italia  contemporanea, ovvero il nostro cinema,”dichiara il regista” i cui protagonisti erano ancora in gran parte attivi e potenti- una specie di inespugnabile ancien régime – negli anni della mia, della nostra formazione e nell’estate narrata nel film. Ma guardandolo, adesso che è finito, mi rendo conto di quanto sia stato liberatorio ripercorrere quella mitologia anche con spirito canzonatorio, umoristico. Come fosse in fondo un ultimo saluto, come per saldare per sempre un debito prezioso ma anche ingombrante.”

Protagonisti del film due ragazzi ed una ragazza che si conoscono durante la premiazione del premio Solinas per la migliore scheggiatura di un esordiente, vogliono diventare sceneggiatori  e amano il cinema.  Antonino Scordia è di Messina, parla forbito, Luciano Ambrogi viene dalle zone operaie di Piombino (Virzì ricorda ‘La bella vita’ girato a Piombino) ed è determinato a trovare un posto di lavoro, Eugenia Malaspina viene da una famiglia altolocata di Roma dove è trascurata ed è la più introversa. Entrano per qualche giorno nel mondo del cinema e troveranno arruffoni e squali, appassionati cultori e artisti veri, scrocconi e furbi, ammaliatori con finte promesse e personaggi stravaganti.

Tra i modelli riferimento il regista toscano ha citato Scola, Scarpelli, Fellini, Zavattini. È un atto di amore verso il cinema italiano storico, verso il cinema e il suo artigianato geniale, verso la Roma di quegli anni. Dove la molla narrativa scatta con la morte nel Tevere di un produttore, Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini), nella sera in cui la Nazionale italiana viene eliminata ai rigori dall’Argentina, e per quella morte i sospetti ricadranno sui tre ragazzi.

Nel film compaiono brevemente anche i rampanti politici dell’epoca, De Michelis che balla in discoteca, Craxi con uno stuolo di accompagnatori davanti all’Hotel Raphael e personaggi mitici come Mastroianni che piange per la Deneuve e Fellini mentre  gira ‘La voce della luna’ definito in modo irriverente ormai ’bollito’. Un amarcord di Francesca Archibugi, (nel 1985 vinse il Premio Solinas di sceneggiatura) Francesco Piccolo e Virzì che probabilmente piacerà a cinefili che rivedranno anche se in modo caricaturale i grandi cineasti di trenta anni fa e ricorderanno il consiglio di Zavattini agli sceneggiatori di ‘guardare dalla finestra’. Il sogno di tre ragazzi diverrà realtà?

“Perché quello che resterà di questo sogno è qualcosa che sarà comunque utile; “dice Piccolo ”ecco, a me questo  sembra il dato più commovente del film: vedere a confronto le speranze ingenue con la consapevolezza stanca del mondo dove stai per accedere.” Oltre ai tre protagonisti Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere,  nel cast Roberto Herlitzka, Marina Rocco, Eugenio Marinelli, Giulio Scarpati, Simona Marchini, Tea Falco con la partecipazione straordinaria di Ornella Muti con Jalil Lespert e Giancarlo Giannini.  

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